Prestiti in calo a Imprese e Famiglie

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Notizie negative per le banche, le famiglie e le imprese italiane. L’associazione delle banche italiane (Abi) ha infatti rivisto al ribasso le stime sulla crescita del prodotto interno lordo per il 2013, a causa di un gennaio non particolarmente brillante sul fronte dei prestiti alle imprese e alle famiglie. A contribuire a rendere ancor più fosco il panorama, il fatto che le sofferenze – ovvero i crediti la cui esigibilità è quanto mai dubbia – sono giunte ai massimi livelli, andando a infrangere le precedenti soglie.

Ne è conseguito che, durante una recente conference call, il direttore centrale dell’associazione, Gianfranco Torriero, si è spinto ad affermare che verranno riviste le stime sulla dinamica del pil per 2013. “Visto il dato Istat del quarto trimestre 2012, -0,9% invece del previsto -0,4% a marzo, ci sarà una revisione” – ha dichiarato il direttore, ricordando poi come la previsione Abi per il 2013 sia pari a – 0,6 per cento.

Le notizie negative allungano inoltre le proprie ombre sulla tendenza dei prestiti a famiglie e imprese, variate in maniera deludente a gennaio (- 3,26%), contro il – 2,5% di fine 2012. I prestiti che sono già in corso di ammortamento, altresì, diventano mese dopo mese sempre più inesigibili, visto e considerato che le sofferenze nette – afferma l’Abi – hanno toccato a fine 2012 quota 64,3 miliardi di euro, contro sofferenze lorde di 125 miliardi di euro. In aumento – pur lieve – anche il rapporto delle sofferenze nette sugli impieghi totali, pari a 3,3 punti percentuali a fine 2012 (contro 3,2 punti percentuali a novembre 2012 e 2,7 punti percentuali a fine 2011).

Oltre ai dati di cui sopra, l’Abi ha reso evidente la crescita dei tassi di interesse applicati sulle nuove erogazioni alle imprese nel mese di gennaio, balzati dal precedente 3,5 per cento all’attuale 3,71 per cento e alle famiglie per quanto concerne i (pochi) nuovi mutui casa, dal 3,7 per cento al 3,75 per cento. lo spread tra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta rimane comunque ai livelli vicini al minimo storico, pari a 1,71 punti. Infine, conclude l’Abi, cresce la rischiosità dei prestiti bancari: la motivazione è qui facilmente riconducibile alla crisi economico finanziaria in corso, pur senza creare clamori statistici.

Le previsioni sul futuro a breve termine non sono incoraggianti. È probabile che nei prossimi trimestri il trend possa trovare un prolungamento.