Pivot Points: cosa sono e come si calcolano nel trading

Nel Mondo del Trading è indispensabile conoscere quali siano i prezzi di supporto e di resistenza di un determinato mercato verso cui ci affacciamo. Uno strumento molto importante che un trader deve conoscere sono i cosiddetti punti pivot, i quali permettono di avere un quadro chiaro dei movimenti di prezzo sul mercato. Vengono utilizzati nell’arco di una stessa giornata (per il cosiddetto trading intraday) in modo da orientarsi nella scelta dei livelli di prezzo migliori e dunque come supporto alla decisione di aprire o chiudere posizioni. In genere riguardante futures o covered warrant. Di seguito conosciamo meglio i punti pivot: quando e come sono nati, come funzionano, eventuali pecche e accorgimenti, ecc.

Cosa sono i Pivot Points

I pivot points sono stati ideati da Neal Weintraub, un trader di Chicago, con lo scopo di evidenziare i punti e le aree di supporto e resistenza potenziali. Per poi essere successivamente perfezionati nel loro calcolo da Charles Le Beau e David W Lucas tramite il loro volume: Computer Analysis of the future market. Si può dire che sono nati insieme al trading, quindi anche prima che sorgessero le piattaforme di trading sul web. Ciò in quanto fin dall’inizio i traders avevano bisogno di stabilire in modo oggettivo quando il prezzo di un determinato strumento potesse risultare conveniente da essere venduto, o da essere acquistato. Tenendo sempre d’occhio i pivots per captare possibili inversioni o breakouts.

Si contraddistinguono per il loro grado di oggettività, dato che il proprio metodo di calcolo è di tipo standard. Sono utilissimi per il trading a breve termine, per individuare eventuali punti di inversione del trend e per riconoscere livelli chiave che confermino il verificarsi di un concreto breakout.

Sono altresì strumenti di tipo standard, proprio perché quasi standard è il loro metodo di calcolo. Anche nel caso in cui vengano associati valori di supporto e resistenza. Il loro calcolo viene effettuato in automatico dalle stesse piattaforme di trading, anche per aiutare i trader meno esperti.

Come utilizzare i Pivot points

Nel corso di un range trading, i punti pivot possono tornare utili nelle vesti di livelli di supporto e resistenza. Ciò significa che se un prezzo tocca più volte un livello senza romperlo, vorrà dire che il livello di quel prezzo è forte. Così potremmo decidere di piazzare il nostro ordine, in base al fatto che il prezzo stia per toccare un supporto o una resistenza. Quindi, i punti Points sono utili per determinare la direzione primaria del mercato, individuando i principali livelli di supporto (definito in inglese Pivot Low) e di resistenza (in inglese Pivot High). Pertanto, sono uno strumento consigliato per comprendere in che maniera ci si può inserire all’interno del mercato e iniziare la sessione.

Il tutto però non sottovalutando la possibilità che si verifichi un breakout, ovvero una possibile rottura dei livelli che stiamo prendendo in considerazione.

Qualora il breakout si verifichi, è possibile mettere in pratica 2 strategie:

  • conservativa: il nome dice tutto. Si tratta di aspettare, ma a rischio e pericolo del trader. Infatti, quest’ultimo potrebbe non sfruttare l’intensità iniziale del trend e dunque potrebbe muoversi in ritardo. Questa strategia può però risultare vincente, visto che salva il trader da eventuali piazzamenti errati degli ordini;
  • aggressiva: opposta alla prima, è utile per sfruttare nel migliore dei modi possibili un trend positivo. Nel caso in cui si verifichi un breakout, è consigliabile pure conoscere in che momento piazzare uno stop loss così da massimizzare i profitti e non finire in perdita.

Ci sono poi altri casi. Se il mercato apre sopra R1 o sotto S1, è considerarsi un’apertura atipica, giacché il prezzo nel corso della sessione potrebbe tornare sui suoi passi. E’ sconsigliato quindi investire. Inoltre, dato che il prezzo è attratto naturalmente verso il pivot point centrale, in assenza di particolari notizie di mercato, esso tenderà ad oscillare tra S1 e R1 per tutta la giornata. Anche qui, dunque, occhio a far investimenti a cuor leggero. Meglio attendere che il prezzo rompa prima di subentrare in una operazione. Molto dipende ovviamente pure dalla strategia adoperata, per stabilire il giusto punto di rottura. Occhio però a non anticipare troppo l’andamento del mercato.

Ultimo consiglio: meglio impostare la strategia nelle prime ore di contrattazione, anche se i punti pivot si adattano egregiamente a qualunque strategia utilizzata, poiché fotografano alla perfezione la situazione che si sta affrontando in una determinata sessione di trading.

Come si calcolano i Pivot Points

Abbiamo detto che il loro calcolo viene offerto dalle stesse piattaforme online.

Per i trader che invece vogliano calcolarli da soli, devono tenere bene in mente questi tre punti:

  • il prezzo massimo (indicato con la lettera H, iniziale di “high”)
  • il prezzo minimo (indicato con una L, iniziale di “low”)
  • il prezzo di chiusura (indicato con una C, stante per closed).

Per calcolare il prezzo medio, indicato con l’acronimo AP (stante per Average Price), dobbiamo sommare H, L e C e poi dividerle per 3. Come si fa in genere per ogni calcolo di media.

Ottenuto AP, possiamo calcolare i vari tipi di Pivot:

  • Il primo Pivot di Supporto (S1) sarà dato da: (2 x AP) – H
  • Il primo Pivot di Resistenza R1 sarà invece dato da (2 x AP) – L
  • Il secondo Pivot di Supporto (S2) risulterà da AP – (R1 – S1)
  • Il secondo Pivot di Resistenza (R2) scaturirà da (AP – S1) + R1

Cosa raffigurano questi quattro livelli di Pivot? Quanto segue:

– R1: il segnale di vendita se toccato (ovvero la resistenza respinge i prezzi);

– S1: il segnale di acquisto se toccato (ovvero se il supporto respinge i prezzi);

– R2: il segnale di acquisto se violato (ovvero se parte un trend rialzista).

– S2: il segnale di vendita se violato (ossia se parte un trend ribassista).

L’utilità dei Pivot Points sta anche nel fatto che permettono di testare il “sentiment” (o l’umore) del mercato, ossia se i trader procedono verso la vendita o, di contro, verso l’acquisto dei titoli. Risulta importante tenere sott’occhio costantemente il grafico e capire dove si posiziona la linea del Pivot Point. Si possono verificare due situazioni:

  • se essa sarà rotta verso l’alto, vuol dire che la tendenza è quella di acquistare;
  • se essa sarà rotta verso il basso, allora si procederà alla vendita.

Vi sono poi anche altri calcoli che si possono effettuare sui pivot points, sebbene poco utilizzati:

La media può includere anche il prezzo di apertura del periodo precedente o quello corrente (indicato con la lettera O). Quindi si avrà:

(O + H + L + C) / 4.

Si può poi stabilire il prezzo di chiusura:

(H + L + C + C) / 4;

o i prezzi di apertura dei periodi correnti:

(H + L + O + O) / 4.

I Pivot points non presentano pecche ma vanno integrati

Già, anche per i punti pivot vale questa regola. Non presentano particolari carenze o distorsioni (a parte forse il limite di poterne fare un uso giornaliero) ma il consiglio è sempre quello di integrarlo con altri strumenti. Al fine di avere una visione più chiara del mercato. Ogni indicatore va inteso in sostanza come il pezzo di un mosaico: da solo è insignificante o ritrae solo una parte di un quadro. I Pivot points consentono di anticipare il trend e ciò li ha resi molto popolari tra i trader. Per calcolarli, bastano i prezzi giornalieri delle ultime ventiquattro ore, o basta anche l’ultima sessione di contrattazione. Tuttavia, sono stati anche testati su lassi di tempo più ampi, settimanali o mensili, e hanno dato esito positivo.

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