Piano Juncker: Leva per la Crescita o Gigantesco Buco nell’Acqua?

Da un po’ di tempo il vento in Europa è cambiato. O almeno così sembra dalle dichiarazioni dei politici nazionali e comunitari. Basta con il rigore, largo alla crescita. E’ veramente così? Uno degli elementi che viene spesso proposto a dimostrazione di questa tesi riguarda il Piano Juncker. L’attuale presidente della Commissione Europea è stato scelto sulla scorta di un programma di investimenti. A quanto pare, ha riscosso successo, almeno al cospetto dei parlamentari europei che hanno dovuto votare la fiducia ai commissari.

Eppure, fin dal momento in cui i dettagli sono stati resi pubblici il Piano Juncker ha intrapreso la strada del declino. Morto, o seriamente ferito, ancora prima di esordire. Alcuni detrattori, in grado comunque di convincere fette sempre più ampie di analisti, lamentano dei difetti strutturali nel programma di investimenti del lussemburghese tali da compromettere il raggiungimento degli obiettivi, che poi rappresentano la sua ragion d’essere.

Le maggiori perplessità riguardano proprio l’aspetto più importante: la quantità di denaro in ballo. Sono stati annunciati investimenti per 300 miliardi ma a conti fatti sembra che siano a malapena 21. Briciole, praticamente. Dove sta il tranello? Molto banalmente, il Piano Juncker ha inserito nel “conteggio dei miliardi” anche quelli, tutt’altro che certi, frutto del famoso “effetto moltiplicatore”, ossia un meccanismo che permette, attraverso partite di giro – e in modo non dissimile dai derivati – di produrre denaro da altro denaro. Secondo alcuni, aria fritta. Anche perché protagonisti dell’effetto moltiplicatore dovranno essere proprio gli Stati membri, che quindi saranno costretti a metterci del loro. Nessuno si è tirato indietro ufficialmente, ma molti hanno cominciato a storcere il naso. Se l’atmosfera generale non muterà, è probabile che il Piano Juncker andrà incontro a un drammatico naufragio.

Il Piano Juncker è salito alla ribalta nuovamente negli ultimissimi giorni grazie all’endorsement ufficiale del ministro dell’Economia italiano, Carlo Padoan. Durante un’audizione di fronte alla Commissione Bilancio l’esponente più importante del Governo Renzi si è detto fiducia sulla buona riuscita del programma, sebbene anche nelle sue parole emerga una qualche riserva: “Giudico positivo il Piano Juncker da 315 miliardi di euro di investimento, una svolta nell’atteggiamento di politica economica dell’Ue ritenuto realistico dalle istituzioni europee. Anche se per valutare il suo successo occorrerà verificare il suo impatto concreto e per questo servirà un attento monitoraggio a livello politico, da parte di istituzioni e governi in sede Ecofin e in termini progettuali”.

Ovviamente dall’altro lato della barricata spicca il ministro dell’economia greco Varoufakis, che non solo giudica una farsa il Piano Juncker, ma ha espresso forti dubbi anche sulla buona riuscita del Quantitative Easing, a tal punto da spingerlo a suggerire un programma di acquisto titoli alternativa, basato non dalla Bce ma dalla Bei.

Sullo sfondo, il commissario Juncker, più solo che mai (ministro italiano a parte), persino troppo impegnato a difendere la sua creatura. Nell’ultimo BusinessEuropeDay il lussemburghese ha difeso attaccando, e accusando gli Stati di fare poco per sostenere il suo programma:  “Non è solo questione di soldi, è anche questione di presentare progetti attrattivi per gli investimenti. Perché altrimenti le risorse vengono spese male, e il piano per far ripartire l’Europa rischia un fallimento. Mi aspetto che gli Stati membri giochino un ruolo attivo”.