Cos’è la Politica Monetaria

La politica monetaria uno dei grandi argomenti che occupano quotidianamente l’agenda politica dell’Europa. Si tratta di un tema tra i più ostici, sicché le informazioni che i media trasmettono possono essere così semplificate da risultare, alla fine dei giochi, poco veritiere. Conoscere il vero significato del termine “politica monetaria” rappresenta pertanto un primo passo per difendersi dalla cattiva informazione.

Politica monetaria

Per politica monetaria si intende l’insieme delle scelte che un policymaker produce al fine di raggiungere degli obiettivi che riguardano la moneta e, più in generale, la situazione creditizia di un paese. Questa definizione è senz’altro corretta ma non immediatamente accessibile.

Innanzitutto, va definito il concetto di policymaker. Questi, semplicemente, è colui che è deputato a una scelta che incide sulla collettività. I policymaker delle politiche monetarie sono generalmente le banche centrali – la Bce in Europa e la Fed negli Stati Uniti – mentre in alcuni paesi particolarmente interventisti dal punto di vista economico possono essere anche i ministeri dell’economia.

Per comprendere il significato di politica monetaria occorre “introdurre” il suo fratello maggiore, ossia la politica fiscale. Questa è di quasi esclusiva competenza dei ministeri (dell’economia, del lavoro, ecc.) e ha come obiettivo quello di agire sulle variabili che non riguardano direttamente la valuta, bensì l’economia reale: la pressione fiscale, la spesa pubblica, il tasso di disoccupazione e così via.

Si può affermare che la politica monetaria agisce sulla moneta, mentre la politica fiscale agisce nell’economia reale. E’ ovvio, però, che la politica monetaria ha comunque un effetto sul sistema in quanto tutti gli scambi economici si realizzano per mezzo della moneta.

Agire sulla moneta, comunque, può voler dire molte cose. Innanzitutto, può voler dire agire sul valore della moneta. Nessun istituto può decidere con perfezione e in maniera diretta il valore della valuta, anche perché questo non è un parametro assoluto ma dipende sempre da un altro termine di paragone – che può essere l’oro o una valuta rifugio.

In questo senso, uno degli obiettivi più diffusi delle banche centrali riguarda il prezzo. L’inflazione – ossia l’aumento dei prezzi – va tenuta a bada. Non deve essere né troppa né troppo poca. Nel primo caso, si eroderebbe il potere d’acquisto della popolazione; nel secondo caso, l’economia si fermerebbe perché si creerebbe un pericolosissimo circolo vizioso.

Per raggiungere questo obiettivo, la politica monetaria mette a disposizione strumenti di vario tipo. Quello più utilizzato è la leva del costo del denaro. Le banche centrali possono decidere a quale interesse prestare il denaro alle banche commerciali – che poi lo “passeranno” a famiglie e imprese. Se l’interesse è alto, verrà richiesto meno denaro e la quantità di moneta diminuirà. Viceversa, se l’interesse è basso, verrà richiesto più denaro e la quantità di moneta aumenterà.

La quantità di moneta è un parametro importante. Per la teoria della circolazione di moneta, infatti, essa è direttamente proporzionale all’inflazione. Il risultato, a dire il vero, non è così scontato ma in genere si aumentano i tassi quando si ha la necessità di alzare i prezzi al consumo e si abbassano i tassi quando si ha la necessità di diminuire i prezzi al consumo.

La leva del tasso di interesse è utilizzata anche per un altro obiettivo: ridurre la stretta al credito. Quando le banche commerciali offrono pochi prestiti a famiglie e imprese – come in questo periodo – aumentare la loro liquidità può rappresentare una soluzione.

Quello dei tassi di interesse è uno strumento base. Alcune banche centrali molto “potenti” hanno a disposizione altri strumenti. Uno di questi è il Quantitative Easing – tipico della Fed – grazie al quale viene immessa “liquidità a piacere”. Il procedimento prevede l’acquisto di titoli di Stato da parte della banca centrale. Il Governo decide dunque la somma che va “immessa” e la banca la fornisce.

In genere, le misure finalizzate ad aumentare la quantità di moneta vengono chiamate politiche monetarie espansive; le misure finalizzate a diminuire la quantità di moneta vengono invece chiamate politiche monetarie restrittive.

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