Prestiti alle aziende ancora in calo, e le sofferenze raddoppiano

I prestiti alle aziende continuano a diminuire, di 14 miliardi in un anno, mentre le posizioni di sofferenza crescono a quasi 200 miliardi. È questo l’esito della rielaborazione di Unimpresa dei dati mensili della Banca d’Italia relativi a febbraio, che confermano in buona parte i trend che avevano segnato l’inizio dell’anno e che fanno perdurare una situazione di lungo corso.
Negli ultimi anni, infatti, lo stock di credito alle imprese, e quindi all’economia reale, è diminuito in maniera sistematica, sebbene alle banche la liquidità non manchi. Gli istituti di credito, come spiega il Presidente di Unimpresa Paolo Longobardi, in questo momento vengono pagati due volte: da una parte c’è la remunerazione che spetta loro come quota di interessi, dall’altra il tasso negativo allo 0,4% stabilito dall’Eurotower. Per questo motivo, gli imprenditori si attendono per il prossimo futuro una netta inversione di tendenza.

In un anno 14 miliardi in meno di prestiti alle aziende (-1,78%)

alternative-prestitiA parlare chiaro non è solo il Presidente di Unimpresa, ma anche le cifre sul credit crunch elaborate dal Centro Studi dell’Unione su dati Bankitalia. Se nel febbraio dell’anno scorso i prestiti alle aziende superavano abbondantemente gli 805 miliardi di euro, nel febbraio 2016 ammontano a circa 791,5 miliardi, con un calo netto di oltre 14 miliardi corrispondente a una variazione negativa di 1,78 punti percentuali.
Ad incidere maggiormente sul trend negativo dei prestiti alle aziende sono quelli a breve termine (meno di 1 anno), che diminuiscono di quasi 18 miliardi (-6,04%). Molto forte anche la variazione negativa dei prestiti a lungo termine (oltre i 5 anni), che scendono di 16 miliardi (-4,26%), mentre il dato di medio termine (tra 1 e 5 anni) è in contro tendenza, con un aumento di quasi 20 miliardi (+15,16%) non sufficiente però a invertire il trend generale dei prestiti alle aziende in difficoltà.
A risollevare l’andamento complessivo dei prestiti negli ultimi 12 mesi – lo stock di impieghi degli istituti di credito è cresciuto di oltre 5 miliardi (+0,41%) fino a sfiorare i 1409,3 miliardi – è il credito alle famiglie, che nel febbraio 2016 sfiora i 618 miliardi di euro con un aumento del 3,37% rispetto all’anno scorso. Un incremento netto di oltre 20 miliardi che proviene quasi esclusivamente dal credito al consumo (+35,86%), con un piccolo contributo dato dalla lieve ripartenza dei mutui (+0,71%).

I prestiti alle aziende e alle famiglie nel febbraio 2016. Credits: unimpresa.it
I prestiti alle aziende e alle famiglie nel febbraio 2016. Credits: unimpresa.it

Per le aziende italiane sofferenze a +152% in cinque anni

Un altro dato che parla chiaro sullo stato di salute dell’economia italiana è quello relativo alle aziende e alle famiglie in posizione di sofferenza bancaria, ossia titolari di un credito diventato, a giudizio degli istituti di credito in maniera ormai permanente, inesigibile e quindi soggetto a protesto, precetto o ingiunzione.
prestiti credito sofferenze aziendeSecondo l’elaborazione dei dati Bankitalia fatta dal Centro Studi di Unimpresa, le sofferenze complessive di aziende e famiglie a febbraio 2016 hanno raggiunto i 196,1 miliardi, con un aumento netto di quasi 9 miliardi (+4,72%) rispetto allo stesso mese dell’anno scorso ma un deciso miglioramento nei confronti di appena un mese fa, quando sfioravano i 202 miliardi di euro.
Se si guarda al dato di fine 2010, tuttavia, le sofferenze non arrivavano a 78 miliardi: in cinque anni sono più che raddoppiate (+152%). Adesso valgono quasi il 14% dei prestiti, oltre uno ogni sette.
A rimborsare con scarsa regolarità gli istituti di credito sono soprattutto le aziende, la cui sofferenza investe 139 miliardi di credito con un aumento di quasi 5,8 miliardi (+4,35%) rispetto a un anno fa. Non se la passano meglio, almeno in termini percentuali, le famiglie in sofferenza che non riescono a restituire con regolarità crediti per 37,25 miliardi (+6,67 rispetto a febbraio 2015). Fonte: Comunicato stampa su elaborazione dati del Centro Studi Unimpresa per il mese di aprile 2016.20