Petrolio, trimestre d’oro per le Big Oil: BP raddoppia gli utili e Aramco sale a 33,4 miliardi
BP raddoppia gli utili a 5,7 miliardi, Aramco vola a +33%. La guerra USA-Iran gonfia i profitti del petrolio, ma Trump attacca: «Guadagnano troppo».
Per le grandi compagnie petrolifere questa è una stagione di trimestrali fuori scala. Martedì 4 agosto BP e Saudi Aramco hanno presentato i conti del secondo trimestre, che confermano quello che il mercato sospettava: il conflitto tra Stati Uniti e Iran, che va avanti da oltre cinque mesi, ha gonfiato i profitti del settore attraverso prezzi di greggio e gas ai massimi.
La guerra ha di fatto paralizzato i transiti nello Stretto di Hormuz, quel passaggio marittimo da cui passa normalmente circa un quinto del petrolio e del gas naturale mondiale.
| Nome | Prezzo | Var % |
|---|---|---|
| Petrolio WTI CL=F | $82,40 | ▲ +1,42% |
| Petrolio Brent BZ=F | $88,52 | ▲ +1,67% |
| Oro GC=F | $4.437,30 | ▲ +0,38% |
Risultato: rotte alternative per i produttori e quotazioni dei prodotti raffinati in tensione. Lunedì il presidente americano Donald Trump se l’è presa pubblicamente con ExxonMobil e Chevron, accusandole di guadagnare “troppi soldi” grazie ai carburanti cari, e ha rilanciato la richiesta di prezzi più bassi alla pompa. Intanto i segnali di distensione tra Washington e Teheran hanno fatto scivolare lunedì le quotazioni petrolifere, con il Brent giù di oltre il 5%.
Martedì mattina i prezzi hanno in parte ripreso quota: il WTI scambia a 80,92 dollari al barile (+0,72%), il Brent a 84,92 dollari (+1,37%).
BP: utile più che raddoppiato a 5,7 miliardi di dollari
La britannica BP ha chiuso il periodo Aprile-Giugno con un underlying replacement cost profit, la misura che il mercato usa come proxy dell’utile netto, di 5,7 miliardi di dollari.
Il consensus LSEG si aspettava 5 miliardi. Per capire la portata del balzo basta guardare indietro: un anno fa lo stesso dato era di 2,35 miliardi, nel primo trimestre 2026 di 3,2 miliardi. La CEO Meg O’Neill, ospite di Squawk Box Europe della CNBC, ha messo le mani avanti: “Capisco la pressione che le famiglie sentono quando arrivano alla stazione di servizio e vedono i prezzi. La realtà è che produciamo una commodity globale e i prezzi dei nostri prodotti dipendono da quel prezzo globale”.
La manager ha raccontato che BP ha rivisto i propri cicli di raffinazione per massimizzare la disponibilità dei prodotti più richiesti in ogni momento, jet fuel e diesel su tutti. Sul piano strategico la società tira dritto sulla semplificazione: completata la vendita della raffineria di Gelsenkirchen al gruppo Klesch, operazione che dovrebbe togliere circa 1 miliardo di dollari di costi operativi, mentre il portafoglio torna a concentrarsi su petrolio e gas.
Non tutto fila liscio, però: a maggio il presidente Albert Manifold è stato rimosso dopo appena otto mesi, tra “serie preoccupazioni” del board sulla governance. Il titolo, intanto, guadagna oltre il 27% da inizio anno.
Saudi Aramco: utili a +33% e un dividendo da 21,9 miliardi
Saudi Aramco, la più grande compagnia petrolifera al mondo, ha messo a segno un utile netto rettificato di 125,2 miliardi di riyal sauditi, cioè 33,4 miliardi di dollari, nel periodo aprile-giugno. La crescita è del 33% anno su anno, sopra i 31,59 miliardi attesi dagli analisti.
Da dove arriva il balzo? Principalmente dai prezzi più alti di prodotti raffinati, chimici e greggio, ha spiegato la società, in parte compensati da volumi di vendita più bassi.
La partita più delicata, però, si è giocata sulla logistica: per aggirare il blocco dello Stretto di Hormuz, Aramco ha spinto al massimo l’oleodotto East-West, 1.200 chilometri fino al Mar Rosso, mantenendo le esportazioni alla capacità piena di 7 milioni di barili al giorno. “Nonostante l’interruzione senza precedenti dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz, abbiamo continuato a dimostrare la nostra capacità di garantire la continuità operativa, capitalizzando la nostra base di asset diversificata e una pianificazione pluridecennale”, ha rivendicato il presidente e CEO Amin H. Nasser.
Il consiglio ha approvato un dividendo base di 21,9 miliardi di dollari, in distribuzione nei prossimi tre mesi. E il resto del settore? Stessa musica: ExxonMobil ha più che raddoppiato gli utili a 14,5 miliardi di dollari, Chevron li ha visti volare di quasi il 400%, a 12 miliardi contro i 2,5 di un anno fa.

Utili del secondo trimestre 2026 delle principali compagnie petrolifere, in miliardi di dollari. Fonte: dati societari via CNBC.
Trump contro le Big Oil: “Guadagnano troppo”
Con utili di queste dimensioni, era solo questione di tempo prima che la politica battesse un colpo. Lunedì, davanti ai giornalisti alla Casa Bianca, Trump ha puntato il dito contro i due colossi americani: “Stanno facendo troppi soldi basandosi su una scarsità. Non mi piace”.
Il presidente è tornato a chiedere prezzi più bassi alla pompa, in un momento in cui il costo dei carburanti pesa sui bilanci delle famiglie americane. CNBC ha chiesto un commento a ExxonMobil e Chevron, per ora senza risposta.
Per il settore si apre un rischio nuovo: dopo mesi in cui la guerra ha sostenuto i margini, le compagnie si trovano esposte a possibili pressioni regolatorie o fiscali, proprio mentre i prezzi dell’energia restano un nodo centrale per l’inflazione americana.
Conclusioni
Il secondo trimestre 2026 entrerà negli archivi come uno dei più redditizi di sempre per le grandi compagnie petrolifere: 33,4 miliardi di utili per Aramco, 14,5 per ExxonMobil, 12 per Chevron, 5,7 per BP. Il seguito si annuncia meno lineare.
Se la distensione tra Stati Uniti e Iran dovesse consolidarsi, il greggio potrebbe proseguire la discesa iniziata lunedì, e i margini del settore si comprimerebbero di conseguenza. A questo aggiungi la pressione politica di Trump sulle compagnie americane. Se segui il settore energetico, tieni d’occhio i negoziati sullo Stretto di Hormuz e il Brent sotto quota 85 dollari.
Poi c’è la variabile Casa Bianca, con le sue mosse sui prezzi dei carburanti.
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