Prelievo forzoso, quanto c’è di vero?

Si vocifera di un prelievo forzoso a novembre del 2014. Questa ipotesi, a dire il vero, è stata formulata più volte nel corso degli ultimi anni. In Europa c’è addirittura un precedente. Gli abitanti dell’isola di Cipro hanno dovuto subire questo scotto due anni fa, per giunta sotto il plauso della Germania che – ed è questa la cosa più inquietante – ha auspicato che un provvedimento di tale portata potesse essere riproposto altrove.

La paura che parte dei conti correnti italiani possa essere sacrificato sull’altare della disciplina di bilancio (quindi per abbassare il deficit o ridurre il debito) si è fatta preponderante nelle ultime settimane a causa del peggioramento improvviso di tutti i parametri economici, giunto nell’anno considerato da tutti “della ripresa economica”.

Preoccupata della diffusione del timore di un prelievo forzoso, l’Aduc, associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori, ha deciso di scendere in campo per rassicurare gli italiani. Lo ha fatto con un lungo articolo pubblicato sul sito dove, ovviamente, la notizia viene dichiarata come una bufala e quindi assolutamente smentita. Eppure, i segnali che vanno proprio in questo senso sono tanti.

Renzi ha promesso che l’Italia concluderà il 2014 con il rapporto deficit-pil al 2,6%. Peccato che tale soglia è stata decisa quando di crescita si attestavano, al peggio, intorno all’1%. Con le prospettive aggiornate a luglio, questo risultato è matematicamente impossibile da raggiungere. Persino i conti della serva suggeriscono che servono 20 miliardi. La domanda da porsi è: come e dove saranno reperiti?

Padoan sta giocandosi in questi giorni la carta della riduzione della spesa pubblica. Di fatto, sta accelerando il piano di Spending Review in atto. Si tratta però di una impresa disperata. Sul tavolo, per ora, ci sono solamente i 7 miliardi frutto del taglio lineare (del 3%) ai ministeri. La sacca più grande di spesa, il Sistema Sanitario Nazionale, non può essere preso in considerazione a causa della contrarietà espressa dalle associazioni di categorie che costituiscono la galassia del settore sanità.

Nel frattempo il presidente del Consiglio ha ingaggiato una battaglia contro l’austerity, ma ha perso in partenza. Anziché rivolgersi a chi, nel Parlamento Europeo, si è posti fin da subito da antagonista dell’attuale regime europeo, Renzi si è speso per far cambiare idea ai paesi del nord. La sua sicumera non ha pagato e, anzi, ha contribuito a far fioccare i niet. Ultimo in ordine di tempo quello di Kirki Katainen, vicepresidente della Commissione Europea.

Al Governo, dunque, non rimangono che due strade: o una manovra alla Monti o il prelievo forzoso. Nel primo caso, Renzi dimostrerebbe di accettare lo stato delle cose – la manovra è un provvedimento politico perché impone una decisione su chi colpire e quanto. Nel secondo caso, il Pd potrebbe lavarsene le mani, a prezzo comunque molto alto. Non a caso le voci di corridoio, forse troppo pessimistiche, parlano proprio di un prelievo forzoso e successive dimissioni di Renzi il quale, con quest’ultimo gesto, salverebbe almeno la faccia.

Fantascienza? La speranza è questa. Peccato che uno tra i commentatori più autorevoli, Ferruccio De Bortoli del Corriere della Sera, abbia pronunciato una “strana profezia” nella quale appunto si prevede l’introduzione del prelievo ai conti correnti e il commissariamento della Troika. Il direttore del primo giornale italiano ha espresso questo parere in un’occasione privata, ma tant’è: la sua opinione vorrà pur dire qualcosa.

  • Guest

    Buoni punti ma alcune inesattezze. Primo, non capisco perché l’acqua privata dovrebbe essere meglio di quella pubblica. Se proprio servono più soldi la si aumenti, ma forse prima è il caso di far lavorare bene le municipalizzate. Secondo, nonostante io sia contrario al fotovoltaico come strumento di produzione di massa di energia (è utile quando non è fattibile un allacciamento alla rete) e favorevole al nucleare ed al solare termico, faccio notare che le centrali a turbogas sono attive DI GIORNO per compensare l’offerta insufficiente, non di notte! Da questo punto di vista il fotovoltaico è d’aiuto perché è attivo proprio quando c’è maggiore richiesta, ed è uno dei motivi per cui è incentivato ad alti costi (perché l’energia prodotta con il turbogas è molto più costosa di quella a carbone, che costituisce lo zoccolo duro della produzione ma non può essere diminuita durante il giorno, al contrario del turbogas).