Ecco perchè la Germania sta affosando l’Europa

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La Germania è stata sempre considerata in questi anni di crisi come l’unico membro dell’Unione Europea ad essere realmente in salute. D’altronde, alcuni parametri macroeconomici sembrano suggerire proprio questo. Il bilancio è in attivo – di per sé una evenienza rara, figuriamoci in tempi di crisi – la sua disoccupazione è a un livello bassissimo, è stata la prima a uscire dalla recessione.

Molti, però, in Europa come negli Stati Uniti, stanno cominciando a capire che la Germania bara. La sua crescita, il suo benessere, la sua efficace risposta alla crisi sarebbero frutto di comportamenti scorretti, anti-europeisti. Il tutto a discapito dei paesi dell’Europa del Sud. In breve, si accusa la Germania di aver puntato troppo sulle esportazioni verso i paesi europei, sostanziando in questo modo una sorta di ri-allocazione delle risorse poco funzionale ai principi di omogeneità cui l’Unione Europea si rifà. Un’altra conseguenza nefasta dell’eccesso di export sarebbe, poi, l’esportazione della deflazione in tutta Europa, con tutte le implicazioni pericolosissime del caso (è una tragedia in caso di recessione).

Alcuni, poi, rivelano che in verità il benessere della Germania è qualcosa di finto, non reale, basato sull’eccellenza dei parametri e non sull’economia reale. A tal proposito molti citano alcuni dati che interessano l’economia tedesca a un livello più concreto. Il salario dei tedeschi, ad esempio, non è aumentato rispetto al 1999; per il 40% dei lavoratori, in verità, è addirittura diminuito. La crescita del Pil, inoltre, considerata nella sua performance di lungo periodo, è stata scarsa: negli ultimi 14 anni, la Germania è crescita mediamente meno della media europea.

Queste colpe (eccessivo export, opacità dello stato di salute dell’economia) sono esacerbate da alcuni orientamenti ideologici, da alcune convinzioni, che stanno contribuendo ad affossare l’Europa. Idee che tarpano le ali a qualsiasi ipotesi di ripresa, perché alimentano l’antagonismo tedesco. Il Sole 24 Ore, nella persona di Marcel Fratzscher, economista in forza alla Bce, denuncia la falsità di queste idee chiamandole “illusioni“. Secondo lui, ce ne sono almeno tre.

Illusione numero uno. I tedeschi, tra cui la Merkel, credono di essere usciti benissimo dalla crisi. Credono di essersi comportati bene e di avere un’economia solida e forte. Ma, visto che i problemi ce li ha anche la Germania, danno tutta la responsabilità ai paesi del sud. E’ colpa dell’Italia, della Spagna, del Portogallo, della Grecia se la Germania non vive al massimo delle sue potenzialità. Questo pensiero indispone i tedeschi nei confronti degli altri stati, ed è causa della sua scarsa propensione all’aiuto.

Illusione numero due. I tedeschi, e soprattutto la Merkel, pensano che aiutare gli altri paesi europei causerebbe gravi problemi alla Germania. Da evitare sarebbe anche la condivisione dei problemi – che deve essere invece scontata in una confederazione di stati – quali i meccanismi di salvataggio e l’assunzione comune di garanzie. La Germania non vede di buon occhio gli eurobond e gli acquisti da parte della Bce dei titoli di debito spagnoli, italiani e così via, perché li giudica potenzialmente nocivi per i depositi tedeschi. E’ falso: ogni qual volta Mario Draghi ha anche solo paventato le misure che oltre il Reno osteggiano, i mercati si sono tranquillizzati e lo spread è sceso. Per tutti.

Illusione numero tre. I tedeschi – proprio tutti – credono che le difficoltà derivino da una crisi dell’euro e non dell’Europa. Eppure è palese che non siamo in una crisi valutaria, perché questa comporta squilibri nel cambio, che invece è da quattro anni abbastanza stabile. Le sofferenze dell’eurozona derivano da una estrema mancanza di liquidità, che è poi conseguenza dell’impossibilità della Bce a procedere con politiche monetarie espansive, e da alcuni problemi strutturali – vedi competitività.

La mancata consapevolezza di tutto questo, porta la Germania a non prendere minimamente in considerazione le ipotesi di modifica ai trattati o il rinnovo della Bce.

Foto originale by Nicolas Raymond