Pignoramenti immobiliari: ecco cosa cambia

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Il decreto del “fare”, predisposto dal governo Letta, impatta positivamente anche sui pignoramenti immobiliari. Ma cosa cambia per i contribuenti? Quali sono le nuove tutele che vengono riconosciute sui debitori proprietari di una sola prima casa? Andiamo con ordine, e vediamo quali sono le principali modifiche all’attuale regolamentazione.

La prima grande novità è relativa al blocco delle procedure di espropriazione immobiliare per coloro che sono titolari della prima casa, a patto che questa sia l’unica proprietà immobiliare del contribuente, e che in essa il contribuente abbia la sua residenza anagrafica. Difatti, recita così l’articolo che modifica l’art. 76 del DPR 602/1973: “Ferma la facoltà di intervento ai sensi dell’articolo 563 del codice di procedura civile, l’agente della riscossione non dà corso all’espropriazione se l’unico immobile di proprietà del debitore, con esclusione delle abitazioni di 8 del 27 agosto 1969, e comunque dei fabbricati classificati nelle categorie catastali A/8 e A/9, è adibito ad uso abitativo e lo stesso vi risiede anagraficamente”.

In altri termini, oggetto del pignoramento non possono essere le prime case, con l’eccezione degli immobili che – pur prima casa – sono classificati come immobili di lusso. Per comprendere quali siano gli immobili “di lusso”, è sufficiente ricorrere a quanto previsto dal decreto ministeriale 2 agosto 1969, e alle classificazioni catastali seguenti: A/8 – ville; A/9 –lusso aventi le caratteristiche individuate dal decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 agosto 1969, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 21 castelli e palazzi di pregio.

Ancora, il decreto del governo Letta ha previsto un nuovo limite alle espropriazioni di beni immobili, finalizzato a evitare che la casa possa essere pignorata per debiti di importo non rilevante. In merito, ricordiamo che stando al nuovo tenore letterale della norma che arricchisce l’ordinamento, non è possibile procedere all’espropriazione immobiliare se l’importo complessivo del credito non supera i 120 mila euro. Inoltre, il decreto prevede che l’espropriazione immobiliare possa essere avviata solamente se sono decorsi almeno 6 mesi dall’iscrizione dell’ipoteca, senza che il debito sia stato estinto.

Stabilito quanto sopra, non rimane da comprendere in che modo possano essere tradotte in realtà le indicazioni del decreto: potranno realmente costituire un valore aggiunto nelle tutele dei consumatori in difficoltà?