Pressione fiscale alle stelle, e nel 2014 andrà peggio

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Mettiamola così: il 2013 verrà archiviato con un risultato record sul fronte della pressione fiscale, pur al di sotto delle stime (vedremo, non certo pessimistiche) del Documento finanziario da parte del governo. La notizia più negativa è tuttavia quella di breve termine: il 2014 dovrebbe andare ancora peggio, complice l’improrogabile aumento dell’aliquota standard sull’imposta sul valore aggiunto, e l’aleatorietà che circonda lo sbarco di Service tax & co.

Per non spingerci troppo oltre con le valutazioni, limitiamoci in questo contesto a comprendere come sia andato il 2013 sulla base delle stime formulate dalla Cgia di Mestre, secondo cui nel 2013 la pressione fiscale toccherà quota 44,2% del Pil Italiano (contro previsioni governative del 44,4%), e con un pagamento pro capite di tasse e contributi pari a 11.629 euro (bambini e ultracentenari inclusi).

La pressione fiscale italiana tocca in questo modo delle soglie record mai sperimentate in passato, superando di 0,4 punti percentuali quanto riscontrato nel 2012, e di ben 3,1 punti percentuali la pressione del 2000. Se confrontiamo l’attuale livello di pressione fiscale con quanto rilevato nel 1980, invece, il confronto è addirittura impiegatoso (+ 13 punti percentuali). Il dato – come già anticipato – è comunque inferiore rispetto a quanto indicato in budget dello Stato, che prevedeva una pressione al 44,4%: la “differenza” apparentemente lieve, è tutta riconducibile alla abrogazione dell’Imu sulla prima casa e al rinvio dell’aumento Iva.

Se le proporzioni relative fanno girare la testa, lo stesso accade con i termini assoluti. Sempre secondo le stime dell’associazione di Mestre, infatti, nel corso del 1980 si pagarono “solamente” 63,8 miliardi di euro di tasse e contributi, diventati poi 694 miliardi (cioè, più di 10 volte) nel 2013. Un dato che tuttavia stride ulteriormente con la realtà, visto e considerato che – sottolineava il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, “non bisogna dimenticare che per i contribuenti onesti la pressione fiscale reale, ovvero al netto dell’economia sommersa, si attesta oramai al 53,6%. Inoltre, possiamo tranquillamente affermare che nel 2013 gli italiani hanno lavorato per il fisco sino alla metà di giugno: una cosa insopportabile“.

Ma siamo sicuri che non vi sia nemmeno una via di uscita? La risposta è, in questo caso, interlocutoria. Secondo lo stesso Bortolussi un modo per ridurre il peso del fisco potrebbe essere la contrazione strutturale della spesa pubblica improduttiva, riprendendo in mano (in meglio) il federalismo fiscale.