Perché il debito pubblico italiano non scende?

Il debito pubblico è forse il fardello più pesante che l’Italia si porta dietro. Oltre 2.000 miliardi di euro che fanno del debito italiano il più grande in Europa e il terzo più grande del mondo. Anche in termini relativi siamo messi piuttosto male. Il rapporto debito-Pil italiano è del 133,8%, il secondo più grande del mondo dopo quello del Giappone.

Il problema del debito non è la sua grandezza, bensì il suo outlook. E’ crescente. Lo è nonostante gli sforzi per abbassarlo. In teoria, e anche in pratica, l’austerity ha questo scopo: imporre una disciplina di bilancio, raggiungere chiari obiettivi di deficit (pareggio strutturale) e di debito (rapporto inferiore al 60%).

Nonostante i governi che si sono succeduti dallo scoppio della crisi abbiano pedissequamente seguito i dettami dei falchi rigoristi, il nostro debito è addirittura aumentato. Perché? Cosa si cela dietro questo paradosso? La responsabilità va attribuita all’indolenza italica o c’è qualche caratteristica strutturale che ha impedito la riduzione delle passività?

Di seguito, una lista dei fattori che più degli altri hanno contribuito alla crescita del debito pubblico.

Crisi economica

Può sembrare una banalità, dal momento che la crisi del 2007 è – con merito – il capro espiatorio di tutti i mali italiani, ma ci sono precise ragioni tecniche per cui la recessione impedisce la riduzione del debito. E’ tutto molto semplice: se c’è la crisi, il Pil diminuisce, ma se il Pil diminuisce a diminuire sono anche le entrate (la base imponibile si riduce). Di conseguenza aumenta il deficit e con esso il debito, che non è altro che la somma degli stock di disavanzi.

Bassa inflazione

Può sembrare un controsenso, ma un evento negativo come l’inflazione sostenuta, e magari a doppia cifra, può favorire la riduzione del debito. Viceversa, una scarsa inflazione o addirittura la deflazione ne causa l’incremento. Il ragionamento è in questo caso poco intuitivo. In buona sostanza, se l’inflazione è alta, la moneta tende a svalutarsi e quindi il debito vale in termini reali molto di meno. Di conseguenza, i provvedimenti messi in campo per abbatterlo sono più efficaci. Il debito dell’Italia del secondo dopoguerra venne “polverizzato” proprio grazie all’inflazione. Il problema è che l’Europa è attualmente in deflazione, quindi è ancora più difficile gestire il debito.

Austerity

Inutile girarci attorno: l’austerità si è rivelata un fallimento. Non solo i suoi effetti collaterali si sono rivelati devastanti (es. recessione) ma ha dimostrato di non essere funzionale al raggiungimento del suo unico obiettivo: la disciplina di bilancio. Anche in questo caso si può parlare di un effetto domino.

Se tagli le tasse, aumenti le entrate, quindi in teoria puoi abbassare il debito. Ma se applichi una politica fiscale restrittiva, i consumi decrescono perché i cittadini hanno meno soldi da spendere – se non vengono addirittura licenziati. Di conseguenza, la base imponibile diminuisce e si entra nel circolo vizioso illustrato qualche riga fa.

Speculazione finanziaria

A giocare un ruolo importante è anche il lato oscuro della finanza, quello occupato dagli speculatori. Sono loro, infatti, a far aumentare lo spread. Se aumenta lo spread vuol dire che gli interessi da pagare sul debito stanno salendo. E se gli interessi salgono, aumentano le uscite. Di conseguenza aumenta il deficit e il debito.