Politica Economica Europea: la Germania ha la memoria corta

euro-germania

In un editoriale a Il Sole 24 ore il famoso giurista Guido Rossi ha analizzato l’attuale politica economica europea. Ha concluso – ma è una conclusione a cui stanno arrivando in molti – che l’ideale dell’austerity fa male all’economia del continente. Ha concluso, anche, che la colpa va attribuita in larghissima parte alla Germania e alla sua “strana” memoria. Strana perché corta sotto certi aspetti e precisissima sotto altri aspetti.

La Germania ricorda bene l’iperinflazione del primo dopoguerra, periodo in cui si andava a comprare il pane con la carriola piena di banconote. Questo ricordo è all’origine della paura dei tedeschi verso qualsiasi forma di inflazione, persino dell’inflazione positiva (quella che finanzia la crescita economica). E visto che la Germania comanda, anche l’Unione Europea ha paura dell’inflazione. Ma l’obbligo di tenere l’inflazione bassissima impedisce di investire moneta liquida nel sistema, impedisce la crescita. Il trauma tedesco, dunque, tiene in scacco un continente intero, ne affoga la crescita, lo condanna alla stagnazione o alla recessione. Peggio ancora, fomenta tensioni sociali e violenze (un esempio è il 28 aprile in Italia).

La Germania non ricorda le vicende legate al suo debito. Il presente rivela che la prima economia europea ha un debito relativamente (83% del Pil), ha un deficit basso (2% sul Pil). Il passato rivela però una Germania simile all’Italia odierna. Una Germania con debiti fino al collo, che implorava i crediti di essere magnanimi. Una Germania che, in risposta agli appelli, fu oggetto di una grande magnanimità. Nel 1948 il paese della Merkel beneficiò di una ristrutturazione imponente del suo debito. Ristrutturazione che risultò propedeutica rispetto al successivo boom economico. La Germania fu graziata, ma non intende graziare oggi né Italia né Spagna né Grecia. La rigidità tedesca mette a rischio l’Eurozona eppure si insiste con le politiche di austerity. Pagare il debito anche a costo di morire. In Grecia lo si già sta facendo.

Le analisi di Guido Rossi rivelano una Germania profondamente egoista e ingrata. Rivelano anche una sudditanza della Banca Centrale Europea, niente più che una filiale della Bundesbank. L’opinione del giurista è palese ed è incredibilmente simile a quella del famoso economista Krugman. Stessa opinione e stessa ricetta per uscire dalla crisi: abbassare le tasse, investire, lasciare perdere – almeno per qualche anno – i vincoli di bilancio. L’unico modo per raggiungere questi obiettivi è trasformare la Bce, trasformarla in una banca compiutamente centrale, con poteri di svalutazione competitiva e dunque in grado di stampare moneta. Giappone e Usa lo stanno già facendo. L’Europa rischia di uscirne ancora meno competitiva se non si allinea alle posizioni del colosso asiatico e del colosso americano.

Nella conclusione all’articolo, Guido Rossi capovolge il punto di vista, disegnando una Germania debole perché vittima del suo stesso egoismo: “Un’uscita della Germania dall’euro, per falsi moralismi e ottusi egoismi, checché ne pensi Soros, non vorremmo mai succedesse, auspicando invece che l’attuale atteggiamento di dominio tedesco sull’Europa si possa trasformare in una straordinaria cooperazione di civiltà tra i popoli”.

Foto originale by Miala