Politiche Economiche: le anime del PD

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Il Partito Democratico è il più grande partito italiano. Come tale, non può che essere contraddistinto da correnti e fazioni interne. Il dibattito all’interno del Pd è sempre acceso – anche se raramente raggiunge livelli di allarme. La sua collocazione politica, già di per sé, è sinonimo di pluralità: centrosinistra. Le anime che lo compongono sono essenzialmente due: quella liberal-sociale e quella socialdemocratica. A queste anime corrispondono anche due visioni diverse di vedere l’economia. Una è più vicina al liberismo, l’altra è più vicino all’impianto keynesiano.

Le due visioni economiche trovano i propri alfieri in un paio di uomini politici di spicco. Stefano Fassina, keyenesiano “di maniera”; Enrico Morando e Francesco Boccia, più tendenti al liberismo.

Che Stefano Fassina preferisca Keynes non è un mistero nell’ambiente politico ed economico. Persino Mario Monti, liberale e liberista, se n’è accorto e anzi gli rivolge critiche proprio basandosi su tale evidenza. Keynesiano, per il presidente del Consiglio, è sinonimo di vecchio ed estremista. Sicché non ha stupito la dichiarazione di qualche settimana secondo cui Monti consiglia a Bersani “di silenziare le ali del suo schieramento come quelle impersonate da Fassina e Vendola”.

La distanza tra Monti e Fassina è evidente anche nelle continue dichiarazioni di quest’ultimo, pronunciate durante i dodici mesi del governo tecnico. Le critiche, oltre a essere forti, hanno sempre posseduto una certa coloritura keyensiana: Monti si cura solo del lungo periodo, a Monti interessa solo il bilancio e via dicendo.

La prova provata che Fassina “la pensa come Keynes” sta nelle proposte che il consulente economico del Pd lancia dalle principali piattaforme di comunicazione. La soluzione alla crisi economica sarebbe il rilancio della domanda interna, da effettuare in un contesto di provvedimenti anti-ciclici. Proprio gli antidoti promossi, in quattro decenni, dalle politiche di Keynes.

Fassina, pur in un clima di concordia, sarò costretto prima o poi a fare i conti con i “liberisti” del PD. Le virgolette sono d’obbligo, visto che chi appartiene allo schieramento di centrosinistra si guarda bene dal definirsi tale. Molte personalità, però, si dichiarano vicini a Monti dal punto di vista delle politiche economiche, e dunque scatta la proprietà transitiva: esistono liberisti nel Pd, e tra questi spiccano Francesco Boccia e Enrico Morando. In particolare quest’ultimo, piuttosto “montaniamente” pone come priorità il risanamento del bilancio rispetto alle politiche per la crescita. Ciò risulta evidente dal tipo di proposte che lui giudica prioritarie in tempi di crisi, tutte misure atte a ripristinare una stabilità finanziare piuttosto che rilanciare la crescita e la domande interna (esposte in un saggio di qualche tempo fa): tagli alla Pubblica Amministrazione, tassazione sulla prima casa (poi adottata con l’introduzione dell’IMU), trasparenza dei conti pubblici e apertura ai mercati.