Pressione Fiscale: un confronto Italia – Unione Europea

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Che la pressione fiscale sia troppo alta in Italia è una percezione largamente diffusa nel nostro paese. Diversamente, migliaia di imprenditori e di cittadini non scenderebbero in piazza a protestare contro il continuo aumento delle tasse. Per comprendere meglio la situazione in cui versiamo, però, è utile confrontare la tassazione italiana con quella degli altri paesi europei. Stiamo peggio degli altri? Se sì, perché?

Confrontando il dato complessivo della pressione fiscale, possiamo notare che siamo “alti”, ma non i più alti. Ufficialmente, almeno a metà di quest’anno, in Italia la pressione fiscale ha raggiunto i 44 punti. Siamo quarti se consideriamo l’Eurozona e sesti se consideriamo tutta l’Unione Europea. Davanti a noi svettano paesi industrializzati come Danimarca (49), Belgio (47,1), Francia (46,9) Svezia (44,6) e Austria (44,2).

Il punto principale, in questo caso, non è la quantità delle tassazione, bensì la sua qualità; o per meglio dire, la risposta alla seguente domanda: come utilizza lo Stato i proventi dei prelievi fiscali? Ci superano anche e soprattutto in qualità, perché in Italia i soldi vengono spesi generalmente male. Non stupisce, quindi, che l’istituto Bruno Leoni abbia introdotto così un importante studio del 2009 sulla pressione fiscale: “L’Italia non è in crisi fiscale per carenza di entrate: è il peggiore Paese d’Europa per moltissime tipologie di imposte, e uno dei peggiori per le altre. Lo Stato Italiano soffre di bulimia, veniamo dopo Belgio, Finlandia, Francia, Danimarca e Svezia, paesi in cui la qualità della spesa è però ben superiore, offrendo servizi pubblici che lo Stato Italiano non è in grado di fornire”.

Scendendo nel dettaglio, è utile operare un confronto tenendo in considerazione tre voci che, in particolare, riguardano la pressione fiscale.

Tasse sulle casa

E’ uno dei grandi temi in Italia, oggetto di modifiche praticamente annuali. Il risultato, però, è uno. Il livello della tassazione italiano sulla casa non differisce poi di molto rispetto a quello degli altri paesi. Insomma, siamo di fronte a un falso problema. A metà del 2013, considerando però l’Imu non soppressa (proprio come poi è stato), in Italia il prelievo sulla proprietà consisteva nell’1,5% del Pil, in linea con la media europea dell’1,4. Alcuni paesi possono vantare un prelievo ben più sostanzioso (Regno Unito 3,38 e Francia 2,91), mentre altri di meno (Germania 0,45 e Spagna 1,02). Esistono però alcune differenze strutturali: oltralpe, per esempio, il sistema delle detrazioni è assai corposo e progressivo, mentre oltremanica a pagare non sono solo i proprietari ma anche gli inquilini o chi, con svariati titoli, occupa la casa.

Tasse sul lavoro

Qui la questione è piuttosto complessa. Ci sono vari parametri da tenere in considerazione: la retribuzione netta del lavoratore, i contributi del lavoratori, i contributi dell’azienda. Dal punto di vista complessivo, e quindi del cuneo fiscale (contributi lavoratore più contributi azienda) l’Italia si trova al terzo posto in Europa, con un cuneo che, appunto, equivale al 90% della retribuzione netta. Al primo posto troviamo a Germania con il 99,2% e poi la Francia con il 97,2. La particolarità dell’Italia è però il modo con cui è strutturato il costo del lavoro. Rispetto ai cugini francesi e tedeschi, è basso il livello di contribuzione al lavoratore e altissimo il livello dei contributi dell’azienda.

Outlook

Le tasse scenderanno o aumenteranno? E’ anche questa una voce in grado di spiegare il rapporto tra tasse e cittadinanza. In Italia la pressione fiscale è crescita in un anno dell’1,4%. Se dovessimo fare fede a questo dato non ci sarebbe molto da stare allegri. Il Governo Letta prevede però una leggerissima diminuzione nei prossimi anni, di qualche decimo e nulla più.

Dal punto di vista del cuneo fiscale, addirittura, tutti i grandi paesi sono caratterizzati da una inversione di tendenza, fonte di sicura competitività, mentre noi, negli ultimi anni, abbiamo fatto segnare un emblematico +1%. Circa le tasse sulla casa, non si muove nulla in Europa, visto che solo in Italia il tema è strumentalmente blandito in campagna elettorale. Il gettito è raddoppiato da un anno all’altro (dal 2011 al 2012).