Petrolio ai massimi da un mese: l’embargo Houthi e la guerra USA-Iran accendono Brent e WTI
Il petrolio ha chiuso la seduta di lunedì 20 luglio 2026 ai massimi da un mese.
Il petrolio ha chiuso la seduta di lunedì 20 luglio 2026 ai massimi da un mese. E che seduta: una giornata sulle montagne russe, con i mercati energetici strattonati tra paure di escalation militare e spiragli di tregua. Una seduta a due facce. Al mattino un tuffo in rosso, complici le indiscrezioni su una nuova proposta di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Poi la sterzata, quando i miliziani Houthi dello Yemen hanno dichiarato un embargo marittimo contro l’Arabia Saudita.
Secondo CNBC, il Brent, il riferimento internazionale, ha guadagnato circa l’1,3% chiudendo a 89,22 dollari al barile; il WTI americano è salito dello 0,9% a 83,23 dollari. Nella notte il Brent era arrivato a balzare di quasi il 4%, sopra quota 90 dollari per la prima volta da oltre un mese, dopo la conferma della morte di almeno tre militari americani negli scontri con l’Iran. Tirando le somme del mese: prezzi su di circa il 20%, con il greggio americano a +18% secondo i dati AAA.
Martedì mattina un po’ di raffreddamento: Brent in calo dello 0,4% a 88,87 dollari e il WTI a 82,47, comunque a un passo dai massimi della vigilia. Dietro questi numeri ci sono un fronte militare nuovo e una tregua appesa a un filo. E alla pompa, intanto, la benzina è tornata a 4 dollari al gallone.
Una seduta volatile chiusa ai massimi da un mese
Lunedì i segnali contrastanti si sono rincorsi per tutta la giornata. Prezzi in calo in apertura, sulle notizie di una nuova proposta di cessate il fuoco tra Washington e Teheran. Poi il dietrofront: gli Houthi, alleati dell’Iran nello Yemen, hanno annunciato l’embargo marittimo contro l’Arabia Saudita e i timori sull’offerta hanno ripreso il sopravvento.
A spingere ulteriormente i prezzi ci si è messo anche il presidente Trump, con un avvertimento affidato ai social: “Ogni volta che l’Iran uccide un soldato americano, la pagherà molte volte tanto!”.
CNBC riferisce che la direttiva è stata girata al Segretario alla Guerra Pete Hegseth e ai vertici militari. Dietro c’è un conflitto che non accenna a fermarsi: nove notti consecutive di bombardamenti americani sull’Iran, in risposta agli attacchi contro le petroliere nello Stretto di Hormuz che questo mese hanno ucciso almeno due marittimi e ne hanno feriti più di una dozzina.

Quotazioni di Brent e WTI: chiusura del 20 luglio e prezzi della mattina del 21 luglio 2026, con il greggio USA in rialzo del 18% nel mese. Fonte: CNBC, Yahoo Finance
L’embargo Houthi e i rischi per l’offerta globale
La mossa degli Houthi apre un fronte nuovo, forse il più delicato. Il governo Houthi dello Yemen ha vietato la navigazione alle imbarcazioni legate all’Arabia Saudita. La decisione, spiegano i miliziani, risponde a quello che chiamano “un assedio ingiusto e oppressivo” imposto dai sauditi allo Yemen. Perché conta così tanto? Lo spiega CNBC: durante la guerra tra Stati Uniti e Iran, i sauditi hanno dirottato milioni di barili al giorno su un oleodotto che attraversa il Paese fino a un terminal di esportazione sul Mar Rosso. Quelle spedizioni hanno fatto da valvola di sfogo per l’intero mercato del greggio.
Ecco le quotazioni live:
| Nome | Prezzo | Var % |
|---|---|---|
| Petrolio WTI CL=F | $78,18 | ▲ +1,15% |
| Petrolio Brent BZ=F | $83,55 | ▲ +1,29% |
| Oro GC=F | $4.399,70 | ▲ +2,33% |
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Yahoo Finance aggiunge il quadro d’insieme: quell’oleodotto è una delle poche strade con cui il petrolio del Golfo può raggiungere i mercati mondiali senza passare per Hormuz, il canale stretto tra Iran e Oman da cui transita in tempi normali circa un quinto del petrolio mondiale.
Con tutte e due le rotte sotto minaccia, le alternative in caso di blocco scarseggiano. “Le minacce di un blocco navale all’Arabia Saudita da parte degli Houthi sono significative perché aumentano il rischio di interruzioni per un altro grande esportatore di petrolio”, ha detto a Reuters Tim Waterer, capo analista di mercato di KCM Trade, citato da Yahoo Finance.
Intanto gli attacchi alle navi non si fermano: nel weekend una petroliera è stata colpita al largo dell’Oman, la Kavomaleas battente bandiera maltese, e martedì all’alba un’altra è stata centrata a nord-est di Limah, secondo l’agenzia britannica UKMTO.
Approfondimento Investire in oro nel 2026: quotazione live e strumenti a confrontoLa diplomazia in movimento: proposta di tregua di dieci giorni
Qualcosa sul fronte diplomatico si muove, comunque. Un alto funzionario iraniano ha riferito a Reuters che Teheran ha ricevuto dai mediatori una proposta di cessate il fuoco di dieci giorni.
L’obiettivo: salvare l’accordo interinale firmato il 17 giugno per chiudere la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, iniziata il 28 febbraio. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha aperto uno spiraglio, dicendo che Teheran potrebbe negoziare con Washington sulla base dei propri interessi nazionali.
Peccato che i fatti vadano in direzione opposta. Gli Stati Uniti hanno colpito per la decima notte di fila, e l’Iran ha risposto attaccando il Kuwait: due raid in due giorni contro un impianto di energia e desalinizzazione da cui il Paese dipende per l’acqua potabile.
A marzo, del resto, questa guerra aveva già riportato il Brent sopra i 100 dollari, ai massimi dal 2022, prima che l’accordo di giugno riportasse i prezzi sui livelli pre-conflitto.
Benzina a 4 dollari e scenari: si può tornare a quota 100?
Alla pompa gli effetti si vedono già. Lunedì la benzina negli Stati Uniti è tornata a 4 dollari al gallone, secondo i dati AAA citati da CNBC: non accadeva dal 17 giugno, il giorno della firma dell’accordo interinale. E c’è chi vede rischi ben maggiori.
Amrita Sen, fondatrice e direttrice della ricerca di Energy Aspects, avverte che un forte rallentamento del traffico navale su Hormuz, sommato a scorte globali ormai ridotte all’osso, potrebbe spingere il barile oltre i 100 dollari: “Il mercato è ancora piuttosto compiacente nonostante l’aumento dei prezzi che abbiamo visto”, ha detto alla CNBC.
Più prudente Tony Sycamore, analista di IG, citato da Yahoo Finance: “Il petrolio ha già fatto molta strada e ha certamente il potenziale per salire ancora. Tuttavia, nel breve termine le voci di de-escalation e i colloqui di pace sembrano limitare i rialzi per il momento. Resta da vedere se da quei colloqui uscirà qualcosa”.
Conclusioni
Il mercato del petrolio resta in bilico. La minaccia alle due principali rotte di esportazione del Golfo è concreta, ma basterebbe una tregua vera per riportare in fretta i prezzi verso i livelli di giugno.
Approfondimento Rimani aggiornato sugli eventi macro con il nostro calendario economico.Nei prossimi giorni contano soprattutto l’esito della proposta di cessate il fuoco di dieci giorni e l’applicazione effettiva dell’embargo Houthi contro le navi saudite; vale la pena seguire anche l’andamento delle scorte americane.
Un dato su tutti, se segui il settore energetico: al Brent mancano meno di 12 dollari per rivedere quota 100, già toccata a marzo.
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