Perchè Telecom ha dimezzato il dividendo

Desk telephone off hook

Telecom Italia ha recentemente pubblicato i dati relativi al proprio bilancio 2012. Un periodo difficile, per il gruppo guidato da Franco Bernabè, che ha archiviato lo scorso esercizio con ricavi consolidati pari a 29,5 miliardi di euro, in flessione di 1,5 punti percentuali rispetto al 2011, a principale causa dell’entrata in vigore del nuovo listino di terminazione su rete mobile, che prevede una riduzione della tariffa pari al 53 per cento, e dall’introduzione di un cap europeo sul prezzo del traffico in roaming.

E così, a peggiorare sono stati anche i dati successivi, con l’ebitda consolidato (di gruppo) in calo del 4,2 per cento a 11,665 miliardi di euro. A calare, fortunatamente, è stato anche l’indebitamento finanziario netto, in flessione a 28,274 miliardi di euro rispetto ai 30,414 miliardi di fine 2012, mentre migliora il flusso di cassa, pari a 6,466 miliardi di euro, in incremento di quasi 700 milioni.

A deludere il mercati, tuttavia, è stato l’annuncio del dimezzamento sostanziale del dividendo che verrà pagato agli azionisti, pari a 450 milioni di euro: in altri termini, agli azionisti andranno 1,97 centesimi di euro per azione ordinaria, e 3,07 centesimi per azioni di risparmia.

Sulle motivazioni che hanno condotto la sofferta decisione di tagliare radicalmente il dividendo, il gruppo è stato piuttosto chiaro: gli azionisti riceveranno meno (oggi) per avere di più (in futuro). O, se preferite: gli azionisti rinunceranno a una parte del loro guadagno immediato, contribuendo così al rilancio degli investimenti. Nell’obiettivo, i piani di sviluppo tecnologico nel mercato della telefonia fissa e mobile in Italia, e nel mercato della telefonia mobile in Brasile, individuati evidentemente come core business del gruppo anche nel prossimo futuro.

Per quanto ovvio, la riduzione del dividendo non può essere nè sufficiente nè parte preponderante del finanziamento degli investimenti. E così Telecom ha anche annunciato emissioni fino a 3 miliardi di euro di titoli di debito subordinati ibridi entro i prossimi 2 anni.

Per quanto infine concerne gli obiettivi 2013 di gruppo, si prevedono ricavi stabili su base annua, e una riduzione percentuale dell’ebitda in singola cifra, oltre a una posizione finanziaria netta rettificata pari a 27 miliardi di euro in meno. Per il 2015, invece, i ricavi e l’ebitda dovrebbero crescere (sempre in singola cifra), mentre gli investimenti industriali cumulati, nei tre anni, dovrebbero aver toccato i 16 miliardi di euro. Anche grazie al sacrificio immediato degli analisti.