PMI: ecco come Mario Draghi potrebbe risolvere il problema liquidità

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Uno dei problemi principali che la crisi economica sta causando è la morte delle pmi italiane. Si stima che nei primi tre mesi del 2013 siano “morte” circa 31mila aziende, con un ritmo dunque di 300 al giorno. Un ritmo persino più incalzante di quello che ha caratterizzato l’annus horribilis 2012, anno in cui sono fallite 104mila imprese. Una moria che ha causato risvolti drammatici come la morte, per suicidio, di 89 imprenditori (alcuni accusano di questo la Fornero, clicca qui per i particolari).

Alla radice di tutto c’è una cronica mancanza di liquidità. Le banche italiane hanno infatti chiuso i rubinetti, concedono pochi prestiti e, se lo fanno, pongono tassi di interesse eccezionalmente alti. I tassi di interessi dei prestiti banche-imprese, in Italia, sono superiori di un punto percentuale rispetto alla media europea e di due punti percentuali rispetto alla media dei paesi virtuosi (Germania in testa).

Di recente il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha lanciato l’allarme credit crunch e ha bacchettato gli istituti di credito del Bel Paese per il loro “braccino corto”. Ma.. Cosa può fare Draghi? Qualcosa, a dire il vero, ha tentato di fare ma i tentativi non sono andati a buon fine. Il riferimento è al LTRO, il programma di finanziamento delle banche e degli istituti di credito, concretizzatosi in due tranche dal 2011 al 2011. L’iniziativa doveva servire – almeno ufficialmente – per dare fiato alle banche e spingerle ad allentare la morsa sul credito. E invece le banche, con i soldi della Bce, hanno costituito nuovi depositi o hanno acquistato i titoli di Stato del proprio paese. La mossa di Draghi poteva fare la differenza, visto che il finanziamento corrispondeva alla mirabolante cifra di 1000 miliardi di euro a un tasso praticamente al di sotto dell’inflazione.

Ma.. Cosa può fare ancora Mario Draghi? Le armi che il vertice della Bce può ancora mettere in campo sono due, almeno secondo il famoso settimanale Panorama.

La prima arma risponde al nome di “rilancio delle cartolarizzazioni”, ossia la possibilità per le banche di trasformare i crediti che vantano rispetto alle imprese in titoli finanziari da scambiare nel mercato secondario. In questo modo, le banche si troverebbero della liquidità “fresca”, trasformando in denaro immediatamente disponibile il debito delle imprese.

La seconda arma risponde invece al nome di “collaterale”. Si tratta essenzialmente di porre i crediti vantati rispetto alle imprese come strumento di garanzia nei confronti degli istituti di credito “superiori”. In buona sostanza, fare leva sui crediti per chiedere liquidità immediata alla Banca Centrale Europea.

A primo acchito, sembrano iniziative di buon senso. Sono in molti però a storcere il naso. La Gran Bretagna ha utilizzato queste “armi” in passato ma purtroppo non hanno dato i risultati sperati.