Premio Nobel per l’economia a Richard Thaler: chi è e cosa ha teorizzato

Chi è Richard Thaler? Cosa dice la teoria di Richard Thaler? Il Premio Nobel per l’Economia – definito anche Premio per l’Economia – era l’ultima statuina che mancava all’appello dopo l’assegnazione degli altri Nobel per la Letteratura, la Medicina, la Fisica e la Pace. A chiudere il cerchio è stato dunque al Professor Richard Thaler dell’università di Chicago e autore di «Nudge», pubblicato in Italia da Feltrinelli con il titolo «La spinta gentile – La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni su denaro, salute e felicità». Scritto a quattro mani con Cass R. Sunstain. Questa la motivazione ufficiale della Royal Swedish Academy of Sciences per la sua designazione: «il suo contributo all’economia dei comportamenti», ovvero alle implicazioni sociologiche dell’economia.

Il premio conferito a Richard Thaler sarà di 9 milioni di corone svedesi, che corrispondono a 1,1 milioni di dollari. In particolare, secondo la storica Accademia, i suoi contributi “hanno costruito un ponte tra le analisi economiche e psicologiche dei processi decisionali individuali”. E ancora, si legge nella nota: “Le sue scoperte e indagini teoretiche sono stati gli strumenti per costruire una rapida e nuova espansione dell’economia comportamentale, che ha avuto un impatto profondo su molte aree della ricerca economica”.

Perchè Premio Nobel a Richard Thaler

Con l’assegnazione del Premio Nobel per l’economia a Richard Thaler, l’Accademia reale per le Scienze svedesi ha avvicinato un altro po’ l’economia teorica con quella reale di tutti i giorni. Un andazzo che si sta verificando da qualche anno, nella ricerca di rendere più “umana” e concreta con la realtà quotidiana, una scienza considerata fredda e razionale. Forse incomprensibile all’uomo qualunque. Quella che nella vulgata popolare “ha un pallottoliere al posto del cuore”. Fatto sta però che nelle nostre scelte, di ogni campo, c’è sempre un calcolo dare-avere, profitto-perdite. L’economia insomma, per quanto non riusciamo ad accorgercene, c’entra sempre. D’altronde l’essere umano è un animale razionale e in quanto tale ragiona prima di prendere delle decisioni. Salvo i casi in cui si lascia guidare dall’istinto.

Anzi, la stessa macroeconomia talvolta è irrazionale. E la storia ce lo ha dimostrato più volte. Pensiamo alle crisi del Seicento e Settecento (i casi dei tulipani, dei Mari del Sud, del Mississippi). Poi le rivoluzioni industriali dell’800, che ci avevano dato l’illusione di un progresso senza freni né crisi. Fino a quando arrivò il ‘900 e la crisi del ’29, poi la ‘crisi dot.com’ del 2000, e quella dei Subprime che hanno lasciato conseguenze devastanti nell’economia dei Paesi.

Gli economisti post-illuminismo ritenevano gli eventi irrazionali come un’aberrazione, una eccezione alla regola. Ma la crisi del ‘29 mise gli economisti e l’illuminismo dinanzi ad una dura e nuova realtà. Al punto che oggi abbiamo una nuova branca dell’economia: la ‘finanza comportamentale’ che ritiene l’essere umano un animale più complesso di quel che si credeva. l’economia non è fatta solo di pallottolieri e calcolatrici, ma anche di pulsioni, istinto, altro rispetto al

calcolo razionale.

Richard Thaler appartiene a questa scuola, ma prima di lui altri membri dell’economia razionale hanno ricevuto un Nobel: Herbert Simon (1978), Gary Becker (1992), Daniel Kahnemann (2002) e Robert Shiller (2013). Da notare l’accelerazione che ha subito il riconoscimento a questi economisti, visto che nel nuovo millennio, in soli 17 anni, già tre economisti comportamentalisti hanno ricevuto un Nobel. Mentre prima erano stati solo 2 in 31 anni. Anche l’economia, prima considerata una Scienza esatta, vive di incertezze e paure. Dominanti nei tempi in cui viviamo.

Perché Richard Thaler ha vinto il Premio Nobel per l’Economia? Non solo per il fatto di essere iscritto a quella scuola. Egli infatti ha esplorato le interazioni fra economia e psicologia con grande ricchezza di esempi e finezza di analisi. Si pensi ad esempio alla teoria sul ‘nudge’ (traducibile in il ‘tocco gentile’), un modo che un governo centrale attua per interagire con i propri cittadini, al fine di ottenere il risultato sperato (il pagamento delle tasse) con metodi meno coercitivi ed invasivi. O ancora, così come fece Ulisse per sottrarsi alle lusinghe delle sirene, ‘legarsi le mani’ con impegni di lungo termine. Quando cioè lo Stato decide di destinare una parte del salario alla previdenza complementare, o ancora la ‘default option’ nei contratti di lavoro per sottrarsi alle tentazioni di spendere tutto oggi.

Si può anche dire che Richard Thaler abbia un grosso debito con un altro economista Premio Nobel per l’economia: Herber Simon. Gli economisti della vecchia scuola ritenevano che gli imprenditori sono mossi dalla volontà di massimizzare il proprio profitto. Un modus operandi giustificato da modelli matematici atti a dimostrare che il perseguimento del massimo profitto porta al massimo benessere, non solo per gli imprenditori stessi, ma per tutta la popolazione. Herbert Simon andò oltre questo assunto. E così, come fisica e chimica sono utilizzate per analizzare la natura, così anche la condotta umana poteva essere analizzata con paradigmi di tipo scientifico. E capì come mancavano, nella realtà, tante condizioni che la teoria invece riteneva valide. L’economia classica ritiene che l’imprenditore può sempre prevedere le conseguenze delle proprie azioni, e quindi agisce in modo razionale cercando sempre di massimizzare il proprio guadagno. Peccato però che nella realtà queste condizioni non si realizzino mai: in quanti riescono a prevedere le proprie azioni? E in quanti riescono a prevedere le azioni e le reazioni degli altri? Simon decise di ricorrere a strumenti matematici e a simulazioni al computer per costruire un ‘manuale delle decisioni’ che tenesse conto del margine di incertezza che guida le azioni umani, e, soprattutto, che tenesse in considerazione il fatto che una grande impresa fosse altro rispetto al mitico ‘imprenditore individuale’.

Quando si separa la proprietà dalla gestione, e quindi l’impresa è come se diventasse un’entità a parte slegata dal proprio proprietario, suscitando spirito di gruppo e conflitti di potere, a quel punto le decisioni da prendere sono caratterizzate da una serie complessa di motivazioni ritenute irrazionali. Ed ecco che subentra la teoria di Simon: le imprese cercano sempre di massimizzare il profitto, ma lo fanno nell’ambito di una ‘razionalità confinata’. Vale a dire, recintata dall’incertezza e da legami e idiosincrasie sociali e personali. Non valgono più solo calcoli e interessi, ma le scelte sono inficiate da dinamiche altre. E qui che subentra Thaler, che ha sviluppato questo assunto: la ‘bounded rationality’. Cose che oggi appaiono scontate e banali, ma che per essere accettate a livello teorico dall’economia ci hanno messo molto tempo.

Richard Thaler, qual è la sua teoria

Nundge è stato pubblicato da Cass Sunstein e Richard H. Thaler nell’aprile del 2008 e ha letteralmente infranto due tabù: da un lato l’idea che domina la cultura protestante basata sulla responsabilità delle scelte individuali, con le persone che rispondono tanto dei prodotti che degli errori.

Il secondo, riguardo al fatto che gli studi di behavioural economy dovessero restare nell’alveo delle analisi, senza spingersi a identificare contromisure correttive delle distorsioni possibili. In Italia conosciamo bene questi assunti. Il nostro Paese, dal dopoguerra a metà anni ‘90, è stato economicamente caratterizzato dal paternalismo della politica, espressione della cultura cattolica. Per cui il risparmiatore italiano si è visto canalizzare le proprie scelte da un intermediario finanziario, soprattutto allo sportello bancario. Tanto che, recandoci in banca, finivamo per fare quello che ci dicevano loro dietro lo sportello. Oltre che lo Stato stesso (si pensi al successo per un ventennio di BOT E BTP, a cui milioni di italiani hanno destinato i propri risparmi. Oggi considerati carta straccia). Poi il liberalismo incalzante e le direttive europee hanno scardinato questo sistema.

Secondo le teorie elaborate da Thaler le persone, tendono a semplificare le loro decisioni in ambito finanziario, creando ragionamenti isolati,. Essi non si preoccupano degli effetti complessivi, ma solo di quelli portati da ogni singola decisione. Così, la maggior parte di noi tende a conferire un valore diverso ad un determinato bene in base al fatto che sia in nostro possesso oppure no. Nel primo caso, spinti dalla nostra “naturale avversione alla perdita”, ovviamente tenderemo a conferirgli un valore più alto, nel secondo invece più basso. Gli esseri umani, in quanto tali, sbagliano e anche ripetutamente. Al punto che possono prevedere gli errori e costruire dei modelli di comportamento alternativi a quelli dettati dall’economica classica. La quale, come abbiamo detto, non lasciava spazio ad irrazionalità e imprevedibilità.

Tutte queste “limitazioni cognitive” tipiche degli esseri umani, devono essere valutate con attenzione, soprattutto in seno a contesti decisionali e di gestione. Gli studi di Thaler sono talmente apprezzati da essere stati adottati dalle politiche economiche dei governi di vasi Paesi. Tanto da quelli cosiddetti emergenti tanto dagli stessi Stati Uniti. Le teorie di Thaler, però, hanno trovato ampio successo anche nei libri divulgativi e non solo in quelli prettamente accademici.

Nudge – la spinta gentile”, edito in Italia da Feltrinelli, è diventato best sellers nel 2008 e raccoglie i lavori dei due studiosi, discepoli di Herbert Simon e Daniel Kahneman – entrambi premi Nobel – i quali hanno indagato nei meccanismi psicologici e culturali che soggiacciono nelle decisioni in materia economica e finanziaria delle persone. Non a caso, con la crisi del Subprime, negli Usa si diede maggiore spazio e credito all’intervento statale, mentre in Italia in questi anni abbiamo dovuto fare i conti con broker bancari che hanno fatto perdere migliaia di euro agli italiani. Obbligandoli ad acquistare titoli azionari per ottenere un Mutuo.

La teoria del Nudge nel nostro Paese, d’altronde, aveva ancora poco credito. Lo dimostra il fatto che nel 2007, oltre dodici milioni di lavoratori dipendenti privati erano stati chiamati a esprimersi sulla destinazione del proprio Tfr. Al fine di ottenere una pensione che sia aggiuntiva a quella pubblica, sempre più esigua e meno garantita. Il meccanismo alla base di questa scelta è da considerarsi un vero e proprio “nudge”. Ai lavoratori arrivò una lettera in una busta e se non avessero espresso alcun parere, sarebbero stati iscritti automaticamente al fondo pensione, cui avrebbe iniziato a versare il trattamento di fine rapporto maturando. Altrimenti, si doveva esprimere il proprio dissenso. Qualcosa di simile all’opt-in opt-out adottato poi nel Regno Unito con gli stessi scopi. Orbene, e anche un po’ a sorpresa, quasi l’80% rispose esplicitamente di no, andando contro ad uno dei princìpi del Nudge. Vale a dire la leva delle scelte passive.

Ciò indurrebbe a pensare il nostro come un Paese nel quale il Nudge non attecchisce. La tecnologia ha dato una spinta importante alla teoria del Nudge. Oltretutto, sarebbe interessante ripetere lo stesso sondaggio dopo la tanto odiata riforma delle pensioni Monti/Fornero. Del resto, i guai che la bolla subprime ha inflitto al sistema economico, con tutte le conseguenze del caso, hanno reso il saggio della coppia Sunstein e Thaler molto più popolare e credibile. Autentica critica anticipata a quei comportamenti lesivi per le finanze americane indotte dal loro sistema finanziario. Il quale, per riprendersi dalla batosta (anche per la Borsa) dell’11 settembre, ha dato vita ad un liberismo incontrollato permettendo anche un’aberrazione come quella dei titoli subprime.

Richard H. Thaler è uno dei tanti anti-Trump. Egli ritiene la riforma fiscale del Tycoon diventato Presidente degli Stati Uniti, come inefficace e socialmente ineguale. E lo ha lasciato intendere più volte. Ha anche affermato che Trump è abile nel sorprendere negativamente in continuazione, e ciò è quasi divertente. Addirittura, ritenendo di non poter smettere di sperare che la smetta.

Storia del Premio Nobel

Il premio Nobel è, come detto, un’onorificenza di valore mondiale che viene conferito a quanti si sono distinti nei diversi campi dello scibile, dando così un importante contributo all’umanità mediante le loro ricerche, scoperte, invenzioni, opere culturali o per la promozione della pace nel Mondo. Esso viene gestito dalla Fondazione Nobel, per volontà di Alfred Bernhard Nobel (1833-1896), chimico e industriale svedese e inventore della dinamite e della balistite. I primi premi furono assegnati nel 1901, per queste materie: Pace, Letteratura, Chimica, Medicina e Fisica. Come detto, dal 1969 è stato istituito anche uno per l’Economia, in seguito a una donazione della Sveriges Riksbank. Ma comunque sempre gestito dalla Fondazione Nobel. Ad oggi non esiste invece ancora un Nobel per la Matematica.

Le polemiche al Premio Nobel per la Pace

Di solito, i premi sono assegnati in ottobre e la cerimonia di consegna si tiene a Stoccolma presso il Konserthuset (“Sala dei concerti”) il 10 dicembre. Data non casuale, essendo l’anniversario della morte del fondatore. Mentre il Premio Nobel per la Pace viene assegnato lo stesso 10 dicembre ma ad Oslo. Sebbene siano generalmente molto apprezzati da istituzioni e gente comune, quello per la Pace, essendo di matrice politica, è stato sovente accompagnato da polemiche. Si ricorda ad esempio quando fu consegnato a Barack Obama nel 2008, appena eletto Presidente degli Usa. Pertanto fu una sorta di premio “alle intenzioni” e di buono auspicio, dopo gli anni di guida americana del guerrafondaio Bush. Di fatto però, Obama è stato autore di bombardamenti e rastrellamenti in Iraq e Siria. Di tanto in tanto, è stato avanzato anche il nome di Vladimir Putin, generando non pochi mugugni e scalpori. Oltre che ironie. Qualche parlamentare italiano anni fa aveva pure avanzato quello di Silvio Berlusconi, per la sua politica estera mediatrice con lo stesso Putin e Muhammar Gheddafi, avversati dal Mondo occidentale (anche se ipocritamente, visto che poi ci stringeva accordi commerciali).

Premi Nobel alla Letteratura “sui generis”

Per quanto concerne il Premio Nobel per la Letteratura, invece, non sono mancate assegnazioni sui generis. Come quella che nel 1998 ha riguardato il nostro attore teatrale Dario Fo o lo scorso anno quella a Bob Dylan, cantautore folk anti-conformista, sulla cui presenza alle celebrazioni si fece tanto mistero.

Persone che hanno ricevuto due Premi Nobel

Non mancano poi anche doppie assegnazioni, come a Marie Curie che nel 1903 ricevette il Nobel per la fisica e nel 1911 quello per la chimica); o Linus Pauling, nel 1954 Nobel per la chimica e 1962 per la pace); John Bardeen si vide assegnare due Nobel per la Fisica il 1956 e il 1972; Frederick Sanger due premi nobel per la Chimica (1958 e 1980).

Familiari che hanno ricevuto premi Nobel-Fino

Talvolta il Premio Nobel è anche un “vizio di famiglia”. Si pensi alla famiglia Curie: Marie Curie come detto ne ha vinti due; suo marito Pierre Curie assieme a lei nel 1903 per la fisica; la loro figlia Irène Joliot-Curie insieme con il marito Frédéric Joliot-Curie nel 1935 vinse invece quello per la chimica.

I due fratelli Tinbergen, Jan e Nikolaas, vinsero rispettivamente il premio Nobel per economia e medicina rispettivamente nel 1969 e nel 1973. Arthur Kornberg, professore alla Stanford University vinse il Premio Nobel per la medicina nel 1959; suo figlio Roger David, invece nel 2006. e anch’egli professore di biologia strutturale alla Stanford University (quando si dice “affari di famiglia”). Cosa molto simile accaduta ai Thomson: Joseph John Thomson ricevette nel 1906 il premio Nobel per la fisica, mentre il figlio George Paget, lo ricevette nel 1937 insieme con Clinton Joseph Davisson.

Niels Bohr ricevette il premio Nobel per la fisica nel 1922, mentre il figlio Aage Bohr lo ricevette con Ben Roy Mottelson e James Rainwater nel 1975 (ma il padre era già morto da 13 anni). William Henry Bragg e suo figlio William Lawrence hanno invece potuto festeggiare insieme, vincendo, il Premio Nobel per la fisica nel 1915. Peraltro, William Lawrence Bragg è ancora ad oggi il più giovane vincitore di un Nobel, essendoselo visto assegnare a sole 25 primavere.

Infine, Hans von Euler-Chelpin, immigrato dalla Germania in Svezia, vinse il premio Nobel per la chimica nel 1929, mentre suo figlio Ulf von Euler quello per la medicina nel 1970.

Quanto guadagna un Premio Nobel

La crisi ha colpito anche il Premio Nobel. Infatti, se fino al 2011 al vincitore venivano dati 10 milioni di corone, dal 2012 la somma è stata ridotta del 20%, passando a 8 milioni di corone (che corrispondono ai nostri 900 mila euro). Tali soldi arrivano mediante gli interessi ottenuti sul capitale donato dall’industriale Alfred Nobel.

Storia del Premio Nobel per l’Economia

Il Premio all’Economia è stato introdotto solo molto dopo rispetto agli altri, a partire dal 1969. Alfred Nobel, ricco industriale svedese morto nel 1896, aveva ideato questi Premi in vari rami della società da assegnare a quanti aveano dato un contributo allo sviluppo del genere umano. Tuttavia, nel suo testamento, non aveva previsto anche uno per l’Economia. Il quale è stato invece istituto come detto nel 1969 dalla Sveriges Riksbank, quando la sua fondazione ha compiuto 300 anni. Anche il Premio Nobel per l’economia viene gestito dalla Fondazione Nobel e consegnato insieme a tutti gli altri Nobel (la cerimonia si tiene ogni anno nel mese di dicembre). Quindi, anche il Premio Nobel per l’Economia segue la medesima procedura degli altri premi: tocca sempre all’Accademia reale delle Scienze svedesi di invitare le persone e le organizzazioni qualificate a suggerire i candidati. Poi una commissione di esperti seleziona i candidati, che ritiene più meritevoli, elabora un rapporto e lo manda all’Accademia reale delle scienze, a cui tocca prendere la propria decisione che viene ritenuta finale e inappellabile. Ciò avviene ad ottobre di ogni anno. Prima di divulgare alla stampa la designazione, viene avvisato il candidato della rosa di nomi risultato vincente.

Con Thaler sono 79 gli economisti insigniti del Premio Nobel per l’Economia. Di cui solo una donna: Elinor Ostrom, docente della Indiana University. Nel 2016 il Premio è stato conferito a Bengt Holmström per la sua «teoria dei contratti». Solo un italiano è stato insignito di questo premio: nel 1985 andò a Franco Modigliani, docente anche al Mit di Boston, il quale realizzò l’analisi pionieristica del risparmio e dei mercati finanziari.

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