Petrolio in calo: Brent a 98 dollari mentre il WTI crolla del 5%

Primo giorno di scambi dopo il Memorial Day, il petrolio manda segnali opposti.

Primo giorno di scambi dopo il Memorial Day, il petrolio manda segnali opposti a seconda di dove guardi. Il Brent sale del 2% a 98,26 dollari al barile nelle contrattazioni asiatiche. Il WTI americano perde il 5,1%, scivolando a 91,73 dollari rispetto alla chiusura di venerdì. Due benchmark, due storie diverse. La ragione sta in un fine settimana denso di notizie contrastanti dal Golfo Persico.

Trump dice che i negoziati con l’Iran vanno bene. Il Pentagono, nelle stesse ore, conferma raid aerei nel sud del Paese contro postazioni missilistiche e navi sospettate di posare mine. I mercati non sanno a chi credere e reagiscono con una forbice tra i due benchmark che non si vedeva da settimane. I numeri di fondo sono preoccupanti.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia calcola che il conflitto blocca 14 milioni di barili al giorno allo Stretto di Hormuz, da cui passa un quarto del greggio scambiato via mare. Tra marzo e aprile le scorte globali sono scese di 246 milioni di barili. Le perdite cumulative rischiano di superare il miliardo entro fine mese.

Se segui i mercati energetici, lo sai già: un tweet del presidente o un comunicato del CENTCOM può spostare le quotazioni di punti percentuali in pochi minuti.

Cosa chiedono Washington e Teheran: due posizioni ancora lontane

Trump sta allargando il tavolo. Ha invitato Arabia Saudita, Qatar, Pakistan, Turchia, Egitto e Giordania agli Accordi di Abramo, portando la trattativa ben oltre il dossier iraniano. In un post sui social ha scritto che sarà un grande accordo per tutti o niente.

Washington non intende fare sconti. I nodi restano gli stessi da settimane: le scorte di uranio arricchito iraniane e le tariffe di transito nello Stretto.

L’Iran vuole la fine delle sanzioni prima di cedere su qualsiasi punto. Gli americani pretendono lo smantellamento del nucleare. Il segretario di Stato ammette che la fase è delicata e che qualsiasi mossa sbagliata può far saltare il tavolo. Per gli operatori di mercato, ogni parola in più o in meno pesa sulle quotazioni, aggravata dalla liquidità bassa dopo la festività.

I raid del Pentagono nel sud dell’Iran: tre siti colpiti

Il Comando Centrale americano ha colpito imbarcazioni e postazioni missilistiche lungo la costa meridionale iraniana.

Il Pentagono parla di autodifesa per proteggere le truppe nella regione. La CNN riferisce di almeno tre siti coinvolti. Le operazioni militari rendono difficile prendere sul serio le dichiarazioni ottimistiche della Casa Bianca.

Nel weekend il Brent era scivolato sotto i 100 dollari, perdendo 5 dollari in poche ore sulle voci di un accordo imminente. Martedì mattina il rimbalzo è arrivato puntuale. Gli operatori restano scettici: finché si alternano strette di mano e bombe, il mercato non prende una direzione chiara.

Nome Prezzo Var %
🛢 Petrolio WTI CL=F $92,56 ▲ +2,23%
🛢 Petrolio Brent BZ=F $95,35 ▲ +2,43%
🌾 Grano ZW=F $579,75 ▼ -0,04%

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Le scorte di greggio toccano livelli critici

Gli analisti di UBS fotografano un mercato sotto pressione. Le riserve di greggio e prodotti raffinati a terra calano, mentre il petrolio stoccato su petroliere aumenta perché le esportazioni americane vengono ridirezionate verso l’Asia.

ClearView Energy Partners frena chi spera in una ripresa rapida: sminare lo Stretto, evacuare le navi bloccate e riavviare la produzione richiede settimane, probabilmente mesi.

Il ripristino degli impianti e la ricostituzione delle scorte sono lavori da trimestri, se non da anni. Patrick De Haan di GasBuddy conferma il quadro sulla benzina americana: il prezzo medio resterà sopra i 4 dollari al gallone finché non si finalizza un accordo e il traffico nello Stretto non riparte davvero.

Petrolio in altalena tra diplomazia e raid: Brent a 98 dollari mentre il WTI crolla del 5%

Confronto tra i prezzi del Brent (+2%) e del WTI (-5,1%) nella seduta del 26 maggio 2026. Fonte: CNBC

Pipeline alternative: la capacità non basta

Arabia Saudita ed Emirati hanno oleodotti che aggirano lo Stretto, ma non riescono a compensare i volumi che passano normalmente via mare.

Dallo stesso canale transita anche un quinto del gas naturale liquefatto mondiale. I compratori asiatici, Cina, Giappone, India, Corea del Sud, aspettano settimane per ricevere le forniture anche a regime normale.

Goldman Sachs calcola che un blocco prolungato oltre l’estate spingerebbe il Brent stabilmente sopra i 110 dollari, alimentando l’inflazione globale. La Fed di Kevin Warsh, al suo primo mandato dal 22 maggio, si ritroverebbe a gestire uno shock petrolifero prima ancora di aver definito la sua linea sulla politica monetaria.

Cosa può succedere nelle prossime sedute

Se operi sulle materie prime, preparati alle solute turbolenze. La differenza tra Brent e WTI racconta due esposizioni geografiche diverse: l’Europa dipende dal Golfo, gli Stati Uniti meno.

Un accordo credibile sulla riapertura dello Stretto porterebbe il greggio verso gli 85-90 dollari. Un’escalation militare, viceversa, spingerebbe il Brent sopra i 105 dollari.

In entrambi gli scenari, il problema di fondo non cambia: le scorte globali sono a livelli critici e il ritorno alla normalità sarà un percorso lungo, con molte incognite.

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Giuseppe Greco

Esperto di mercati finanziari e trading online Laureato in Economia, mi occupo di mercati dal 2014 e scrivo guide per il sito Webeconomia.it