Pezzi di debito Italiano all’estero

italia-debito-estero

Il debito pubblico italiano, come tutti ben sanno, ha ormai raggiunto delle proporzioni enormi (di oltre 2.000 miliardi di euro), ma ciò che è interessante analizzare è a quali stati e in che misura sono riconducibili il possesso di veri e propri pezzi di debito italiano all’estero, con tutto ciò che ne consegue.

Innanzi tutto il debito pubblico italiano è esposto sui mercati esteri per una percentuale che si aggira attorno al 40 % del totale, dunque una posizione tutto sommato accettabile e non molto diversa da quelli di altri paesi europei e non. Infatti esaminando l’ammontare dei debiti di altri stati e la loro posizione debitoria complessiva nei confronti di stati esteri, si scopre come questi siano del tutto analoghi a quello italiano: la Germania ha un deficit di circa 2.160 miliardi di euro, la Francia di circa 1.920 miliardi di euro e la Gran Bretagna di circa 1.850 miliardi di euro. La sostanziale differenza fra il nostro paese e quelli appena citati sta nel fatto che l’Italia manca di crescita (o meglio decresce molto più di questi) portandosi così dietro il timore di non riuscire a crescere in futuro sufficientemente per ripagare il debito accumulato, da qui la minor fiducia verso il nostro paese da parte degli investitori e l’allargamento del famoso spread.

Vediamo ora con più precisione una serie di nomi di paesi che più di altri possiedono il nostro debito: al primo posto spicca la Francia, che detiene oltre 400 miliardi di euro, poi la Germania con oltre 100 miliardi di euro, seguita dall’Inghilterra con circa 60 miliardi, infine risulta consistente anche la quota di debito pubblico detenuto dalla Cina. Considerando i sistemi bancari e assicurativi spiccano assieme gli istituti creditizi francesi e tedeschi che detengono circa il 59 % del nostro debito complessivo presente in bond all’estero. Tutti questi numeri si ripercuotono in un discorso più ampio che può essere letto in chiave negativa, perchè tali stati di fatto possono influenzare talune scelte fondamentali del nostro Stato (portando di fatto alla tanto temuta parziale cessione della sovranità nazionale rispetto alla pressione dei paesi creditori), ma dall’altra parte vi è anche un aspetto leggibile in chiave positiva, ossia il fatto che se l’Italia dovesse fallire lo farebbero probabilmente anche questi stati considerati “forti”, di conseguenza anch’essi hanno grandissimi interessi affinchè ciò non accada.

Ma quali sono i motivi che spingono gli investitori esteri ad acquistare titoli del debito pubblico italiano? In generale uno dei motivi è ricollegabile al fatto che i rendimenti garantiti da tali titoli sono sicuri ed elevati rispetto ad altri (magari ancora più sicuri, ma meno remunerativi). Un altro motivo è legata alla fiducia in questi titoli fortificata anche dal fatto che più volte il presidente della BCE, l’italiano Mario Draghi, ha rassicurato gli investitori sul fatto che prenderà tutte le misure del caso per evitare eventuali fallimenti dei paesi dell’area euro, ed infine il fatto che nell’ultimo periodo il nostro paese ha messo maggiormente in sicurezza i conti anche a seguito dell’introduzione di nuove imposte.

A chiusura del discorso è importante sottolineare il fatto che in ogni caso ultimamente il nostro debito sta tornando per la maggior parte nelle nostre mani (o meglio in quelle degli investitori nostrani), infatti molti istituti di credito italiani, viste le attuali difficoltà e incertezze sulla sicurezza degli investimenti, hanno preferito riempire i propri portafogli con i sempreverdi (e particolarmente remunerativi di questi tempi) titoli di stato italiani, anche grazie ai lauti finanziamenti a tassi d’interesse vantaggiosi giunti dalla BCE, che in realtà sono stati rilasciati con altre finalità legate a un discorso di maggior sostegno all’economia cosiddetta reale.