Prelievo Conti Correnti: Cipro e il precedente Italiano

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Cipro sta collassando. La piccola repubblica immersa nel mediterraneo vive una profonda crisi finanziaria. Il debito è insolvibile e sarà necessario l’aiuto dell’Unione Europea. A caro prezzo: l’Ue è disposta a offrire 10 miliardi, a patto che Cipro ne trovi 5. Visto che la bacchetta magica non esiste, la Commissione europea, ispirato dal governo tedesco ha proposto – quasi imposto a dire il vero – un prelievo forzoso dai conti correnti.

La soluzione non ha convinto nessuno. Non ha convinto i ciprioti, pronti a scendere in piazza a difendere i propri risparmi. Non ha convinto i politici di Cipro, che in Parlamento hanno bocciato l’idea del prelievo – nel frattempo, non si sa mai, hanno bloccato i bancomat. Non ha convinto nemmeno gli europei, spaventati che una così spiacevole sorta possa capitare, prima o poi, anche a loro.

L’evidenza rivela che il prelievo forzoso dai conti correnti sarebbe una catastrofe. Nell’immediato darebbe i risultati sperati – ossia il finanziamento del pacchetto di aiuti – ma scatenerebbe conseguenze a mo’ di effetto domino. La logica è stringente: se il mio conto corrente rischia di essere tassato pesantemente solo per il semplice fatto di “giacere” in un dato paese, cosa mi vieta di spostarlo altrove? E così i capitali fuggirebbero, con grave danno dell’economia che di quei soldi si serve. Se poi si parla di un prelievo non solo forzoso ma addirittura dissanguante, come quello proposto ai ciprioti (dal 6 al 10%) le conseguenze assumerebbero proporzioni ancora maggiori.

Nel caso Cipro non trovasse i cinque miliardi, ed è possibile nonostante la mano offerta dalla Russia, e si procedesse con il prelievo, si creerebbe un pericoloso precedente. Nessun investitore nell’Eurozona si sentirebbe più sicuro, men che meno nei paesi a rischio insolvenza come Spagna e Italia. Dalla paura alla fuga (dei capitali), poi, il passo sarebbe veramente breve.

In questi giorni di “paura da prelievo”, però, si fa fatica a ricordare che un prelievo del genere l’Europa – quando ancora non esisteva l’Euro, l’ha vissuto. Nello specifico, lo ha vissuto un paese: l’Italia. Esatto, gli italiani hanno già vissuto l’esperienza del prelievo dai conti correnti. E siamo ancora in piedi.

Pochi si ricordano la notte tra il 9 e il 10 luglio 1992. L’Italia era in crisi finanziaria, proprio come adesso, con gli avvoltoi della speculazione pronti a divorarla, proprio come adesso. Il Presidente del Consiglio Giuliano Amato varò alla chetichella un decreto legge che permetteva il prelievo una tantum del 6 per 1000 da tutti i conti correnti. Gli italiani si svegliarono con “centosettantesimo” dei loro risparmi devoluti, a loro insaputa, alla causa dell’Italia. Tutto si arrabbiarono, ma altro non accadde. Niente fuga di capitali, niente effetto contagio.

Le differenze con il caso di Cipro però sono due. La prima: il prelievo di Amato non fu preceduto da un dibattito politico, semplicemente fu pianificato e fu realizzato nel giro di qualche ora. Il mercato non ebbe nemmeno il tempo di spaventarsi e di concretizzare in termini azionistici quella paura. La seconda: il prelievo fu piccolo: circa un dieci volte inferiore rispetto a quello – eventuale – di Cipro.

Dunque, alla luce di questi fatti, non è da escludere un effetto contagio in Europa e una reazione catastrofista dei mercati. Non ci abitueremo mai alla loro emotività. Men che meno alle loro intenzioni speculatrici.