Petrolio, analisi fondamentale di breve e lungo termine

Il petrolio continua a mantenere alti i livelli di prezzo grazie alle politiche OPEC sul taglio della produzione. Da gennaio a questa parte diversi produttori del cartello hanno deciso di produrre meno, o di ridurre il numero discorte disponibili sul mercato, in modo da far tornare i prezzi verso l’alto. Dal minimo di gennaio a 45$ per barile siamo passati ad avere una situazione più apprezzata dai produttori, con il prezzo del greggio che si ferma solo di fronte alla resistenza dei 60$.

Adesso bisogna chiedersi se questo livello di prezzo verrà mantenuto, quali saranno le possibili implicazioni delle tensioni tra USA e Iran e i risvolti delle strane vicende politiche venezuelane; sono molte le incognite che vanno chiarite, ma man mano che passano i giorni emerge uno scenario sempre più chiaro.

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Accordo USA-Opec

Gli Stati Uniti custodiscono gelosamente le proprie amicizie all’interno del cartello dei Paesi esportatori di petrolio. Sembra che Donald Trump abbia già preparato le contromosse nel caso in cui un’escalation della conflittualità tra Washington e Teheran dovesse provocare un taglio netto alla produzione iraniana. Questa potrebbe anche essere indotta da una richiesta agli altri alleati degli USA, ai quali è probabile che venga richiesto di interrompere gli approvvigionamenti di petrolio iraniano.

Gli alleati, in primis gli Emirati Arabi Uniti, sarebbero già pronti a rispondere ad un eccessivo rialzo dei prezzi con un aumento della produzione e della quantità di scorte vendute sul mercato. Questo fa pensare che le notizie in arrivo circa le tensioni da USA e Iran potrebbero comunque non avere un impatto eccessivo sui prezzi, anche se non possiamo ancora dire a che livello scatteranno i maggiori livelli di produzione.

Sembra che però l’Iran non sia l’unico orizzonte verso cui guardare: la Cina, altra nazione da tempo in crisi diplomatica per quel che riguarda i rapporti commerciali con gli Stati Uniti, potrebbe rivelare notizie molto importanti. La nazione, in forte crescita ormai da oltre venticinque anni, sta infatti iniziando a diventare un grande produttore di automobili. Le macchine servono in primis a dare un mezzo per spostarsi alla popolazione, specie nelle aree rurali: la domanda interna è molto alta, così come lo è in India. Grazie alle tecniche di produzione a basso costo, sempre più cinesi e indiani stanno riuscendo a permettersi di acquistare una vettura.

Motorizzare le due nazioni più popolose al mondo significa aumentare notevolmente la domanda di petrolio, perché le auto elettriche rappresentano una parte ancora marginale del mercato. Quest’anno si ipotizza che le vendite di automobili cinesi si assesteranno intorno a 28 milioni di unità, grossomodo come l’anno scorso. Nelle prossime settimane arriveranno dati molto importanti sulle immatricolazioni, per cui sarà interessante osservare l’impatto che questi avranno sui prezzi del petrolio.

Previsioni a breve e lungo termine

Nel breve termine la cosa che potrà maggiormente influenzare i livelli di prezzo sono le decisioni dell’Arabia Saudita.

Il Paese, membro OPEC, sembra intenzionato a tagliare la produzione per sostenere i livelli di prezzo. I 60 dollari al barile sembrano non essere sufficienti per il cartello, specialmente dal momento in cui l’elettrico avanza e rende problematiche le prospettive di più lungo termine. Nei prossimi mesi sarà la regolazione dei rubinetti dell’OPEC, insieme all’eventuale soluzione del dilemma venezuelano, a trascinare i prezzi verso l’alto o verso il basso.

In un’ottica di lungo termine, invece, sicuramente la guerra doganale tra Cina e Stati Uniti avrà un impatto. Ogni giorno migliaia di navi attraversano l’oceano, alimentandosi a derivati del petrolio, per portare merci da una parte all’altra del globo. Il protezionismo è sempre causa di una drastica riduzione dei trasporti, specialmente dal momento in cui ai dazi si risponde con altri dazi. Anche l’Unione Europea, osservando lo scenario che emerge da queste ultime elezioni, potrebbe essere sulla strada di una revisione degli accordi commerciali con la Cina.

Le dispute commerciali solitamente non hanno impatto sul breve termine, ma ne hanno uno molto rilevante sul medio-lungo. Aerei e navi che viaggiano dalla Cina agli Stati Uniti sono ottimi clienti per l’industria petrolifera, che sicuramente si augura di veder retrocedere le tensioni avvenute negli ultimi due anni. Rimane da capire se sia possibile un accordo tra Washington e Pechino: al momento la distanza sembra incolmabile, anche in virtù del fatto che entrambi i Presidenti sono intenzionati a dare prova di forza nelle negoziazioni con la controparte.

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