Prestito ipotecario vitalizio: cos’è e come funziona

Dallo scorso anno ha preso il via il tentativo di rilancio del prestito vitalizio ipotecario

Lo scorso anno, mediante la promulgazione della legge 44/2015, si è rilanciato uno strumento introdotto undici anni fa con la legge 203/2005, ma rimasto largamente inutilizzato: il prestito vitalizio ipotecario. Esso consente a proprietari di una certa età (over 60) di poter godere di un prestito garantito da un’ipoteca di primo grado sulla loro abitazione. Il suo fallimento in dieci anni di vita deriva dal fatto che si presentava eccessivamente oneroso e conveniente solo per pochi. Ma, secondo gli esperti, la nuova legge che prova a rilanciarlo non modifica granché le sue condizioni economiche. Vediamo meglio nel dettaglio cos’è il prestito ipotecario vitalizio, chi può farne richiesta e come funziona.

Prestito ipotecario vitalizio: cos’è e chi può accedervi

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Due anziani che hanno ricevuto questo prestito

Il prestito ipotecario vitalizio è un prodotto finanziario nato in Gran Bretagna e destinato ai proprietari di case aventi almeno sessant’anni di età, con lo scopo di ricavare una somma liquida da una parte del valore della sua casa di proprietà. Ma, al contempo, proseguendo a viverci e rimanendovi proprietario. Tecnicamente, pertanto, la banca concede un finanziamento poggiando su un’ipoteca di primo grado sulla casa. In genere, l’estinzione del debito si verifica all’atto della vendita della casa oggetto di questo strumento, quando il proprietario decede ma anche se è ancora vivo. Gli eventuali eredi beneficeranno della differenza tra il prezzo che la casa avrebbe in caso di vendita e quanto si deve all’istituto bancario presso cui si è acceso il finanziamento.

Prestito ipotecario vitalizio: come funziona

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Anziani che chiedono informazioni

Occorre specificare comunque che, a prescindere dal credito maturato, quest’ultimo non può pretendere una cifra superiore né dal beneficiario né dai suoi eredi. Inoltre, è bene specificare che tale cifra può crescere esponenzialmente nel tempo, giacché ad essa non si applica il divieto previsto per l’anatocismo. Dunque, interessi e spese vengono capitalizzate di anno in anno. Con la nuova legge su questa forma di prestito, si tenta di perseguire più finalità:

  • si spera di ovviare alla debolezza della domanda alimentata dalla spesa pubblica con quella privata per beni e servizi, che verrebbe così alimentata a sua volta con i prestiti da parte degli istituti di credito;
  • soddisfare il fabbisogno di denaro: si pensi alle spese di ristrutturazione straordinaria della casa oggetto del Prestito o per aiutare un figlio proprio nell’acquisto di un’abitazione.
  • Non far diminuire in modo eccessivo il proprio livello di benessere al cospetto di una riduzione del reddito causato da cambiamenti come il sopraggiunto pensionamento; aumento dei costi per servizi e prestazioni pubbliche.

Prestito ipotecario vitalizio: cosa prevede nuova legge

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Per ora il Piv continua a non convenire

Riuscirà la nuova legge a rilanciare questa forma di prestito? Dipenderà dalle condizioni stabilite dalle banche, ognuna delle quali ne applica diverse. In special modo per quanto concerne il tasso d’interesse relativo al calcolo del debito da saldare con la cessione della casa e la griglia del legame tra finanziamento e il valore della casa per età del beneficiario del prestito. Qui si gioca il grosso del successo di questo strumento e si vedrà se le banche continueranno a ritenere poco conveniente questo tipo di strumento. Ovviamente siamo dinanzi a una coperta corta: se il Pvi conviene tanto alle banche converrà meno ai clienti. Se si accontenta una parte, tendenzialmente si scontenta l’altra. A quanto pare, purtroppo, non sembra che le cose siano migliorate molto rispetto a dieci anni fa. Prendendo come campione l’unico prodotto presente ad oggi sul mercato, Prestisenior della Banca Monte dei Paschi di Siena, il Pvi risulta ancora molto oneroso e poco efficace. Almeno che l’età del richiedente non sia elevata. Prendiamo come esempio un uomo di 70 anni (età minima richiesta): otterrà il sedici per cento del valore della propria abitazione, vale a dire una parte molto ridotta (che invece diventa il doppio se avesse 80 anni). Dopo dieci anni dovrà restituire il 170 per cento della cifra ricevuta e dopo 20 il triplo. Ciò come conseguenza  della capitalizzazione degli interessi e delle spese.

E’ facile accorgersi come tale offerta non sia dissimile da quella offerta in passato da altre banche. Ci si rende conto che i tassi di interesse del Prestito vitalizio ipotecario sono ben superiori, finanche il doppio, rispetto a quelli dei normali mutui ipotecari. Perché si verifica ciò? Per due motivi:

  • Il valore incerto dell’abitazione all’atto della vendita dopo diverso tempo;
  • gli oneri, finanziari e gestionali, che la banca dovrà sostenere per la stessa vendita;

Alla fine si verificherà che il prestito ottenuto sia abbastanza modesto, almeno rispetto al valore della casa messa in ipoteca. Finendo per trasformarsi soprattutto in un debito consistente. A chi conviene allora? Quanti, avendo un’età avanzata, riceveranno in prestito una somma sicuramente più elevata (sebbene vada sempre rapportata anche al valore della loro abitazione) rispetto a quanto troverebbero ricorrendo ad altri strumenti. Pertanto, alla luce di ciò, il ricorso al Pvi diventa molto modesto e relegato a un segmento ristretto di mercato (over settantenni) e dunque questo strumento viene meno agli obiettivi elencati all’inizio dell’articolo.