Petrolio torna attorno ai 44 dollari dopo la smentita di Markindo

Il prezzo del petrolio è sempre più altalenante in questi giorni e gli analisti finanziari non riescono a trovare una previsione comune. Troppo facilmente posizionati nei due schieramenti, chi a rialzo, verso i 50 dollari e chi in attesa di un break out a ribasso che durerà fino a fine novembre, almeno fino al 30, quando ci sarà la nuova riunione dei paesi Opec.

Petrolio torna attorno ai 44 dollari dopo le dichiarazioni di Markindo

Le quotazioni del greggio che hanno continuato ad aggirarsi per praticamente tutto ottobre attorno ai livelli di 50 dollari a barile, hanno iniziato nell’ultima settimana del decimo mese dell’anno a scendere a seguito di un primo incontro tra i maggiori produttori a Vienna. Da lì in poi il prezzo ha iniziato una discesa che sembra difficile da fermare, finché non ci sono state le dichiarazioni di Markindo, segretario generale dell’Opec, che ha smentito la minaccia dell’Arabia Saudita di aumentare la produzione. petrolio

La presunta minaccia smentita dell’Arabia Saudita. Così il petrolio torna attorno ai 44 dollari.

L’Arabia Saudita, insieme a paesi come l’Iraq e l’Iran, hanno richiesto già in precedenza maggiore indipendenza e maggiore vendite al dettaglio dell’oro nero nei loro confronti. Questo a causa della presenza dell’ISIS nei loro territori. Richieste simili hanno infastidito Russia e Stati Uniti che a loro volta hanno fatto capire di poter essere maggiormente indipendenti nella produzione.

Questi dissidi continui ed interni tra i vari paesi produttori e facenti parte dell’Opec non hanno portato ancora ad una stabilizzazione del prezzo del petrolio.

Un altro fenomeno macroeconomico, o forse sarebbe il caso di dire, politico, sono le elezioni americane. Infatti finché queste non avverranno nei mercati finanziari, così come in quelli delle commodities, continuerà ad esserci questo clima di alta volatilità ed alta incertezza dei prezzi. Restiamo a vedere per capire cosa succederà al meglio. Il prossimo appuntamento più importante allora è tra l’8 e il 9 novembre per vedere come verrà preso dai mercati l’esito delle elezioni statunitensi.