PIP, Piani Individuali Pensionistici: cosa sono e come funzionano

Un ruolo sempre più crescente e sempre più rilevante per il futuro dei lavoratori italiani è rivestito dalla Previdenza Complementare.

La strategia finanziaria della Previdenza Complementare e/o Integrativa assolve ad una funzione utilissima per chi desidera garantirsi ed assicurarsi un reddito aggiuntivo e complementare rispetto a quello percepito dallo Stato (Previdenza obbligatoria), sotto forma di trattamento pensionistico integrativo rispetto a quello erogato dall’INPS.

Sicuramente, il dibattito sulle pensioni è un argomento “caldo” e, ogni giorno, sono tantissime le novità e le revisioni che il Governo apporta alla disciplina del trattamento pensionistico dei dipendenti e degli autonomi italiani.

Ma cose mai la Previdenza Complementare giocherà un ruolo sempre più importante per noi italiani? E, soprattutto, per i giovani di oggi che iniziano a lavorare per costruirsi la propria pensione, saranno futuri pensionati “del domani”, assicurandosi una stabilità economica di grande valore aggiunto.

La crisi del Welfare e l’instabilità occupazionale con i “tagli” alla Previdenza obbligatoria, i mutamenti sociologici ed economici, la “femminilizzazione” del mondo del lavoro, l’invecchiamento demografico, il ritardo anagrafico con cui si entra sul mercato del lavoro, sono tutti fattori che incidono profondamente sui trattamenti previdenziali obbligatori dei lavoratori.

Per questo ordine di motivi, è bene sensibilizzare tutta la popolazione occupata a “correre ai ripari”, assicurandosi la stabilità economica ricorrendo alle strategie della Previdenza complementare.

I PIP o Piani Individuali Pensionistici costituiscono il c.d. “Terzo Pilastro” del Sistema previdenziale e possono essere sottoscritti se si ritiene che la pensione obbligatoria non possa garantire un adeguato tenore di vita (in realtà, nella stragrande maggioranza dei casi!).

Ricordiamo che il Sistema Previdenziale è costituito da tre Pilastri: il Primo è quello della pensione obbligatoria erogata dall’INPS, il Secondo è rappresentato dai fondi pensione ed il Terzo Pilastro è quello che riguarda i PIP e costituiscono l’oggetto di studio e di trattazione della presente guida.

Il potenziale di sviluppo del mercato previdenziale complementare costituisce per gli stessi operatori del settore (Banche, Compagnie Assicurative, Poste Italiane, SGR, etc.) un business promettente e florido per il futuro.

Crisi del Welfare italiano e potenzialità della Previdenza complementare

Prima di analizzare la disciplina dei PIP, occorre comprendere come il sistema previdenziale pubblico obbligatorio rappresenti, assieme all’assicurazione sanitaria e contro gli infortuni sul lavoro, una colonna “portante” del sistema di previdenza sociale che trova fondamento nella Costituzione italiana.

Tuttavia, il sistema del welfare italiano è in profonda crisi e si teme che, per le future generazioni, possa “saltare” a causa dello “squilibrio” tra popolazione attiva e popolazione in pensione.

Ma, la crisi del Welfare italiano non è amputabile alla situazione economica ed occupazionale di oggi, affonda le sue radici nel tempo. Già negli anni Novanta del secolo scorso, il sistema previdenziale è stato completamente messo in discussione, ha innescato notevoli preoccupazioni sull’incremento dei costi del Primo Pilastro e sulla sostenibilità di essi.

Tantissime e diverse sono le ragioni alla base della crisi del sistema previdenziale italiano; alcune motivazioni le abbiamo già elencate in premessa ma, necessitano di essere chiarite ulteriormente.

Si considerino i progressi della scienza, della medicina e delle ricerche scientifiche, l’allungamento della vita media della popolazione, la riduzione delle nascite, l’invecchiamento della popolazione, la crisi del mercato occupazionale, il ritardo con cui si riesce a trovare il primo impiego, l’aumento incontrollato della spesa pensionistica sono tutti fattori che incidono sulla “spirale” della crisi del sistema previdenziale italiano.

Un altro problema rilevante che impatta profondamente sulla crisi del sistema di welfare italiano, oltre ai fattori di mutamento sociale e della struttura demografica della popolazione, riguarda l’evasione fiscale.

Il “sommerso” ha avuto una impennata negli ultimi anni: non dichiarare i redditi maturati significa non versare alle Casse erariali un gettito Irpef che occorre a finanziare la spesa sanitaria e l’assistenza in generale.

Evadere fiscalmente significa anche non versare contributi obbligatori: essendo il nostro un sistema a ripartizione è chiaro che se non si versano regolarmente i contributi previdenziali, si pone in crisi il sistema di pagamento pensionistico.

Si tratta di un problema di non poco conto per la generalità della popolazione italiana; la conferma arriva anche dagli stessi dati forniti dalla Agenzia delle Entrate: la metà degli italiani non ha reddito e l’evasione fiscale ha provocato un “buco” di circa 11 miliardi di contributi alle casse dell’INPS e di ben 108 miliardi di euro non versati alle casse dello Stato.

L’INPS ha stimato che su 140 miliardi di contributi evasi accertati e non riscossi, ben 90 miliardi non si recupereranno mai: in venticinque anni dalla riforma Amato più di 30 interventi legislativi non sono bastati per porre ordine alla tanto famigerata questione delle pensioni pubbliche e, forse, non si metterà mai a posto.

Previdenza complementare: il ruolo del Terzo Pilastro

Dalle argomentazioni fin qui delineate, si può ben comprendere come la Previdenza complementare giochi un ruolo di assoluto rilievo non solo per gli operatori del settore finanziario, assicurativo e della gestione del risparmio ma, soprattutto, per i futuri pensionati.

Il Terzo pilastro è rappresentato dalla previdenza integrativa individuale, che ogni lavoratore può realizzare, a propria discrezione, mediante forme di risparmio individuali, con l’obiettivo di integrare sia la previdenza pubblica (Primo Pilastro) sia quella realizzata in forma collettiva (Secondo Pilastro), per mantenere così invariato il proprio tenore di vita e la propria stabilità economica, una volta cessata l’attività lavorativa.

Le forme previdenziali individuali si attuano mediante:

  1. l’adesione a fondi aperti;
  2. l’adesione a PIP o piani individuali di previdenza costituiti mediante sottoscrizione di contratti di assicurazione sulla vita.

Chi può aderire ai PIP?

Tutti i lavoratori e non possono aderire volontariamente a una forma previdenziale integrativa per costruirsi ed assicurarsi una rendita pensionistica, un reddito aggiuntivo alla pensione percepita dallo Stato.

Dietro il versamento di un corrispettivo (premio) durante gli anni di vita lavorativa si accumula una somma, un capitale che andrà a costituire la propria rendita integrativa che verrà erogata assieme a quella erogata dall’INPS.

Chi può aderire ai Piani Individuali Pensionistici? Possono sottoscrivere i PIP le seguenti categorie: i dipendenti pubblici e privati, gli autonomi, i liberi professionisti, gli imprenditori, lavoratori con contratti atipici (ad esempio lavoratori a progetto od occasionali, soci lavoratori di cooperative, ecc.), i soggetti titolari di redditi diversi da quelli da lavoro, soggetti fiscalmente a carico e, pure, tutti coloro che non svolgono un’attività lavorativa.

Come funzionano i PIP?

I Piani Individuali Pensionistici permettono di accumulare, per tutta la durata contrattuale, un capitale che verrà erogato in un’unica soluzione al termine della vita lavorativa o, sotto forma di rendita aggiuntiva ad integrazione della pensione INPS. Con la sottoscrizione di un PIP, la Compagnia assicurativa o la Banca o la Posta prevede l’erogazione di una prestazione previdenziale nel momento in cui si conclude il piano contrattuale sottoscritto.

Nel momento in cui si termina il versamento dei premi, il beneficiario può optare per:

  • ricevere il capitale accumulato in un’unica soluzione,
  • ricevere una rendita mensile.

I Piani Individuali Pensionistici, per poter garantire la rendita integrativa auspicata, devono essere sottoscritti per una durata contrattuale che ecceda i 60 mesi e, a seconda delle condizioni contrattuali di sottoscrizione del Piano Individuale Pensionistico, è possibile beneficiare della rendita vitalizia solo se si è corrisposto il versamento del premio annuale per almeno 5 anni consecutivi.

E’ possibile riscattare in maniera anticipata il capitale? Il tutto dipende dalle condizioni contrattuali sancite dalla Compagnia e/o Banca: in certi casi, si deve aver versato almeno due annualità prima di riscattare il capitale e la maggior parte delle Compagnie applica una penalità, un onere che va a gravare sull’importo erogato.

Ricordiamo che si può aderire ai PIP in due modalità:

  • con il TFR maturato durante la vita professionale,
  • con una quota “libera” a discrezione del soggetto sottoscrittore.

Vantaggi e risparmi fiscali PIP

La sottoscrizione di un PIP permette di beneficiare di importanti vantaggi fiscali e possono essere sottoscritti da tutti i tipi di lavoratori ma anche da chi non produce reddito.

Il risparmio fiscale dei PIP si sostanzia sotto forma di beneficiare della:

  • deducibilità sui contributi versati,
  • tassazione sulla pensione percepita

Ogni anno, il soggetto contribuente può dedurre l’importo totale dei contributi versati, fino ad un massimo di 5.164 €.

Quanto si percepisce la pensione, essa è soggetta ad una aliquota del 15% ed è prevista un’ulteriore riduzione dell’aliquota pari allo 0,30%, per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione alla prestazione previdenziale integrativa, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali. Come si può capire, il risparmio fiscale aumenta con il passare degli anni di aderenza al PIP.

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