Pensioni, quota 41, reversibilità e minime: a che punto è Ape

Il Governo Renzi continua a discutere nel suo interno della riforma delle pensioni, la quale ha preso il nome di un insetto peraltro in via di estinzione: l’Ape. Il problema però è sempre lo stesso: trovare il budget per poterla realizzare. La scarsità delle risorse disponibili va a svantaggio proprio delle novità che l’esecutivo vorrebbe apporre al sistema pensionistico. Risorse già drasticamente ridotte rispetto a quanto si sarebbe voluto stanziare nella prima fase della discussione sulle pensioni. E dalle ultime news trapelate non si preannuncia nulla di buono. Cerchiamo di capirne di più.

Pensioni, all’orizzonte quota 100 e quota 41

La conseguenza di tutto ciò è che si è stati costretti a rivedere le novità che si volevano in partenza. Con un rinvio a fine anno delle modifiche sulle pensioni più importanti, come le così dette quota 100 e quota 41, le quali rappresenterebbero una soluzione per tutti. Ma in realtà definirebbero novità miniori e sistemi per lasciare anzitempo la propria attività, che porterebbe un ennesimo spreco di soldi da parte della maggioranza senza poi portare alcun vantaggio generale al sistema e agli individui. Le novità in discussione sarebbero la mini pensione e quota 41 limitata e inserita nella stessa mini pensione. E ancora novità per chi ha iniziato a lavorare in giovane età ma solo se collegato alla quota 41; rivisitazione del regolamento del cumulo di tutti i propri contributi previdenziali; ritocco al rialzo delle pensioni inferiori.

Pensioni, a che punto è Ape

pensioniPer tutte queste modifiche alle pensioni, rientranti nella riforma definita Ape, sono stati stanziati 6 miliardi di euro suddivisi in tre anni. Sebbene, quanto a quest’ultimo punto, non si capisce ancora in che modo per ogni anno del triennio. Il problema per attuare tutto ciò non è solo la scarsità del budget, ma anche le divergenze tra le parti: maggioranza e opposizioni parlamentare, Inps, rappresentanti sociali e cittadini stessi. I quali protestano non poco nel vedere la propria pensione ancora un miraggio. O nel vedere minata la pensione di reversibilità. Quanto a quest’ultimo punto, il timore principale è che il Governo starebbe pensando di erogare le pensioni alle vedove in base al valore Isee. Documento, che, come noto, rappresenta la radiografia economica di una famiglia.

Ciò comporterebbe che la reversibilità non sarebbe più automatica alla morte del pensionato, bensì, sarebbe data o meno in base al valore del reddito percepito. L’Inps e gli esponenti dell’esecutivo stanno però rassicurando su ciò.

Pensioni, la situazione per le pensioni inferiori

Dubbi e timori riguardano poi le pensioni inferiori, intendendo per esse quelle sotto i mille euro. L’intento del governo sarebbe quello di aumentarle a quanti vivono in condizioni di indigenza. Tuttavia anche qui, non essendo stati chiariti i criteri di assegnazione di questi aumenti, si stanno creando non poche perplessità e voci. Pertanto, è possibile che si diano ad esempio anche a chi a livello familiare vive da benestante, qualora non si richieda l’Isse o altri indicatori come il quoziente familiare. Pertanto, potrebbero aumentare le disuguaglianze sociali, anziché portare a un livellamento tra i pensionati.

Del resto, dato sempre il limite di budget, si rischia che questi cambiamenti incidano poco sul sistema dato che si porrebbero molti paletti e limitazioni. Come già sta succedendo per la quota 41. Manca poi una lista che definisca quali lavori rientrano tra quelli usuranti e che non sarebbero collegati alla quota 41 per le pensioni.

Pensioni, altro nodo i costi per l’accorpamento sotto un unico ente

Altro nodo da sciogliere riguarda infine la volontà da parte del Governo di azzerare i costi onerosi che pesano sui lavoratori che decidono di riunire tutti i contributi versati in diverse gestioni previdenziali. Tuttavia, non ci sarebbe una reale cancellazione dei costi, giacché, il lavoratore che decida di riunire tutti i suoi contributi presso un unico ente, dovrà comunque pagare ad esso la differenza dovuta. Pertanto, anche se il Governo porti a casa questo provvedimento, i lavoratori decideranno di tenere i contributi presso più enti, proprio perché ciò non richiede alcuna spesa.