Il piano del Ministro Greco Varoufakis per salvare la Grecia e l’Europa

Che sia a suo modo un rivoluzionario, o comunque un anticonformista, è evidente dal modo di vestire. In un mondo in cui la cravatta è d’obbligo, il ministro dell’economia greco Yanis Varoufakis gira senza cravatta e con la camicia fuori dai pantaloni. Il bello – o il brutto, se lo chiedete a un tedesco – è che il suo anticonformismo coinvolge anche le sue idee economiche.

L’austerity è stata spacciata per una soluzione alle crisi finanziarie e il suo fallimento è sotto gli occhi di tutti. Oggi Varoufakis sta spacciando per soluzione un metodo che, in effetti, è ben poco usuale. Un mix di strumenti e approcci che va oltre la dimensione della politica monetaria di uno Stato o di una entità sovranazionale come è l’Unione Europea.

Cosa sta proponendo il ministro per la Grecia e per l’Unione Europea? I loro destini sono intrecciati – non fosse altro per il fatto che più dei due terzi del debito pubblico ellenico è in mani straniere – e quindi è impossibile separare le ricette. Varoufakis lo sa bene.

L’idea di Yanis è in fondo molto semplice: trasformare il debito greco. Già di per sé, questa per i falchi del rigore dovrebbe essere una buona notizia. Il perfido governo di sinistra di Tsipras non vuole tagliare il debito, non si rifiuta di pagarlo. Vuole solo trasformarlo.

Il termine esatto, comunque, è swap. Varoufakis propone di swappare il debito greco. I titoli ellenici, tossici perché a rischio di solvibilità, vengono scambiati con crediti erogati dalle istituzioni europee o anche nazionali. Questo nuovo debito, però, è vincolato a condizioni diverse. Per la precisione, è vincolato alla crescita greca. Alcuni rintracciano una certa somiglianza con le azioni, di certo è un modo per legare il destino del debitore e del creditore. Un approccio che alla Merkel non è mai piaciuto e ha contrastato anche nelle sue concretizzazioni più innocue (vedi il rifiuto agli eurobond).

Un secondo metodo segue binari differente e punta sul concetto di solidarietà. Il succo del discorso è questo: dal momento che la Grecia è in ginocchio e i rimedi attuali non la aiutano a risolvere i suoi problemi, l’Unione Europea deve acquistare i titoli greci, che però non saranno triennali o decennali, ma scadenza infinita, e con interessi ovviamente bassi, se non vicino allo zero. Non si tratta di una soluzione inedita, tutt’altro: dopo le guerre, le nazioni che si sono ritrovate in macerie hanno spesso goduto di questa modalità di finanziamento.

La Germania è sicuramente contraria a questa alternativa, anche perché è palesemente simile al monetary financing, ossia al finanziamento diretto degli Stati da parte della BCE, che è vietata espressamente dai trattati.

In risposta, i greci rispondono ricordando che la Germania usufruì di ben altro quando era lei a soffrire le pene dell’inferno. Nel secondo dopoguerra gli fu tagliato il debito, e fu grazie a quel taglio che i tedeschi poterono prosperare nuovamente. In considerazione di questo, un atto di generosità appare dovuto, soprattutto dopo che alla Grecia è stato imposta un programma di austerity che non solo ha sortito effetti collaterali devastanti ma non è riuscita nemmeno a favorire gli obiettivi di bilancio.

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