Personal shopper: guida operativo-fiscale

personal shopper

Negli ultimi decenni abbiamo visto nascere una vasta serie di nuove figure professionali con una propria regolazione fiscale. Una di queste è quella del personal shopper, che si occupa e monetizza tramite un’attività borderline come appunto lo shopping. Sempre più ragazzi e ragazze anche tramite ai social network come facebook e instagram sono “forzatamente” diventati personal shopper o magari influencer, semplicemente perchè spinti dal mercato stesso in questa direzione. Come bisogna però gestire i vari adempimenti fiscali in questi casi? C’è bisogno di aprire la partita Iva? Approfondiamo il discorso.

Chi è, ma soprattutto, come si può diventare un personal shopper?

Il personal shopper è una nuova figura professionale che assiste e consiglia il cliente in base ai suoi gusti e in base alla moda del momento, durante il processo d’acquisto. Processo d’acquisto di cosa? Non solo di vestiti come si potrebbe pensare, ma anche ad esempio l’arredamento per la casa e oggetti in ambito tecnologico. Per forza di cose andrà anche a migliorare determinati atteggiamenti comunicativi, verbali o non verbali, del cliente stesso.
Tanti ambiscono a raggiungere questi risultati, ma come si diventa personal shopper? Non è assolutamente così facile come si possa pensare, non basta un account instagram con 10.000 follower per improvvisarsi personal shopper, ma serve una certa conoscenza e una certa esperienza nei più svariati settori, non solo della moda come già detto. Una delle caratteristiche dunque fondamentali di questa professione risulta la versatilità. Non si diventa personal shopper studiando all’università, ma nemmeno attraverso una “autoproclamazione” a mò di Carlo Magno. Bisogna possedere una vasta serie di conoscenze per poter consigliare adeguatamente il cliente e in più bisogna anche sapere dettagli “segreti” della città in cui si lavora, proprio per trovare capi o oggetti particolarmente originali con cui far colpo sul cliente.personal shopper

Soluzioni offerte dai personal shopper

Va nuovamente specificato che non esistono corsi su come diventare un personal shopper, al massimo esistono brevi percorsi formativi professionali che rilasciano attestati non riconosciuti da nessun ente. Si potrà pero effettuare uno stage presso lo studio di uno di questi consulenti. Avere una buona immagine aiuta tantissimo non solo nei rapporti personali privati, ma anche in quelli professionali.
Le consulenze fornite da un personal shopper possono essere in genere di tre tipi:
consulenza d’immagine personale, rivolta a chi vuole semplicemente migliorare il proprio look da un semplice punto di vista estetico
consulenza d’immagine professionale, dedicata ad esempio a chi ha da poco ottenuto una promozione e ha bisogno di fare un restyle del proprio guardaroba
Corporate solution, rivolta ad aziende che necessitano ad esempio di nuove divise per il proprio personale e quindi il tutto ovviamente finalizzato al miglioramenti più a 360 gradi della brand image aziendale.
Come vanno però gestiti gli introiti e i vari adempimenti fiscali per un personal shopper?
Se decidi di partire con l’attività di personal shopper deve innanzitutto avere un quadro chiaro della tua situazione: quanti clienti hai? Sono clienti certi o con un approccio one shot? Se non sei sicuro di avere una stabilità e quindi una continuità nella tua presunta attività, è consigliabile riflettere un momento prima di improvvisarsi professionisti. Perché? Perché sarà necessaria l’apertura della partita Iva. Aprire una partita Iva comporta una serie di costi e responsabilità non trascurabili e per questo è consigliabile avere un buon commercialista pronto a supporto per ogni evenienza. Non va però assolutamente seguito il modello dei “5000 euro annui”, sopra i cui si deve per forza di cose mettersi in regola e sotto la cui soglia si può stare tranquilli, perche non è così.
Nel momento in cui si decide di avviare una propria attività professionale è necessario aprire la partita Iva. Per professionalità si intende la sistematicità e la non sporadicità dell’attività esercitata e in più la finalità di lucro, orientata al guadagno.
La partita Iva va aperta entro 30 giorni dall’inizio dell’attività stessa, la quale in questo caso sarà categorizzata con il codice: “96.09.09 – Attività di consulenza alla persona nca“. Oltre alla mera apertura, sarà necessario scegliere il regime, che per neo libero professionista è sempre consigliabile optare per il regime forfettario, più vantaggioso, ma a patto che i ricavi non superino i 30.000 euro l’anno. Se, per tutta una serie di ragioni, non si potrà aderire a questo regime, allora si usufruirà della cosiddetta “contabilità semplificata” dove bisognerà fare anche i conti con l’Iva sulla fattura. Ogni personal shopper dovrà poi anche iscriversi alla gestione separata dell’INPS per crearsi un proprio fondo previdenziale.

Considerazioni finali su come diventare un personal shopper

Se avete proprio deciso che questa dovrà essere la vostra carriera, fate prima delle importanti riflessioni, non tanto per gli aspetti commerciali o di marketing, su come creare e trovare clienti, ma più semplicemente con la tassazione italiana rivolta ai liberi professionisti con partita Iva. Valutate bene se vi conviene o no. Questo per il personal shopper, ma come per qualunque altra attività svolta da libero professionista.

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