Politica Monetaria: le differenze tra BCE e FED

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La Banca Centrale Europea e la Federal Reserve sono le banche più famose e più importanti del pianeta. Sono omologhe l’un l’altra, ossia ricoprono lo stesso ruolo e la stessa funzione. La Bce è la banca principale dell’Unione Europea, La Fed è la banca principale degli Stati Uniti.

Omologhe, sì, ma nient’affatto identiche. Tra i due istituti permangono pesanti differenze. Differenze che corrispondono a due modi diversi di intendere l’economia – e soprattutto il rapporto tra economia e Stato – e che implicano conseguenze importanti a livello di politica economica.

La differenza principale è che la Federal Reserve può “stampare moneta”, la Banca Centrale Europa, no. E’ necessario specificare cosa si intende per “stampare moneta”. Quando una banca stampa moneta non sta creando banconote a casaccio ma, semplicemente, sta comprando direttamente i titoli di debito emessi dal Tesoro nazionale, finanziando così quest’ultimo. Questo procedimento assume il suggestivo nome di Quantitative easing.

Ebbene, la Fed può eseguire il Quantitative easing mentre la Bce no. Perché? Senza addentrarci nel regolamento dell’Unione Europea, si può asserire che alla base di tale impossibilità vi è la paura dell’inflazione. Stampare moneta equivale a immettere liquidità nel sistema, cosa che produce inflazione. Si dà il caso che “l’azionista di maggiornza” dell’Unione Europea sia la Germania, paese storicamente timoroso dell’inflazione. Storica, infatti, è stata l’iperinflazione che colpì i tedeschi nel primo dopoguerra (nel 1919 servivano i quadrilioni di marchi per comprare il pane), evento che li ha segnati profondamente.

Questa paura è reale? Certo, l’inflazione è un problema, soprattutto quando non è controllabile. Anche l’Italia lo sa bene, visto che durante gli anni Ottanta ha subito un aumento galoppante dei prezzi. La cosa però deriva, più che dall’immissione di denaro nel sistema (che comunque si attesta a livelli elevati) dagli squilibri della bilancia commerciale. Oggi questi squilibri non ci sono e non possono esserci (l’euro serve a questo) e dunque il Quantitative easing non causerebbe un processo inflattivo ingestibile. La gestibilità dell’inflazione da “Qe” è comprovata anche da quanto accaduto negli Stati Uniti. La Fed ha in tre anni immesso qualcosa come 4000 miliardi di dollari; l’inflazione è aumentata sì, ma non ha mai raggiunto il 4% anno su anno.

E allora forse sarebbe il caso che la Germania e l’Unione Europea si scrollassero di dosso i traumi infantili e permettessero alla Bce di comportarsi come la Fed. Questa, infatti, grazie alla massiccia immissione di liquidità è riuscita a imprimere una svolta alla crisi negli Stati Uniti, come dimostrano i dati confortanti sull’occupazione in novembre (stiamo parlando ancora degli Usa). Dal Quantitative easing, che è una manovra di politica monetaria , dipende infatti la politica fiscale del Governo. A una politica monetaria espansiva – attuabile grazie al Qe – corrisponde una politica fiscale espansiva, ossia l’abbassamento delle tasse e gli investimenti statale.

Insomma, la risoluzione della crisi è ha portata di mano. E’ sufficiente che la Bce cambi rotta.

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