Il Portafoglio Perfetto: Sogno o Realtà?

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Quello del “portafoglio perfetto” è un ideale che viene perseguito, più che altro in linea teorica e nella letteratura economica, da qualche decina di anni. L’ideologo è Henry Browne, analista finanziario e politico di matrice liberale/liberista morto nel 2006.

Il portafoglio perfetto deve avere tre caratteristiche principali. Innanzitutto deve essere buono per tutte le stagioni: in tempi di crisi generale, in tempi di stabilità, quando questo o quel settore si trova in sofferenza e così via. In secondo luogo, deve essere sicuro: le perdite, anche in casi estremi, devono essere contenute. Infine, deve rendere. Il rapporto tra sicurezza e rendimento è complicato e riassumibile con il concetto “botte piena e moglie ubriaca”.

I requisiti del portafoglio perfetto, invece, sono due. Il primo è la diversificazione: è sempre preferibile depositare i propri risparmi in tanti posti diversi. Il secondo è una banalità, ma che non deve essere dimenticata: in finanza può capitare che due più due non faccia quattro, e che quello che sembrava certo si riveli, prima o poi, falso o incerto. Persino il titolo di Stato del paese più virtuoso cova in sé il pericolo del default.

Come si fa a costruire il portafogli perfetto? E’ piuttosto semplice. Bisogna pensare ai mercato come a un insieme di vasi comunicanti. Se un mercato crolla, probabilmente, da qualche parte, ce ne sarà uno che trae beneficio dal crollo e che cresce di conseguenza. La base è quindi rivolgersi a quattro macro-mercati. Browne rivela che il portafoglio perfetto è quello che prevede il 25% dei risparmi in azioni, il 25% in oro, il 25% in titoli di debito a breve termine e il restante 25% in titoli di debito a lungo termine. Tutto molto semplice.

Francesco Caruso, analista finanziario di Cicliemercati.it, cala questa ripartizione nel contesto di oggi. In buona sostanza, specifica ancora più dettagliatamente dove andrebbero posti i risparmi per assurgere al miglior rapporto rendimento-sicurezza. Per quanto riguarda il primo quarto, ossia quello da destinare alle azioni, Caruso suggerisce di spostare denaro verso le azioni dell’indice tedesco DAX 30. Il secondo quarto rimane invariato, quindi va destinato all’oro. Per quanto riguarda i titoli, la scelta è semplice: tra i titoli a breve termine spiccano i Ctz italiani, mentre tra i titoli a lungo termine, invece, spiccano i tanto famigerati bund tedeschi (pietra di paragone per lo spread).

Questo portafoglio, assicura Caruso, offre rendimenti notevoli: si parla dell’8,2% in dieci anni considerando in mezzo anche 3-4 anni di crisi più o meno profonda.

La conclusione di Caruso è la seguente: “Detenere in maniera equilibrata questi quattro asset è una garanzia per ogni fase di mercato, dalla contrazione all’accelerazione. C’è sempre una coppia di asset che funziona abbastanza meglio delle altre permettendo una rivalutazione del portafoglio in generale. E ogni qual volta c’è una crisi specifica su un asset ci sono almeno altri due strumenti capaci di controbilanciare questo effetto negativo”.

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