Pirelli torna in borsa dal 4 ottobre: conviene acquistare azioni?

Pirelli sgomma e torna in Borsa, a 2 anni dal delisting. La data fatidica è mercoledì 4 ottobre 2017 e lo storico Ceo Marco Tronchetti Provera lo ha già definito un evento storico. Definendo la società una startup da 145 anni. Ovvero, da quando esistono. Tronchetti Provera ha specificato fieramente che la multinazionale è nella condizione di distribuire il dividendo già a partire dal 2019, in una misura pari al 40%. Marco Tronchetti Provera ha però anche annunciato che entro nel 2020 lascerà la guida della società.

Il ritorno in Borsa di Pirelli rappresenta quindi la più importante Ipo (Offerta pubblica iniziale) nel vecchio continente dell’anno in corso. Parliamo infatti di 350 milioni di azioni in vendita, di cui 9 su 10 rivolte agli investitori istituzionali e il 10% minimo assegnata al retail. Per quanto riguarda il prezzo stabilito dal Consiglio di amministrazione, rientrerà in una forchetta che va dai 6,3 agli 8,3 euro per singola azione. Quindi, si va verso un totale tra i 6,3 e 8,3 miliardi di euro. Il road show si concluderà invece il prossimo giovedì 28 settembre. Marco Tronchetti Provera ha poi specificato che non è previsto un dual listing per Pirelli, poiché asserisce che una doppia quotazione darebbe problemi di liquidità su uno dei due mercati.

Pirelli torna in Borsa: come è cambiata la società in questi due anni di delisting

Sempre il Ceo Marco Tronchetti Provera parla di una Pirelli diversa da quella che aveva deciso per il delisting due anni fa. Afferma che la multinazionale è molto cresciuta nell’ultimo biennio ed oltre ogni aspettativa nel settore high value. Ottenendo così una forte crescita di redditività malgrado la crisi economica che stanno vivendo mercati importanti come l’America Latina e la Russia. Tronchetti Provera prosegue dicendo che la società è cresciuta molto per quanto concerne la capacità produttiva, mentre è decresciuta nella cosiddetta gamma bassa. Ciò significa che le ruote Pirelli viaggiano su due corsie diverse: la maggiore redditività da una parte ed un portafoglio di omologazione nelle auto di alto livello dall’altro. Il che è sinonimo di leadership sul mercato. Una società con i conti di nuovo in ordine, che ha ridotto il proprio debito e quindi è potuta tornare in fretta in Borsa. Ha detto fieramente ancora il Ceo milanese.

Per quanto concerne l’indebitamento, Tronchetti Provera ha chiarito che Pirelli ha ridotto il proprio debito ad un livello per cui la società è finanziata a livello ‘investment grade’; e ci è riuscita ottenendo ben 600 milioni di euro dalla separazione delle attività autocarro, 1,2 miliardi di aumento di capitale, e 500 milioni di cash flow. Pertanto, Pirelli vanterà un rapporto debito netto/ebitda inferiore a tre volte, che scenderanno sotto le due entro il 2020.

La Pirelli del futuro: tra cinesi e addio di Tronchetti Provera

Il futuro di Pirelli parla più cinese e meno milanese. La società diventata famosa anche nel calcio, dato che dagli anni ‘90 è sponsor ufficiale dell’Inter. Contribuendo non poco all’approdo nel calcio italiano del Fenomeno brasiliano Luis Nazario da Lima. In arte Ronaldo. Riguardo ai cinesi, raggruppati in ChemChina, Tronchetti Provera li ha definiti molto collaborativi, in quanto hanno accettato tutto quello che mettevano sul tavolo dal punto di vista della governance. Gli stessi cinesi si sono auto-posti dei vincoli, confermando in questo modo che la loro partecipazione è esclusivamente finanziaria, rispettando l’autonomia e la professionalità del management. Ma anche rispettando le persone, la storia e la tecnologia che da sempre contraddistingue Pirelli. Anche gli altri partner finanziari, come Camfin o i soci russi, ha avanzato la possibilità di vendere quote in futuro. Tronchetti Provera ha poi ribadito che non è previsto alcun progetto di crescita fuori dal perimetro della società.

Ma, come anticipato, Tronchetti Provera ha anche annunciato il suo addio nel 2020. Non ha ovviamente detto chi sarà il suo successore, limitandosi a dire che il nome è chiuso in una busta. Ed è difficile che cambi, visto che negli ultimi anni non è mai successo. Del resto, nel 2020 avrà 72 anni e ritiene sia giusto che la guida passi a qualcun altro. Sebbene, rammenta, sarà sempre vicino a Pirelli. Il nome comunque sarà interno all’azienda, nel management fatto da tutti giovani. Ed orgogliosamente afferma di non essere mai riuscito a trovare nessuno fuori di migliore tra loro. Dunque non resta che aspettare tre anni.

Come funziona ritorno in Borsa di Pirelli

Il 14 settembre la Consob ha autorizzato la pubblicazione del prospetto informativo dell’offerta pubblica di vendita del gruppo Pirelli. Il documento consta di più di 800 pagine e contiene tutti dettagli dell’offerta, nonché una macrofoto del gruppo in seguito alla separazione della parte «industrial» con cui è stata creata Prometeon.

Ad essere quotata in Borsa sarà il 35% del capitale societario. Il quale salirebbe al 40% con l’esercizio integrale della greenshoe. Le azioni che sono messe sul mercato azionario da Marco Polo – la holding controllata da ChemChina, Camfin e Rosneft – potranno essere sottoscritte già a partire da ieri, 18 settembre, fino a giovedì 28 settembre. Come detto, un prezzo compreso tra i 6,3 e gli 8,3 euro. Per una capitalizzazione, come detto prima, compresa tra 6,3 e 8,3 miliardi. Il marchio Pirelli è stato valutato in bilancio a 2,27 miliardi di euro.

Cosa è cambiato in questi anni dal delisting? Dopo la scissione della parte «Industrial», la società è stata trasformata in quella che in gergo si definisce una «pure consumer tyre company». Il suo business è quindi incentrato sui segmenti «premium» e «prestige» con una alta redditività. Il piano triennale che è stato predisposto come obiettivo finale proprio la quotazione in Borsa, indica un obbiettivo di crescita nel segmento «New Premium» tre volte superiore a quella media del mercato dei pneumatici. Con un corrispondente aumento medio dei ricavi del 9% l’anno. Le azioni collocate in Borsa saranno vendute da Marco Polo, che così dovrebbe incassare un importo incluso in una forchetta tra i 2,5 e i 3,3 miliardi di euro. Per buona parte destinati a ChemChina, che resterà quindi primo socio anche dopo l’Ipo, per una quota che oscillerà fra il 46% e il 45% più un’azione, in base al capitale collocato (che è tra il 35% o il 40%).

Camfin invece è la holding che racchiude gli azionisti italiani, con una partecipazione che oscilla tra l’11,7% e il 10,1%. il restante 6,6-4,9 percento sarà detenuto da Long Term Investment (Rosneft). Bisogna poi specificare che in futuro le azioni saranno possedute in modo diretto, dato che Marco Polo sarà sciolta quando sarà completata l’offerta pubblica iniziale. Resteranno comunque vincolate per un periodo variabile tra i 6 mesi indicati per Rosneft e un anno, come previsto per ChemChina e Camfin. Il prospetto mostrato a Consob dimostra la centralità del management per la quotazione, con l’utilizzo di una serie di incentivi a lungo termine. Inoltre, è previsto anche un premio, definito «special awards», in caso di sperato successo della quotazione. Tale premio è collegato al raggiungimento da parte di Pirelli di un determinato valore al momento dell’Ipo. Sempre nel prospetto consegnato a Consob, si specifica che il premio che sarà dato ai 26 manager che saranno ritenuti essere stati determinanti per il raggiungimento degli obiettivi strategici di sviluppo del business, e in particolare proprio per la quotazione in Borsa delle azioni Pirelli.

Marco Tronchetti Provera manterrà la carica di vicepresidente esecutivo e amministratore delegato della società, e si vedrà riconosciuto il 25% del bonus totale, al netto del costo aziendale. Per fare due conti, se la capitalizzazione di Pirelli alla quotazione sarà di 7,3 miliardi di euro – che corrisponde alla media tra i valori e la forchetta indicata da Pirelli stessa – Tronchetti Provera gioverebbe di un bonus di circa 25 milioni di euro.

Conviene investire in azioni Pirelli?

Dai primi dati di questi primi giorni di partenza dell’Ipo, sono già state effettuate delle previsioni sull’andamento della quotazione in Borsa sulla base del prospetto informativo diffuso la settimana scorsa. Secondo il più autorevole giornale economico italiano, Il Sole 24 Ore, il rapporto prezzo-utile netto ajusted della nuova Pirelli dovrebbe essere compreso nel range tra 21,9 e 28,9 volte.

Il titolo Pirelli dovrebbe scambiare da un minimo di 9,7 volte a un massimo di 11,6 volte il rapporto enterprise value-ebitda adjusted. La domanda sorge spontanea: conviene investire in azioni Pirelli?

Per poter dare una risposta a questa lecita domanda, bisogna dare un’occhiata al dossier Pirelli. Va innanzitutto ricordato che quest’ultima non è una società qualunque, bensì la leader internazionale nella produzione e distribuzione di pneumatici. Se la storia vale ancora qualcosa in questo mondo che corre veloce senza una meta, così come quello finanziario, basterebbe già solo questo motivo per dire di Sì. Ma leadership nel settore a parte, non bisogna sottovalutare l’andamento della Borsa. Se è vero infatti che la società milanese manca da Piazza Affari da due anni, è anche vero che i grafici di andamento delle azioni nel lasso di tempo che va dal 2010 al 2015 (ultimo anno di quotazione in Borsa) hanno evidenziato un forte apprezzamento del titolo.

Tuttavia, stiamo sempre parlando di storia. Qual è invece il presente? In questi ultimi anni l’assetto aziendale di Pirelli è del tutto cambiato, con la separazione tra il segmento Premium e quello Industrial. Il primo è dedicato alla produzione di pneumatici per automobili di altissimo valore tecnologico, mentre il secondo sta vivendo una nuova giovinezza con la denominazione Prometeon e abbiamo visto come tra gli azionisti, oltre che ovviamente la stessa Pirelli, figurino anche ChemChina e High Grade Investment Management.

Il settore Premium in questa prima parte del 2017 ha visto aumentare il proprio fatturato del 10%. Sempre in riferimento ai dati dei primi mesi di quest’anno, si nota un +13,4% per quanto concerne la crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Mettiamoci poi il fattore non trascurabile della presenza Pirelli nello sport. Basta dire che la società è l’unico fornitore di gomme per il campionato di Formula 1, nonché per la Superbike. Inoltre, come già detto, è lo sponsor principale da oltre vent’anni di una delle società più importanti del campionato italiano: l’Inter. Tutti elementi che danno grande visibilità al brand. Essendo peraltro il calcio lo sport più popolare in Italia ed essendo l’Inter una delle società italiane più rinomate al Mondo. Nonché anch’essa di proprietà dei cinesi, quindi molto presente nel mercato asiatico.

Quindi, in conclusione, ci sentiamo di affermare che alla luce di tutti questi elementi – storia del brand e presente in grande ascesa – acquistare azioni Pirelli, e dunque aderire all’Ipo, conviene. L’unica raccomandazione che occorre dare è quella di guardare alla oscillazioni del cambio Euro/Dollaro. Con l’Euro ormai particolarmente apprezzato sul Dollaro da tempo.

La storia di Pirelli: 150 di avanguardia

Origini della Pirelli

La “Pirelli & C.” è stata fondata a Milano nel 1872 dall’ingegnere Giovanni Battista Pirelli, con lo scopo di produrre “articoli tecnici” di caucciù vulcanizzato. Vale a dire prodotti quali tele gommate, cinghie di trasmissione, manicotti e raccorderie in gomma. La sede si trovava dove oggi sorge il Grattacielo Pirelli, soprannominato “Pirellone” e aveva due uffici: uno per l’opificio, l’altro per gli uffici. I macchinari per la produzione erano di origine francese, mentre le caldaie di vulcanizzazione erano di costruzione italiana. La produzione ebbe inizio nel giugno 1873. Grazie alla straordinaria duttilità del materiale, si avviò anche la produzione di cavi telegrafici subacquei, giocattoli, tappeti, impermeabili, materiale per sale chirurgiche e imbottiture anatomiche destinate a reggiseni e culotte. Dunque, i più disparati settori. E fu qui che la Pirelli crebbe economicamente e come marchio.

Ad inizio ‘900 fu inventato lo pneumatico per le bici e la Pirelli decise di buttarsi a capofitto anche in questo settore. Sfruttando le proprie conoscenze acquisite grazie alla produzione di manicotti in tela gommata. Collaborò così per la loro realizzazione con un altro storico marchio: la Bianchi. Ma oltre che per le tecnologie, Pirelli è stata all’avanguardia anche per quanto concerne l’organizzazione scientifica del lavoro, di cui iniziò ad occuparsi fin dagli anni Venti del Novecento. Introducendo poi nel decennio successivo i cosiddetti metodi psicotecnici. Si avvalse di autentici medici del lavoro, che introdussero l’uso dei test di personalità per la valutazione del personale.

Il prodotto Doc: gli pneumatici

Abbiamo detto che Pirelli si buttò a capofitto nella realizzazione di pneumatici da bici a fine ‘800. Nel 1897 brevettò lo pneumatico per bicicletta “Flexus”. Nel 1899 mise in vendita i suoi primi pneumatici per veicoli a motore, vale a dire la motocicletta; mentre due anni per le autovetture. Il primo treno di pneumatici sperimentali fu invece realizzato dalla Pirelli nel 1900, commissionata dalla Prinetti & Stucchi, per equipaggiare un loro prototipo di quadriciclo quadrimotore, progettato da Ettore Bugatti. Già dal 1899 i suoi pneumatici furono contraddistinti

da un logo in rilievo, formato da una stella a cinque punte iscritta in un cerchio. Infatti presero il nome di “pneumatici marca stella”. Dato il loro successo, la Pirelli “fu costretta” ad aprire un secondo stabilimento in zona Bicocca. Per poi trasferirvi, nel 1906, buona parte della produzione.

All’inizio del ‘900 arriva una doppia soddisfazione: la prima importante vittoria sportiva, con la Itala 35/45 HP, nel raid Pechino-Parigi. Ma anche la prima espansione internazionale: prima in Spagna (1902), poi anche in Gran Bretagna (1914) e in Argentina (1919). La Pirelli, di fatto, già un secolo fa era a tutti gli effetti una multinazionale. Sempre a livello di pneumatici, un’altra svolta arrivò negli anni cinquanta, con l’introduzione del radiale Cinturato, mentre negli anni ottanta dello pneumatico ribassato. Nel 2000, fu introdotto il processo produttivo definito MIRS (acronimo di Modular Integrated Robotized System) per fabbricare in modo automatizzato gli pneumatici ad alte prestazioni. Due anni dopo subentra nella produzione la sala mescole automatizzata CCM (acronimo di Continuous Compound Mixing). Per quanto concerne i cavi, le principali tappe tecnologiche arrivarono nel 1927, introducendo per la prima volta un cavo con isolamento in olio; mentre negli anni ‘80 furono realizzati i cavi a fibre ottiche.

Per quanto concerne l’organizzazione aziendale, negli anni ‘70 il gruppo si fuse con la britannica Dunlop, che fu poi sciolta. Nel 1986 provò a rilevare la concorrente tedesca Continental. Ma non vi riuscì. Successivamente, nel 1992, Marco Tronchetti Provera, ancora attuale Ceo, successe al suocero Leopoldo Pirelli alla guida del gruppo. Ma ogni epoca finisce. E dopo 28 anni, nel 2020, ha annunciato che lascerà la guida della multinazionale.

Gli anni ‘90-2000: tra cessioni e nuovi investimenti

Con l’arrivo degli anni ‘90, il management di IACI (acronimo di Iniziative Agricole Commerciali Italiane) e quello di Vitruvio, società immobiliare del gruppo Pirelli, decidono di accorpare le loro rispettive attività immobiliari in un’unica società: la Milano Centrale, diventando poi dal 2001 la Pirelli & C. Real Estate, con successiva quotazione a Piazza Affari.

Nel 2000 la società cedette la divisione Pirelli Optical Technologies alla americana Corning (azienda che produce il vetro di Corning) e la divisione Pirelli Optical Systems sempre ad un’altra società americana: la Cisco Systems. Nel 2001 dà avvio ad un’altra importante società: la Olimpia spa, nata da un accordo con Benetton, Banca Intesa e Unicredit. Grazie al controllo assunto su Olivetti, la società acquisisce la maggioranza relativa di Telecom Italia (il 18% delle azioni), partecipazione poi ceduta nel 2007.

Il nuovo millennio porta con sé altre novità, come la produzione di abbigliamento, orologi, occhiali, sempre con marchio Pirelli. Mentre nel 2005 avviene un’altra cessione: la società Pirelli Cavi viene ceduta alla banca americana Goldman Sachs, cambiando il proprio nome in Prysmian. Sempre quell’anno, avviene il primo contatto con il mercato cinese. La società inaugura infatti il primo impianto per la produzione di pneumatici in Cina. Più precisamente, nella provincia dello Shandong. Il quale si trasformerà nel polo produttivo del gruppo in Cina.

Nel 2006 tocca invece alla Romania: a Slatina Pirelli avvia il suo primo impianto per la produzione di pneumatici, che sarà poi pure ampliato nel cinque anni dopo. Ma non mancano investimenti anche nel nostro Paese. Nel 2008 si avvia il progetto per realizzare il polo industriale di Settimo Torinese. Oggi considerato il tecnologicamente più avanzato del gruppo. Nel 2010, al fine di focalizzarsi esclusivamente al settore pneumatici, cede le attività di Pirelli Broadband Solutions e scorpora dal gruppo Pirelli RE, rinominata Prelios S.p.A. Sempre in quell’anno c’è il grande ritorno in Formula Uno, e dal 2011 sarà anche l’unico fornitore ufficiale.

Nel 2010 la famiglia Malacalza entra come azionista di minoranza di Camfin, la società che controlla Pirelli. Due anni dopo, però, si consuma una diatriba tra Malacalza e Tronchetti Provera per quanto riguarda la modalità di rimborso di un debito di Camfin; poi risolta come voleva Tronchetti Provera: vale a dire emettendo una obbligazione convertibile da 150 milioni di euro.

Nel 2011 la società estende la propria presenza produttiva in Russia attraverso la joint venture con Rostec (già Russian Technology), mentre amplia quella secolare in Argentina con l’ampliamento dello stabilimento di Merlo. L’anno dopo raggiunge un accordo con Astra OtoParts per la realizzazione di una fabbrica per pneumatici moto in Indonesia, di fatti inaugurata nel 2015. Ma anche l’inaugurazione di uno stabilimento di Silao, il primo del gruppo in Messico. Tale stabilimento è incentrato sulla produzione di pneumatici Premium. Nel 2014 si consuma invece la cessione delle attività steelcord a Bekaert, gruppo specializzato nella produzione di cavi in acciaio.

Gli ultimi 2 anni: tra ritiro dalla Borsa e ritorno nel ciclismo

Nel 2015 Marco Polo Industrial Holding – controllata da CNRC e partecipata da Camfin e LTI – acquisisce la totalità del capitale ordinario. Mentre il 6 novembre si giunge alla decisione di revocare le azioni del gruppo dal listino. Il delisting di Pirelli da Piazza Affari si perfeziona però l’anno dopo, quando nel febbraio 2016 le azioni di risparmio ancora in circolazione vengono convertite in azioni speciali senza diritto di voto. E quindi ritirate dal mercato.

Sempre nel 2016, nel mese di aprile, viene annunciata l’apertura di una seconda fabbrica in Messico, nello Stato di Guanajuato. Dove è già presente un Polo industriale.

Nel maggio di quest’anno, Pirelli ha annunciato il ritorno nel ciclismo, mediante la produzione di una nuova gamma di prodotti: la PZero Velo. Finalizzate all’utilizzo delle competizioni su strada. Pirelli consolida dunque la sua presenza nello sport.

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