Prestiti pensionati: guida completa

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I prestiti rivolti ai pensionati sono uno strumento finanziario che si sta sempre più espandendo, generalmente per due motivi opposti: da un lato si stanno allungando le aspettative di vita, per cui un la cosiddetta “terza età” è composta da tante persone che si sentono ancora molto attive e pertanto decidono di investire ancora sul proprio futuro.

Acquistando un immobile, una auto, per fare viaggi sfruttando il maggiore tempo libero a disposizione, ecc. L’altro, invece, è un motivo meno gradevole, riguardante i bisogni economici che tanti pensionati hanno. I quali, per sopperire alle spese per le cure mediche, al fatto che i propri figli siano ancora a carico, o al fatto che la pensione sia bassa, ricorrono appunto a prestiti. Ci sono poi le spese impreviste o messe in conto, come il matrimonio di un figlio, un servizio funebre, ecc.

In quest’articolo vediamo dunque quali sono i requisiti che i pensionati devono avere per ottenere un prestito e quali prestiti per i pensionati esistono.

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Prestiti pensionati: i requisiti

La prima cosa da dover fare è calcolare la quota massima detraibile dalla pensione. Tale operazione viene svolta presso le sedi Inps dislocate sul territorio nazionale. Dopodiché fornire la Comunicazione di Cedibilità, un documento fondamentale per avviare il preventivo e la contrattazione per ottenere il prestito. Se il pensionato decide di rivolgersi ad una banca convenzionata INPS, allora la comunicazione sarà inviata direttamente dall’istituto di previdenza alla banca. E ciò comporta una velocizzazione dei tempi per ottenere il prestito.

I documenti generalmente richiesti sono:

  • carta d’identità in corso di validità (anche in caso sia scaduta da poco)
  • codice fiscale (va bene sia la versione della tessera sanitaria, sia la vecchia di colore verde, plastificata o cartacea)
  • cud
  • cedolino della pensione
  • permesso di soggiorno per i clienti non residenti in Italia
  • Certificato di residenza per i cittadini stranieri UE che risiedono in maniera fissa in Italia. Se non lo si ha ancora, ci si deve rivolgere al Comune di residenza o è possibile richiederlo online sul portale Pratiche.it
  • Il modello ObisM, una sorta di “carta di identità” della pensione, il quale attesta ogni mese l’importo che stiamo ricevendo, al netto di eventuali trattenute. Non viene più inviato a casa da qualche anno come avveniva in precedenza, ma bisogna farne espressamente richiesta all’Inps. O tramite il proprio CAF (patronato) di fiducia in maniera gratuita o tramite il sito Inps.

Per taluni prestiti, al fine di dare una maggiore serenità al pensionato che chiede il prestito e agli stessi familiari, si chiede di stipulare una copertura assicurativa. Il suo costo viene inserito all’interno delle spese generali del finanziamento, e costituisce un indennizzo per la banca qualora venga a mancare il pensionato che lo ha richiesto o subisca un grave infortunio che possa mettere a rischio l’adempimento dei suoi obblighi debitori. Infine, talvolta può essere richiesta una copia delle ultime bollette pagate (sia di gas, luce, abbonamento Sky) al fine di dimostrare la propria solvibilità. Ma anche una copia dell’estratto conto del proprio conto corrente bancario o postale, al fine di valutare se ci sono delle uscite periodiche che potrebbero rendere problematica la capacità del pensionato di rimborsare il finanziamento in questione.

Quali sono gli enti pensionistici che possono ottenere prestiti

Ormai non esiste più la differenza tra pensionati del settore pubblico e quelli del settore privato, in quanto i due rispettivi istituti – INPS ed INPDAP – sono stati accorpati. Il primo si occupava esclusivamente del settore privato, il secondo degli enti pubblici e ministeriali; ma dal 2011 il secondo è stato sciolto e inglobato nel primo, sebbene secondo molti economisti, ciò abbia aggravato la situazione debitoria dell’Inps.

Inoltre, non tutte le pensioni possono ottenere prestiti, tramite la cosiddetta cessione del quinto. Vedremo più avanti quali. Occorre poi sapere che non esistono solo INPS ed INPDAP come enti previdenziali. Infatti, ce ne sono altri per determinate categorie di lavoratori (come accade per i sindacati), tra cui le più importanti sono:

  • Cassa Italiana di previdenza ed assistenza per i geometri liberi professionisti;
  • Cassa Nazionale di Previdenza e assistenza forense, per gli avvocati;
  • ENPAF, Ente Nazionale di previdenza ed assistenza Farmacisti;
  • INPGI, Istituto Nazionale di previdenza dei giornalisti italiani;
  • ENPALS, Ente Nazionale di previdenza ed assistenza lavoratori dello spettacolo;
  • ENPAM, Ente Nazionale di previdenze ed assistenza medici ed odontoiatri;
  • ENASARCO, Ente Nazionale di assistenza degli agenti e rappresentanti di commercio;
  • Cassa del Notariato.

Quali pensioni o prestazioni non possono essere usate per ottenere prestiti

Prima abbiamo accennato al fatto che ci sono pensioni o prestazioni sociali che purtroppo non possono rientrare nei prestiti. Essere cioè sfruttati come garanzia per ottenere un finanziamento. Va da sé che a pesare sono ovviamente le condizioni economiche del pensionato. Ecco le pensioni generalmente escluse dall’ottenimento di un prestito:

Pensione di invalidità civile

Trattasi di quelle pensioni destinate a quanti hanno diritto ad accompagnamento per la propria inabilità. Non richiedono alcun contributo, ma occorre rientrare determinate condizioni. In questo caso però occorre distinguere tra due tipi di pensione di invalidità civile:

  • temporaneo, della durata massima di 3 anni: in questo caso ottenere la cessione del quinto è molto difficile, giacché la durata minima della cessione è di 2 anni, quella massima sarebbe di 3
  • definitivo, in questo caso non ci sono problemi e si riesce ad accedere al credito.

Un’altra motivazione dietro al rifiuto potrebbe derivare dai certificati medici del richiedente, dinanzi ai quali la Banca giudica il prestito troppo rischioso, poiché evince da essi che il soggetto potrebbe non vivere ancora a lungo. Essendo poi una pensione di tipo sociale, se il pensionato smette di pagare, la banca o la società finanziaria non potrà rivalersi su di essa, perdendo quindi la somma di denaro prestata.

Pensione di inabilità

Vi rientrano quanti non possono svolgere alcuna attività in maniera autonoma, e quindi devono essere aiutati anche nello svolgimento di piccole mansioni personali. Pertanto, di un’assistenza di tipo giornaliera e continuativa.

Assegno di sostegno al reddito

Sono rivolti ai lavoratori dipendenti sia pubblici che privati, che forniscono servizi di pubblica utilità. In questo caso, siamo di fronte a una misura di tipo straordinaria, proprio perché temporanea. Vi rientrano i seguenti assegni:

  • VOCRED e VOCOOP
  • VOESO
  • VOESO
  • VOCOOP

Assegno al nucleo familiare

Trattasi di contributi economici erogati alle famiglie di chi lavora come dipendente o di chi è pensionato da lavoro dipendente, con redditi inferiori a determinate soglie previste dalla legge. Viene calcolato di anno in anno dall’Inps. La sua entità varia a seconda della fascia di reddito e della particolare situazione familiare.

Pensioni con contitolarità, per la quota parte non di pertinenza del pensionato richiedente il prestito

Trattasi di pensioni che prevedono due titolari. Nella fattispecie, la cessione del quinto è esclusa sulla parte della pensione che non spetta alla persone che ha bisogno del finanziamento.

Prestazioni di esodo ex art. 4, commi da 1 a 7 – ter, della Legge n. 92/2012

E’ una casistica particolare nella quale rientrano gli incentivi che sono stati dati a lavoratori prossimi alla pensione. Sono cioè degli incentivi che un lavoratore prossimo all’età pensionabile ha raccolto quando lavorava ma si trovano in più sedi INPS. Per cui vengono incentrate in una sola sede, presso la quale sarà versata anche la provvista mensile anticipata.

Come funzionano prestiti pensionati

Il prestito rivolto ai pensionati viene concesso con il meccanismo della cessione del quinto della pensione. Ciò significa che la rata mensile del finanziamento viene detratta dalla pensione netta e girata direttamente nelle casse della banca o della finanziaria. Il calcolo e l’erogazione vengono fatti direttamente dall’Inps. Si chiama cessione del quinto in quanto la rata massima prevista deve essere pari ad un quinto 1/5 della pensione netta che si riceve. La cessione del quinto scatta in maniera automatica, senza che il pensionato debba ogni volta ricordarsi di pagare la rata mensile. Vi possono rientrare anche i cattivi pagatori, dato che per loro fa da garante l’Inps.

Si parla di pensione minima per indicare l’importo minimo stabilito per legge che ogni pensionato deve ricevere al mese per poter vivere dignitosamente. Orbene, essa diventa un punto di riferimento per il prestito, in quanto la differenza tra la pensione netta che si riceve e l’importo della rata mensile (come detto un quinto della rata mensile della pensione) non deve mai essere inferiore appunto alla pensione minima.

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Prestiti pensionati: come funziona cessione del quinto

Partiamo quindi dai prestiti per i pensionati erogati tramite la cosiddetta cessione del quinto. Essa è attivabile solo dai pensionati INPS ed ex INPDAP. Per ottenerli, occorre presentare i documenti di cui sopra presso la propria banca di fiducia o presso una qualsiasi società finanziaria. Sarà l’Istituto Nazionale Previdenza Sociale ad occuparsi della rata mensile di rimborso del prestito, che sarà trattenuta direttamente dalla pensione netta, secondo le indicazioni della quota cedibile fornite dalla stessa INPS. Nel 2017 la pensione minima è di 500,88 euro. Pertanto, sarà questa la quota massima prelevabile per il quinto, oltre la quale si va già nell’indigenza sociale.

Come richiedere cessione del quinto

Innanzitutto, se non si fosse ancora capito, non è l’Inps a concedere il prestito ma sempre un istituto di credito o una società finanziaria. L’istituto previdenziale fa solo da garante affinché le rate siano puntualmente pagate in maniera automatica. Il pensionato deve farsi dare una dichiarazione di quota cedibile dall’Inps che attesti l’importo massimo che il pensionato può pagare ogni mese. La dichiarazione deve essere consegnata dal pensionato stesso richiedente il prestito, alla banca o alla società finanziaria che ne dovrà tenere conto in fase di elaborazione della proposta di finanziamento. Se l’istituto di credito è convenzionato con l’Inps, quest’ultimo la invierà direttamente al primo.

Qual è l’età massima per richiedere la cessione del quinto

L’età massima varia a discrezione della banca o della società finanziaria a cui si è rivolto il pensionato. In genere, comunque, non va oltre i 75 anni di età. C’è anche qualche raro caso di prestiti fino a 80 o perfino 90 anni. Tuttavia, i tassi d’interesse sono molto più alti e viene chiesta qualche garanzia in più ai figli.

Può un cattivo pagatore richiedere la cessione del quinto?

La domanda è lecita. E la risposta è affermativa. Infatti, anche un cattivo pagatore o un cittadino protestato può richiedere questa forma di prestito per pensionati. Proprio perché, come abbiamo visto, vi è l’intercessione dell’Inps. Così come per i protestati o i cattivi pagatori che ancora lavorano e abbiano uno stipendio o un TFR da porre come garanzia.

Qual è l’importo massimo richiedibile con la cessione del quinto

La somma massima erogata ai pensionati tramite cessione del quinto deve essere pari o inferiore ai 75mila euro. Inoltre, le rate e il tasso d’interesse devono restare le stesse per tutta la durata del finanziamento. Ciò significa che la somma massima che il cliente può ottenere è proporzionale alla cifra percepita mensilmente. Se percepisco 1.600 euro netti, la rata deve essere massimo di 430 euro. Se la pensione netta è della metà, vale a dire 800 euro, la rata non può superare i 160 euro. L’Inps ha altresì stabilito una Convenzione con buona degli Istituti di Credito, al fine di mantenere più bassi i tassi d’interesse. In virtù di ciò abbiamo:

  • per finanziamenti inferiori ai 5mila euro, il tasso d’interesse non può superare l’8,45%;
  • per finanziamenti superiori a 5mila euro, non può superare il 7,55%.

Prestiti pensionati per chi ha 80 e 90 anni

Abbiamo detto che alcuni istituti di credito o società finanziarie concedono prestiti anche a ottantenni e novantenni. Del resto, le aspettative di vita sono molto più alte, specie in alcune zone del Paese dove l’età media si alza notevolmente. Tuttavia, come detto, i tassi di interesse sono più alti proprio perché i creditori devono rifarsi di un maggiore rischio di morte del debitore. E così anche il costo delle assicurazioni sulla vita, per lo stesso motivo. Ci sono comunque due valide alternative per 80enni e 90enni per ottenere prestiti:

I prestiti vitalizi

E’ una forma di prestito che viene concessa dietro accensione di un’ipoteca su un immobile di proprietà. Questa opzione può essere richiesta già a partire dai 60 anni, purché si sia pensionati e possessori di un immobile. Su quest’ultimo sarà accesa un’ipoteca e il prestito ricevuto sarà calcolato sulla base del valore di quest’ultima. Più precisamente, la somma concessa sarà inferiore al valore dell’ipoteca, giacché l’istituto di credito dovrà tutelarsi dal rischio di perdita di valore dell’abitazione. Nella fase in cui quest’ultima è sotto ipoteca, il pensionato non dovrà restituire alcuna rata. Sarà poi compito dei suoi eredi, quando morirà, decidere se vendere l’immobile per far rientrare la banca in possesso delle somme prestate (se c’è una differenza di prezzo essa andrà agli eredi), o se decidere di riscattare l’ipoteca pagando le rate.

Prestiti come pegno

Essi sono concessi semplicemente presentando, presso delle apposite agenzie, dei beni di un certo valore e facilmente vendibili. Si pensi ai gioielli o altri preziosi simili. Il denaro ricevuto in prestito andrà restituito entro la data di scadenza (in genere molto breve). Se invece il denaro non sarà restituito, allora l’agenzia di pegno entrerà di diritto in possesso del bene. E potrà venderlo andandoci a guadagnare.

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Prestiti pensionati: durata massima rimborso

Il calcolo della durata di rimborso varia a seconda dell’età del richiedente. Comunque, non supera i 120 mesi di durata, vale a dire un lasso di tempo di 10 anni.

Prestiti pensionati CEI per invalidi

Da alcuni anni la CEI – Conferenza Episcopale Italiana – proprio per aiutare gli anziani socialmente svantaggiate, ha siglato un accordo con l’ABI (l’Associazione delle Banche Italiane) per concedere piccoli prestiti fino a 6mila euro ai pensionati invalidi, con erogazione in piccole rate da 500 euro ciascuna. Le quali possono essere rimborsate in un periodo di tempo massimo di 60 mesi a un tasso di interesse agevolato, pari alla metà di quello generalmente concesso per i prestiti personali. Le situazioni meritevoli di tali prestiti sono attentamente vagliate, dando priorità alle situazioni con maggior disagio.

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