Jens Weidmann, presidente della Bundesbank dice ok al Default

jens-weidmann-bundesbank

Uno degli argomenti di Beppe Grillo in campagna elettorale è stata la possibilità che l’Italia possa non pagare più il proprio debito, o almeno che lo congeli in attesa di tempi migliori. A tal proposito ha citato l’esempio dell’Ecuador che ha dichiarato il default ed è risorto, come anche l’esempio dell’Argentina che, guarda caso, è una delle poche nazioni dell’Occidente a crescere sul serio.

Che Grillo parli di default del debito non stupisce. Siamo abituati alle sue interpretazioni sui generis (da alcuni considerate come delle mere provocazioni). Che interpretazioni “in stile Grillo” provengano dall’elite finanziaria europea, invece, quello sì, un po’ di stupore lo provoca.

Autore di alcune dichiarazioni “grilline” è nientemeno che il presidente della Bundesbank e consigliere della Bce, Jens Weidmann.

Il banchiere ha affermato, senza mezzi termini, che uno stato deve poter fallire, che l’Unione Europea deve permettere a uno stato di dichiarare bancarotta, se è questo il suo volere. Le conclusioni sono le stesse di Grillo ma il ragionamento è diverso. Il leader del Movimento 5 Stelle considera il default una soluzione poiché il debito rappresenta un cappio al collo dei cittadini posto in essere dalle politiche scellerate dei governi partitocratici. Il debito non va pagato perché è immorale (testuali parole). Secondo Weidmann, il debito può non essere pagato per motivi, per così dire, di mercato. “Nel lungo termine dobbiamo assicurare che sia possibile il fallimento di uno Stato. La possibilità di un ‘default’ è un elemento chiave per la disciplina di mercato“, ha dichiarato durante un convegno monetario alla Banca di Francia (sede di Parigi).

Nella prospettiva di Weidmann, un mercato è degno di questo nome se contempla la possibilità del fallimento di una controparte. Questa eventualità, se si parla di debito pubblico, non è contemplata nel panorama europeo. Ne è prova i tentativi in Grecia, il cui debito è tenuto in vita in maniera artificiale grazie agli “aiuti” dell’Europa (che aiuti non sono visto che l’economia della Grecia è in profonda recessione da anni).

Le convergenze tra Grillo e Weidmann finiscono qui. Nel corso dello stesso incontro, il presidente della Bundesbank ha rimesso i panni del liberista europeo, parlando di rigore e di crescita con i modi e con i contenuti tipici dell’elite a cui appartiene. Ha perorato, tra le altre cose, la causa di chi considera il pareggio di bilancio e le politiche di contenimento del debito come propedeutiche alla crescita economica. Una convinzione, questa, che ha mosso le politiche economiche dei paesi in difficoltà e che ha prodotto danni gravissimi. Una convinzione confutata da Paul Krugman e soci, che hanno rivelato al mondo che gli studi di Rogoff, su cui si è basata l’azione governativa nell’ultimo bienni, sono praticamente da buttare perché piene di falle al livello di calcoli e metodologie.

Ciononostante, Weidmann difende la causa dell’austerity e con lui i policy maker tedeschi. Le cose potranno però cambiare nel breve periodo. In Germania, vero azionista di maggioranza in Europa, il 2013 è anno di elezioni. Se perde la Merkel, le strade verso una politica economica più keynesiana si potranno spalancare entro qualche mese. Non rimane che aspettare e incrociare le dita.

Foto originale by Chatham House