Politica Monetaria: Mario Draghi e le armi spuntate della BCE

mario-draghi-bce-armi-spuntate

Mario Draghi, presidente della Bce, ha raccolto ancora una volta giudizi positivi qualche giorno fa, quando ha annunciato che la politica monetaria rimarrà “accomodante” per molto tempo ancora. Per i profani, ciò significa che i tassi di riferimento rimarranno bassi o si abbasseranno ancora di più. Per tassi di riferimento si intende il tasso a cui la banca centrale presta denaro alle banche commerciali. Si tratta di una misura che incoraggia i prestiti delle banche commerciali agli altri soggetti economici: imprese, famiglie, enti pubblici e privati etc. Si tratta, in estrema sintesi, di politica monetaria espansiva, utile a immettere liquidità nel mercato allo scopo di far ripartire l’economia.

Si tratta, purtroppo, di un’arma spuntata. Almeno rispetto ad altri strumenti di politica economica che l’Europa non può mettere in campo (per trattato) e che invece Stati Uniti, Giappone e Cina possono mettere. I principali competitor della Ue possono mettere in campo misure extra-strong, e lo stanno facendo. Una di queste misure è il Quantitative Easing, ossia l’acquisto “gratis” di titoli di debito nazionali da parte della banca centrale. Lo sta facendo l’americana Fed e, in maniera ancora più massiccia, la Bank of Japan. Misura, questa, in grado di porre nell’economia reale una grande quantità di denaro, di farlo in maniera efficace, di farlo in maniera rapida. L’unico effetto collaterale è l’inflazione, che all’Europa fa una paura matta (questo il principale motivo per cui il QE da noi non si può fare) ma che all’estero non sta – miracolosamente o forse no – causando nulla di catastrofico.

Il Quantitative Easing funziona, al netto degli effetti collaterali, meglio dell’abbassamento dei tassi di riferimento perché è una misura diretta e a colpo sicuro. In breve, la banca centrale presta denaro allo Stato, punto. Con la misura “draghiana”, che comunque è ampiamente utilizzata dappertutto (ma non da sola), l’immissione di denaro nell’economia reale è faticosa, lenta, non completa. Questo perché si basa sul “buon cuore” delle banche commerciali o, meglio, su un processo psicologico che è poi una sorta di tiro ai dadi. Con un tasso di riferimento basso, alle banche commerciali conviene prestare denaro a famiglie e imprese. Con un tassi di riferimento basso, alle banche commerciali non conviene tenere il denaro fermo in saccoccia. Ma vantaggio non vuol dire garanzia e, soprattutto, non previene il morbo della speculazione. Una banca potrebbe benissimo prestare a interessi alti anche dopo aver ricevuto denaro a interessi bassissimi.

Quella di Draghi è un’arma spuntata e, quel che peggio, sembra solo un’arma tattica, senza sostanza. Tattica perché potrebbe essere solamente una mossa per calmare i mercati ma senza un effetto chiaro sull’economia reale. La dichiarazione sull’ulteriore abbassamento dei tassi è giunta dopo una settimana orribile per la borsa, gettata nel panico per l’annuncio della conclusione del Quantitative Easing made in Usa. Draghi potrebbe aver detto quello che ha detto per compensare, con un annuncio di politica monetaria espansiva, l’annuncio “negativo” della Federal Reserve. Basterà? I dubbi sono tanti, sebbene in passato sia bastato un annuncio di Draghi per calmare i mercati (“Faremo di tutto, ma proprio di tutto per salvare l’euro”).