Perché il FMI sta ispezionando le banche italiane?

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Il Fondo Monetario Internazionale ha avviato una profonda fase di analisi del sistema bancario italiano. L’obiettivo è arrivare (a marzo, e comunque non oltre la primavera) a un giudizio sulla solidità del sistema degli istituti di credito nazionali, sulle modalità di supervisione dello stesso, e sull’efficacia dei regolatori. Un check up completo e accurato sullo stato di salute del sistema creditizio e finanziario tricolore, che nelle prossime settimane coinvolgerà diversi istituti, in tutta Italia.

Gli ispettori del Fondo Monetario sono infatti arrivati con l’obiettivo di rispettare la ricchissima agenda di incontri che prevede visite in Consob, in Abi, in Bankitalia e nelle principali associazioni di categoria, prima di dedicarsi con altrettanta perizia a una lunga serie di incontri con le istituzioni e con alcune tra le più grandi banche nazionali e internazionali. Tra le principali banche oggetto di indagine, Unicredit, Mediobanca e Monte dei Paschi di Siena, che già negli ultimi mesi avevano avuto modo di incontrare alcuni funzionari del fondo insieme ad altre banche nazionali.

Ad ogni modo, nessuna preoccupazione tra gli analisti del settore, anche se c’è chi sta predisponendo delle controffensive nell’ipotesi in cui il report FMI non sia di gradimento. Il Fondo organizza infatti con periodicità – nell’ambito del suo Financial sector assesment program – una lista di incontri che, in Europa, coinvolgeranno anche Svizzera, Austria e Belgio. Nessun allarme pertanto, bensì una visita pianificata da tempo. Tuttavia il timore di fare i conti con la severità degli ispettori dell’organizzazione di Washington non è nullo: l’Italia non finisce nell’occhio del FMI dal 2006, e un eventuale responso negativo potrebbe avere serie ripercussioni sul giudizio che i mercati finanziari potrebbero dare sullo stato di salute della finanza nazionale.

È proprio per questo motivo che l’Abi e la Banca d’Italia stanno giocando d’anticipo, affermando in più sedi che non è certamente il Fondo che deve dare l’ultima parola sulla tenuta del sistema bancario nazionale, né suggerire quali sono le contromisure da adottare per riequilibrare le sorti. Se a quanto sopra aggiungiamo che i report del Fondo dovrebbero essere pubblicati in concomitanza con la pubblicazione dei risultati d’esercizio 2012 da parte degli istituti di credito, ne deriva un discreto grado di premura degli operatori. I quali, pertanto, stanno predisponendo delle ricerche indipendenti, forse più favorevoli, da estrarre dalle scrivanie nell’ipotesi in cui l’analisi del Fondo fosse più impietosa del previsto.