Politica Economica: ecco che cos’è

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In questi anni l’economia ha preso il sopravvento nel dibattito pubblico. Il merito – o la colpa – di ciò va alla crisi, le cui istanze hanno spazzato via dall’agenda politica qualsiasi altro tema. Contrastare la recessione e l’aumento della disoccupazione sono due imperativi totalizzanti.

In questo contesto, anche i cittadini comuni cominciano a trovare familiari termini che, in teoria, dovrebbero essere appannaggio di esperti o di addetti ai lavori. Tra queste espressioni spicca “politica economica”. Che cos’è, e in che modo influisce sul destino delle persone?

Per politica economica, ufficialmente, si intende lo studio degli interventi sull’economia realizzati da enti pubblici e da enti privati. Per estensione – ed è questo ciò che conta – si intende anche l’insieme di azioni che tali soggetti intraprendono per esercitare un qualche effetto sull’economia.

La politica economica si divide in politica di bilancio (o fiscale) e politica monetaria. La prima riguarda le tasse e la spesa pubblica. Si definisce politica di bilancio espansiva quell’insieme di azioni che consiste nella riduzione delle tasse e nell’aumento della spesa pubblica per investimenti. Si definisce politica di bilancio restrittiva quell’insieme di azioni che consiste nell’aumento delle tasse e nella riduzione della spesa pubblica per investimenti. Secondo la teoria keynesiana, le politiche di bilancio espansive creano crescita economica perché tanto la riduzione delle tasse quanto l’aumento degli investimenti pubblici creano domanda aggregata, che equivale a dire consumi, posti di lavoro e punti di Pil. Secondo i monetaristi, che contrastarono Keynes e in ultima istanza lo sconfissero, la politica di bilancio espansiva è rischiosa perché non è detto che ispiri la crescita e, soprattutto, è certo che aumenti il deficit pubblico e il debito.

La politica monetaria consiste nella regolazione dell’offerta di moneta, ossia della quantità di denaro presente nel sistema economico. Si tratta di una funzione molto importante tanto per i keynesiani quanto per i monetaristi. Per i primi, dalla quantità del denaro presente nell’economia reale dipende la possibilità, per gli attori economici, di spendere, di aumentare i consumi e di sostenere la domanda aggregata. Per i secondi, dallo stesso elemento dipende l’inflazione. Secondo la teoria della circolazione della moneta, infatti, dalla quantità di quest’ultima dipendono i prezzi. Se la moneta aumenta, il rischio è l’aumento dell’inflazione.

Sicché, si definisce politica monetaria espansiva quell’insieme di azioni che punta all’espansione della massa monetaria presente nel sistema economico; e si definisce politica monetaria restrittiva quell’insieme che intende ridurre la massa monetaria. Entrambi le dottrine – keynesiana e monetarista – sono concordi a ritenere la politica monetaria restrittiva come potenzialmente recessiva.

Come si conduce la politica monetaria? Per regolare la quantità di denaro le banche centrali, su possibili indicazioni dell’esecutivo, hanno a disposizione vari strumenti. Le banchi più interventiste, per esempio, possono utilizzare il Quantitative Easing, in gergo “stampa di moneta”. Più concretamente, con il QE il Tesoro emette titoli di debito i quali, anziché essere acquistati nel mercato a un tasso di interesse gravoso per l’economia nazionale, vengono acquistati dalla banca centrale praticamente a costo zero. Altre banche meno “intraprendenti”, coma le Bce, hanno a disposizione strumenti più leggeri (condivisi da tutte le banche centrali) come la modulazione dei tassi di riferimenti. Per tassi di riferimento si intende l’interesse al quale la banca centrale presta denaro alle banche commerciali. E’ chiaro che abbassare i tassi vuol dire spingere gli istituti a chiedere denaro. Denaro a che a sua volta, in un sistema di trasmissione ben funzionante, viene distribuito a famiglie e imprese. In breve, abbassare i tassi equivale a realizzare una politica monetaria espansiva. Viceversa, alzare i tassi vuol dire realizzare una politica monetaria restrittiva.

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