Prelievo forzoso sui conti correnti: Cipro uscito dalla crisi

E' il terzo Paese europeo a uscire dal programma di aiuti internazionale dopo Irlanda, Spagna e Portogallo

Quando il Parlamento italiano, lo scorso luglio è stato chiamato a pronunciarsi sul cosiddetto bail in – il prelievo forzoso sui conti correnti – sono circolati sul web molti allarmismi e immancabili bufale. Come se il Governo, da un giorno all’altro, potesse appropriarsi facilmente dei nostri soldi sul conto corrente e senza preavviso. In realtà, abbiamo già avuto modo di spiegare come tale prelievo valga solo come estrema ratio e per certi tipi di rapporti bancari. In questa materia, è diventato un caso molto interessante quello del Cipro, Paese entrato nel tanto temuto memorandum del Fondo monetario internazionale – programma di aiuti internazionale – ma che ne è uscito con due mesi di anticipo. Dopo Irlanda, Spagna e Portogallo. A restarci invece ancora la Grecia.

Ad annunciarlo, con naturale entusiasmo, il ministro delle Finanze cipriota tramite proprio profilo Twitter, promettendo che in futuro saranno evitati populismi ed errori del passato. Entusiasta del risultato cipriota anche Christine Lagarde, numero uno del Fmi, la quale si è congratulata con popolo e governo cipriota per quello che sono riusciti a fare, definendo la ripresa dell’economia vista lì negli ultimi tre anni come «impressionante». Ha sottolineato la solidità ritrovata del sistema bancario cipriota, il miglioramento dei titoli in Borsa e l’abbassamento del debito pubblico. Di seguito ripercorriamo il difficile cammino del Cipro, dal dramma del 2013 al traguardo di oggi.

prelievo forzoso sui conti correnti
La banca centrale cipriota

Prelievo forzoso sui conti correnti in Cipro

L’incubo per il Cipro è iniziato nel 2013, quando l’isola che affaccia sul Mediterraneo ha visto implodere il proprio sistema bancario. Motivo? Era eccessivamente basato sui titoli di Stato greci, come noto crollati dopo gli haircut del 2012. Di qui l’intervento dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale, ma a un caro prezzo: accettando il succitato bail in, ossia il prelievo forzoso sui conti correnti. E così, in una sola notte, sono stati prelevati 9,4 miliardi di euro tra azioni, obbligazioni bancarie e conti correnti dei cittadini. Sempre però sopra i centomila euro. Il caso Cipro, essendo il primo dell’Eurozona, ha fatto tremare tutti gli altri Paesi in difficoltà, specie i loro cittadini che hanno cominciato a temere prelievi sul proprio conto da un giorno all’altro.

Cipro, due anni di riforme e sacrifici

Cipro ha continuato il suo incubo anche nel periodo successivo, tra recessione economica e disoccupazione a livelli drammatici. Ma la ripresa è iniziata presto, in barba ai stringenti target imposti da Fmi, Bce e Commissione Ue. Per il 2015, ad esempio, la Troika prevedeva un rapporto debito pubblico-Pil al 126%, invece Cipro è riuscita ad abbatterlo al 106%. Ancora, per quanto concerne l’avanzo primario, sebbene fosse previsto nel 2015, è arrivato con ben due anni di anticipo. Ovvero il 2013, primo anno di aiuti. Come ci sono riusciti i ciprioti? Con riforme durissime: tagli alla spesa pubblica, riordino del sistema previdenziale e privatizzazioni di vari enti pubblici. Cipro ha raccolto subito i risultati dei sacrifici: ha chiuso il 2015 con un Pil in crescita dell’1,5% (che sarebbe il doppio del nostro Paese), arrivando perfino a sorpassare la Germania nell’ultimo trimestre dell’anno. Infatti, il Pil di Cipro è cresciuto su un +0,4%, mentre quello tedesco di uno +0,3% di Berlino.

proteste cipro
I cittadini ciprioti protestano contro bail in

Il futuro tra certezze e paure

Tutto bene quello che finisce bene quindi? Non proprio. Dopo questa batosta, Cipro dovrà proseguire nel solco delle riforme messe in atto e stare attenta a ripiombare in certo errori. Senza possibilmente ricorrere ancora al prelievo forzoso sui conti correnti. Poi c’è da dire che l’uscita anzitempo dal Memorandum farà sì che l’isola mediterranea non riceva più i 275 milioni finali di prestiti poiché non ha compiuto la privatizzazione della compagnia di telecomunicazioni Cyta, per l’aspro dibattito parlamentare che si era generato. Comunque, non ne aveva bisogno e l’Eurogruppo non ha espresso particolari preoccupazioni per questo passo in più, che non andrà a lenire la crescita vistosa cipriota.

Restano poi gli effetti del “bail in” (termine inglese stante, come detto, per prelievi forzosi sui conti correnti), alquanto pesanti (circa 27 miliardi di euro) e la gestione del debito pubblico da portare avanti in modo impegnativo. Per fortuna le scadenze sono state allungate e già quest’anno lo stock scenderà sotto il 100% del Pil. Cipro ha dunque un nuovo obiettivo: riconquistare lo status “investment grade”, giacché, il fatto di esserne priva, la esclusa dal Quantitative easing della Banca centrale europea voluto fortemente da Mario Draghi con ottimi risultati. Il traguardo è per il 2019, primo anno alquanto pesante dal punto di vista dei rimborsi obbligazionari. Le premesse comunque per farcela ci sono tutte.