Pensioni, novità ultima ora:All’orizzonte uscita anticipata e taglio dell’assegno

La riforma Fornero delle pensioni, pur contribuendo a salvare l’Italia dalla speculazione, ha posto in essere gravi problemi di tipo economico e sociale. Non ultimo, l’aumento della disoccupazione giovanile. Appare ovvia, alle forze politiche come alle associazioni, la necessità di mettere mano al provvedimento.

Le acque si sono calmate, è vero, ma la questione è sempre la stessa: le risorse. La coperta è troppo corta, e non basta a coprire le esigenze di tutte le tipologie di lavoratori. Eppure proprio in questi giorni stiamo assistendo a una singolare convergenza, tale da riuscire generare una pressione sul Governo e innescare una svolta nel dibattito.

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Le novità sulle pensioni dal 2016: cosa succederà?

Pensioni novità 2016: la convergenza tra Cgil e M5S

Il Movimento 5 Stelle e i sindacati non nutrano molta stima l’uno dell’altro. Spesso, si sono lanciati accuse a vicenda. Tuttavia, qualche segnale positivo, sul fronte delle pensioni, c’è. Si segnala una convergenza, per ora in embrione, su una delle tante proposte che l’esponente Pd Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera, ha lanciato in questi mesi. Si tratta della possibilità per i lavoratori precoci di andare in pensione a prescindere dall’età anagrafica, purché abbiano versato almeno 41 anni di contributi. La Spi-Cgil si è detta favorevole, per bocca di Ivan Predetti, ospite a Mi Manda Rai Tre. I grillini hanno invece espresso il loro parere positivo attraverso un post del deputato Mario Trepiedi, punto di riferimento del movimento in fatto di pensioni. Secondo quest’ultimo, il provvedimento dovrebbe costare circa 4 miliardi all’anno, una cifra non difficile da coprire.

Questa apertura reciproca fa il paio con quella del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, che nel corso di una intervista ha dichiarato che l’esecutivo è disposta a trattare su una basa precisa: il pensionamento anticipato a 62-63 anni. A due condizioni: la riduzione dell’assegno di almeno il 10% e un miglioramento delle prospettive finanziarie. Ecco che il tema delle pensioni si lega a una questione più grande, quello della flessibilità (per la quale Renzi sta spingendo nelle sedi comunitarie).

Riforma pensioni: le altre ipotesi in campo

Sullo sfondo, l’alacre lavoro di Cesare Damiano che, da parte sua, sta dando fondo a tutta la creatività in suo possesso per cercare un provvedimento che metta d’accordo tutti: partiti, sindacati e governo. Il dibattito si era bloccato sul sistema a quote proprio da lui chiamato in causa.

Secondo tale metodo, il legislatore avrebbe dovuto stabilire una soglia numerica, al raggiungimento della quale un lavoratore avrebbe avuto diritto alla pensione. Se tale soglia, per esempio, venisse stabilita a 97, un lavoratore per accedere al trattamento pensionistico dovrebbe avere 63 anni di età e 34 di contributi, o 61 anni di età e 37 di contributi e via discorrendo.

Il problema di questo provvedimento è il suo costo: è universale, nel senso che riguarda tutti i lavoratori. Per questo motivo, le speranze sono legate al soddisfacimento delle esigenze di categorie ristrette, come appunto i lavoratori precoci, a cui l’ipotesi caldeggiata da M5s e Spi-Cgil si rivolge.

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