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Portafoglio 60/40 con ETF: funziona ancora nel 2026?

Il portafoglio 60/40 con ETF funziona ancora nel 2026? Scopri performance, ETF UCITS consigliati e alternative moderne.

Oggi voglio parlarti del più classico dei portafogli degli investitori. Sto parlando del portafoglio 60/40. Questi numeri stanno per 60% azioni, 40% obbligazioni. Due numeri che per decenni hanno dato forma ai portafogli di milioni di risparmiatori. Poi è arrivato il 2022, dodici mesi da dimenticare: -16%. Titoloni sui giornali, previsioni catastrofiche, il rito funebre del 60/40.

Tre anni dopo quel tracollo, i numeri raccontano una storia diversa. Vanguard ha calcolato che il portafoglio 60/40 globale, dalla fine del 2022 a settembre 2024, ha accumulato un +29,7%. E sul decennio 2014-2024, il rendimento annualizzato resta al 6,9%. Non è un fuoco d’artificio, ma nemmeno il cadavere che qualcuno aveva descritto.

Se stai ragionando su come allocare i tuoi risparmi nel 2026, qui cerco di fare un ragionamento insieme a te: la logica del 60/40, i numeri veri dell’ultimo decennio, cosa è andato storto nel 2022 e cosa cambia oggi. In questa guida, per completezza, ti riporto anche gli ETF UCITS con cui costruirlo, il confronto con tre alternative e la parte operativa: tasse, broker, PAC e ribilanciamento.

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Cos’è il portafoglio 60/40 e come funziona

L’idea di partenza è semplice. Le azioni, nel lungo periodo, hanno battuto tutte le altre asset class tradizionali in termini di rendimento. Il rovescio della medaglia? Un portafoglio tutto azionario può perdere il 30-40% in un anno brutto, e reggere quel colpo richiede stomaco. Le obbligazioni rendono meno, ma storicamente hanno fatto il percorso opposto alle azioni. Quando l’economia frena e le banche centrali tagliano i tassi, il valore dei bond a tasso fisso sale, ammortizzando le perdite della parte azionaria.

Questo meccanismo, ovvero la decorrelazione, ha retto per decenni. Tra il 2000 e il 2021 la correlazione media tra azioni globali e obbligazioni globali è stata del -7%: quando una saliva, l’altra tendeva a scendere o almeno a stare ferma. Il 60% in azioni ti dà la crescita. Il 40% in bond fa da cuscinetto e porta la volatilità del portafoglio dal 15-20% di un 100% azionario al 10-12%.

Perché proprio quelle percentuali? Le simulazioni storiche mostrano che la ripartizione 60/40 si avvicina al punto di miglior rapporto rendimento-rischio per chi ha almeno dieci anni davanti e una propensione al rischio moderata. Salire al 70-80% di azioni aggiunge poco rendimento ma fa impennare le oscillazioni. Scendere al 40-50% toglie rendimento senza regalare una tranquillità proporzionale.

Approfondimento Come creare un portafoglio investimenti nel 2026 Leggi l'approfondimento →

Come si costruisce in pratica con gli ETF

Con gli ETF il portafoglio 60/40 è alla portata di chiunque abbia un conto titoli. Servono due strumenti: un ETF azionario globale (mercati sviluppati più emergenti) e un ETF obbligazionario globale con copertura valutaria in euro. Li compri nelle proporzioni 60/40 e una volta all’anno ribilanci, vendi un po’ dell’asset che ha corso di più, compri quello rimasto indietro.

Dall’Italia la strada più comoda passa da ETF UCITS armonizzati, quotati su Borsa Italiana e accessibili tramite qualsiasi broker online. Il costo annuo (TER) sta tra lo 0,10% e lo 0,25%, una distanza enorme dall’1,5-2,0% di un fondo bilanciato a gestione attiva. Su 50.000€ investiti, risparmi tra 650€ e 950€ l’anno solo in commissioni.

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Performance storica del portafoglio 60/40: i numeri reali

Rendimenti decennali dal 2014 al 2024

Il portafoglio 60/40 globale ha reso il 6,9% annualizzato nel decennio 2014-2024, secondo Vanguard (dati Bloomberg e FactSet). In termini concreti: 10.000€ investiti a inizio 2014 sono diventati circa 19.500€ a fine 2024, prima delle tasse. La volatilità? Tra il 10 e il 12% annuo, grosso modo la metà di un portafoglio tutto azionario.

Anno per anno i rendimenti ballano parecchio, dal +20,1% del 2019 al -16% del 2022. Ma è la media che conta per chi investe su un orizzonte decennale. La tabella qui sotto mostra l’andamento completo.

Anno

Rendimento annuo (%)

Valore cumulato (base 100)

2016

+7,8%

107,8

2017

+5,2%

113,4

2018

-3,5%

109,4

2019

+20,1%

131,4

2020

+5,4%

138,5

2021

+14,2%

158,2

2022

-16,0%

132,9

2023

+12,5%

149,5

2024

+11,8%

167,1

2025*

+8,2%

180,8

Fonte: elaborazione su dati Vanguard *2025: dato stimato al 30/06/2025. Rendimenti in EUR, al lordo della fiscalità italiana.

Il 2022: l’anno in cui azioni e bond sono crollati insieme

Nel 2022 è successo qualcosa di strano: azioni e obbligazioni sono scese nello stesso momento, per la prima volta in vent’anni. Fed e BCE hanno alzato i tassi con decisione per frenare l’inflazione. Le azioni hanno sofferto il rialzo del costo del denaro, i bond hanno perso quota perché il loro prezzo cala quando i tassi salgono. La rete di sicurezza si è strappata.

Probabilmente il 60/40 ha funzionato perché operava in un mondo dominato da shock di domanda. In quel contesto le banche centrali potevano abbassare i tassi durante le recessioni, facendo salire i bond mentre le azioni scendevano. Lo shock del 2022 è arrivato dall’offerta, catene logistiche bloccate, guerra in Ucraina, caro energia, e le banche centrali hanno dovuto alzare i tassi mentre l’economia già rallentava.

Risultato: il portafoglio 60/40 ha chiuso a -16%. Per fare un confronto, il Bloomberg Commodity Index in euro ha messo a segno un +22% nello stesso anno.

La ripresa 2023-2025: il recupero è arrivato

Il recupero è stato più veloce del previsto. Secondo Vanguard, a settembre 2024 il portafoglio 60/40 globale aveva accumulato un +29,7% dai minimi di fine 2022. Già nel 2023 la correlazione negativa tra azioni e bond si è riassestata: i bond hanno ripreso il loro ruolo di cuscinetto.

Nel 2025 il quadro è migliorato ulteriormente. I tassi stanno scendendo gradualmente, ma restano a livelli che danno ai bond governativi europei un rendimento del 3-4% annuo. Vanguard stima un rendimento reale del 3,4% annuo per un 60/40 globale nel prossimo decennio cioè circa il 5-5,5% nominale. Meno della media storica, ma abbastanza per far crescere un patrimonio.

Rendimento cumulato del portafoglio 60/40 globale dal 2016 al 2025.

Perché il portafoglio 60/40 è stato messo in discussione dopo il 2022

Il problema della correlazione positiva azioni-obbligazioni

La decorrelazione tra azioni e bond non è una costante e non è qualcosa di automatico. Ha sorpreso perchè veniva data in qualche modo per scontata. È una relazione statistica legata al contesto macroeconomico. Con inflazione bassa, le banche centrali possono tagliare i tassi durante le recessioni, e i bond salgono mentre le azioni scendono. Con inflazione alta e persistente, le banche centrali alzano i tassi qualunque cosa succeda all’economia, e azioni e bond si muovono nella stessa direzione.

Era già successo negli anni Settanta, durante l’altra grande ondata inflattiva del dopoguerra: il 60/40 aveva chiuso in positivo solo due anni su sei, con due crolli a doppia cifra consecutivi. Nel 2022 lo schema si è ripetuto, ma con una differenza: le banche centrali stavolta hanno agito più in fretta, e l’inflazione è rientrata in un paio d’anni invece di dieci.

Tassi a zero e rendimenti obbligazionari compressi

La seconda critica al 60/40 è più strutturale e riguarda il decennio 2010-2020. Con i tassi della BCE a zero (o sotto zero) e i bond governativi che rendevano lo 0-1% annuo, il 40% in obbligazioni contribuiva poco al rendimento. La funzione di ammortizzatore resisteva, in parte, ma il rendimento cedolare era quasi inesistente.

Oggi il quadro è cambiato. I titoli di stato europei rendono il 3-4% e i tassi restano sopra il livello neutrale. I bond offrono sia un rendimento cedolare apprezzabile sia margine di apprezzamento se la BCE taglia ancora. Per chi costruisce un 60/40 nel 2026, la parte obbligazionaria ha più senso di quanto ne abbia avuto in tutto il decennio precedente.

Ecco ad esempi alcuni ETF interessanti sulle obbligazioni:

# ETF Ticker TER AUM Perf 1Y Perf 3Y Voto Compra
1 iShares $ Treasury Bond 0-1yr UCITS ETF IB01.L 0,07% 17,3 mld € +4,0% +14,9% 8.7 Compra →
2 Vanguard EUR Eurozone Government Bond UCITS ETF (EUR) Accumulating VGEA.DE 0,07% 5,0 mld € +0,6% +8,6% 8.7 Compra →
3 Xtrackers II Eurozone Government Bond 1-3 UCITS ETF 1C DBXP.DE 0,10% 3,5 mld € +1,1% +8,6% 8.5 Compra →
4 iShares Core € Govt Bond UCITS ETF SEGA.MI 0,07% 5,2 mld € -1,9% +2,2% 8.3 Compra →
5 Amundi Euro Government Tilted Green Bond UCITS ETF Acc CB3G.DE 0,14% 3,5 mld € +0,3% +8,0% 8.3 Compra →

Fonte: webeconomia.it, dati al 16 Settembre 2026. Voto calcolato secondo la nostra metodologia.

Come costruire un portafoglio 60/40 moderno con ETF UCITS nel 2026

Opzione 1: due ETF separati (fai-da-te)

La versione più flessibile richiede due acquisti. Per il 60% azionario, il Vanguard FTSE All-World UCITS ETF (ticker VWCE, ISIN IE00BK5BQT80): oltre 3.700 azioni in 60 paesi, costo annuo dello 0,22%, accumulazione automatica dei dividendi.

Per il 40% obbligazionario, il Vanguard Global Aggregate Bond UCITS ETF EUR Hedged Accumulating (VAGF, ISIN IE00BG47KH54): bond governativi e corporate investment grade globali, TER dello 0,10%, copertura del rischio cambio in euro. Questo secondo punto non è secondario: le oscillazioni del cambio EUR/USD possono mangiarsi in un attimo il rendimento cedolare di un intero anno.

ETF

Ticker

ISIN

TER

AuM (mln €)

Copertura EUR

Vanguard FTSE All-World UCITS (Acc)

VWCE

IE00BK5BQT80

0,22%

15.000+

No

Vanguard Global Agg. Bond EUR Hdg (Acc)

VAGF

IE00BG47KH54

0,10%

2.146

Vanguard LifeStrategy 60% Equity (Acc)

V60A

IE00BMVB5P51

0,25%

879

Parziale

Dati aggiornati a giugno 2026. AuM = Asset under Management.

Opzione 2: ETF multi-asset tutto-in-uno

Se preferisci non pensarci, il Vanguard LifeStrategy 60% Equity UCITS ETF (V60A, ISIN IE00BMVB5P51) fa il lavoro al posto tuo. Un singolo strumento con allocazione 60/40 e ribilanciamento automatico. Costa lo 0,25% annuo, un filo in più rispetto alla combinazione fai-da-te (0,17% medio ponderato), ma in cambio elimini ogni operazione di manutenzione.

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+29,9%
Andamento prezzo

Il patrimonio gestito ha toccato circa 879 milioni di euro a giugno 2026 e cresce stabilmente dal lancio nel dicembre 2020. Lo trovi su Borsa Italiana in versione ad accumulazione o a distribuzione. Per chi vuole investire e voltare pagina, è la scelta meno impegnativa.

Copertura valutaria: serve davvero?

Per i bond, sì. Le oscillazioni EUR/USD possono azzerare o raddoppiare il rendimento cedolare di un anno. La copertura EUR hedged sulla parte obbligazionaria riduce la volatilità senza costare rendimento nel lungo periodo.

Per le azioni, no. Su orizzonti di 10-20 anni le fluttuazioni valutarie si compensano, e il costo della copertura erode il rendimento senza vantaggi apprezzabili. La combinazione raccomandata è un ETF azionario globale senza copertura (VWCE) più un ETF obbligazionario con copertura in euro (VAGF).

Alternative al portafoglio 60/40: quale scegliere nel 2026

Portafoglio 50/30/20 con oro e materie prime

Il punto debole del 60/40 è la mancanza di una terza gamba che protegga dall’inflazione. Il 50/30/20, ovvero 50% azioni, 30% bond, 20% oro e materie prime, copre questo vuoto. I numeri lo confermano: nella crisi 1973-1974 un portafoglio con il 30% in oro avrebbe battuto il 60/40 di oltre 20 punti. Nel 2022 ha contenuto la perdita al -7% contro il -16% del classico.

Il rovescio della medaglia? Nei periodi di inflazione bassa e borse in salita, come il decennio 2010-2020, oro e materie prime restano al palo e trascinano giù il rendimento complessivo. Più protezione quando le cose vanno male, meno rendimento quando vanno bene.

All-Weather Portfolio di Ray Dalio

L’All-Weather di Dalio bilancia il rischio, non le quote. Composizione: 30% azioni, 40% bond a lungo termine, 15% bond a breve, 7,5% oro, 7,5% materie prime. L’idea è avere qualcosa che funziona in ognuno dei quattro possibili scenari economici, come ad esempio crescita, recessione, inflazione, deflazione.

Portafoglio All wether

Le oscillazioni sono ridotte e nel 2022 il portafoglio ha perso il -7%, meno della metà del 60/40. Il lato negativo è il rendimento atteso nei cicli positivi: con solo il 30% in azioni, quando le borse corrono resti indietro. È un portafoglio per chi dà priorità alla tranquillità sul rendimento.

Approfondimento Lazy portfolio: come funzionano Leggi l'approfondimento →

Permanent Portfolio di Harry Browne

Harry Browne ha spinto la diversificazione al massimo: 25% azioni, 25% bond a lungo termine, 25% oro, 25% cash o bond a brevissima scadenza. Ogni quarto è legato a uno scenario economico specifico: prosperità, deflazione, inflazione, recessione.

I drawdown storici sono tra i più bassi di qualsiasi portafoglio passivo. Ma il 25% in azioni può essere troppo poco per un trentenne con vent’anni davanti, che rischia di sacrificare rendimento in cambio di una stabilità di cui forse non ha bisogno. Per chi ha un orizzonte breve o un patrimonio consistente da difendere, può essere una scelta ragionevole.

Portafoglio

Composizione

Rend. medio annuo*

Max drawdown*

Volatilità*

60/40 Classico

60% azioni, 40% bond

6,5-7,0%

-16% (2022)

10-12%

50/30/20 con Oro

50% azioni, 30% bond, 20% oro

6,0-6,5%

-7% (2022)

9-11%

All-Weather (Dalio)

30% az., 40% bond LT, 15% bond BT, 15% commodities

5,5-6,0%

-7% (2022)

7-9%

Permanent (Browne)

25% az., 25% bond LT, 25% oro, 25% cash

5,0-5,5%

-5% (2022)

6-8%

*Valori indicativi basati su backtest storici 2010-2025 in EUR. I rendimenti passati non garantiscono risultati futuri.

Composizione a confronto dei 4 portafogl

Composizione a confronto dei 4 portafogli.

Aspetti pratici per l’investitore italiano: fiscalità, broker e PAC

Tassazione degli ETF in Italia: il 26% sui capital gain

I guadagni sugli ETF in Italia sono sottoposti come sempre ad un’aliquota del 26%. Ma c’è un aspetto che molti investitori non conoscono: la parte di rendimento legata a titoli di stato italiani o di paesi in white list paga solo il 12,5%. Su un ETF obbligazionario globale con una quota consistente di governativi, il risparmio fiscale può fare la differenza.

Gli ETF UCITS armonizzati, quelli per intenderci con ISIN che inizia per IE o LU, domiciliati in Irlanda o Lussemburgo, funzionano con il regime amministrato dei broker italiani. Con quel regime è il broker a gestire tutto il lato fiscale, senza che tu debba dichiarare nulla nel 730. Se invece usi un broker estero (eToro, Interactive Brokers), ti tocca il regime dichiarativo e il quadro RW.

Approfondimento Tassazione ETF in Italia: come funziona, quanto si paga e come ottimizzare nel 2026 Leggi l'approfondimento →

Broker italiani per costruire il portafoglio 60/40

Le opzioni per comprare ETF su Borsa Italiana non mancano. Fineco parte da 19€ per operazione (piano standard) ma ha un’interfaccia completa e servizi integrati.

Per chi vuole automatizzare, il PAC mensile è la via più efficace. IG e Fineco lo permettono a partire da 50-100€ al mese. Acquisti ricorrenti, stesso giorno ogni mese, senza chiedersi se sia il momento giusto. Conta la regolarità, non il timing.

Ecco alcuni dei migliori broker per costruire un portafoglio:

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Ribilanciamento: quando e come farlo

Dopo un anno di mercato il tuo portafoglio non sarà più al 60/40. Se le azioni hanno corso più dei bond, magari sei finito al 65/35. Ribilanciare significa vendere un po’ di azionario e comprare obbligazionario per tornare al rapporto iniziale.

Due approcci: a calendario (ogni gennaio, per esempio) o a soglia (quando una componente si scosta di oltre il 5% dal target). Il calendario è più semplice e meno soggetto a decisioni d’impulso. Se vuoi risparmiare sulle tasse, ribilancia con i nuovi versamenti: invece di vendere e generare un capital gain tassabile, dirigi i prossimi acquisti verso la componente sottopesata.

Qui sotto trovi il nostro approfondimento sul ribilanciamento che puoi consultare.

Approfondimento Ribilanciamento del portafoglio: ecco come farlo<br /> Leggi l'approfondimento →

Domande frequenti sul portafoglio 60/40 con ETF

Il portafoglio 60/40 è adatto a chi inizia a investire?

Sì. Due ETF, un ribilanciamento all’anno, non serve altro. Se vuoi zero manutenzione, il Vanguard LifeStrategy 60 gestisce tutto con un singolo acquisto.

Quanto devo investire come minimo per un portafoglio 60/40 con ETF?

Non c’è un minimo. Con un PAC parti da 25-50€ al mese. Anche 1.000€ in un’unica soluzione bastano per comprare i due ETF nelle proporzioni giuste. Conta la costanza, non la cifra di partenza.

Il 60/40 protegge davvero dall’inflazione?

Non automaticamente. Nel 2022, con inflazione elevata e tassi in salita, ha perso il 16%. Per una copertura più robusta, dedica il 10-20% a oro o materie prime (passando a un 50/30/20) oppure aggiungi bond indicizzati all’inflazione nella parte obbligazionaria.

Considerazioni finali

E siamo arrivati alle conclusioni di questa lunga guida. Dopo aver guardato i numeri dell’ultimo decennio, analizzato cosa è andato storto nel 2022 e valutato le condizioni attuali, cerchiamo di ragionare insieme. Il portafoglio 60/40 non è morto. Non è perfetto. È uno strumento che ha funzionato nella gran parte dei contesti di mercato degli ultimi quarant’anni, con un punto debole serio: i periodi di inflazione elevata con shock dal lato dell’offerta.

Se investid all’Italia e cerhi semplicità, il 60/40 con il VWCE di Vanguard (azioni) e il VAGF (bond) offre diversificazione globale con costi sotto lo 0,18% annuo. Se non vuoi neanche occuparti del ribilanciamento puoi scegliere i prodotti in stile Life Strategy per intenderci.

E le alterrnative? Ne abbiamo viste alcune come il 50/30/20 con oro, All-Weather, Permanent Portfolio, che devi come sempre valutare tu. La scelta (come sempre) dipende da te: quanto rischio tolleri, quanto tempo hai davanti, quanta voglia hai di occuparti del portafoglio.

Punta più a questi aspetti più che alle percentuali della composizione che contano sicuramente ma non sono l’unica cosa a cui devi fare attenzione.

Per iniziare è fondamentale partire da broker regolamentati. Vi lasciamo con i link ufficiali che sono mediati dal server di WebEconomia in modo da garantire l’accesso sicuro:

Sono le migliori piattaforme con cui potete operare su ETF ed azioni.

Domenico Sacchi

Digital marketing specialist | Blockchain enthusiast | Mi occupo di temi legati alla finanza personale, investimenti e trading sulle criptovalute da oltre 15 anni.

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