Pensioni Quota 100: chi rischia la penalizzazione?

Che prezzo avrà l’uscita anticipata dal lavoro proposta dal Governo? Ma la penalizzazione non sarà uguale per tutti: si va da un minimo del 5,6% in meno sull’assegno previdenziale per chi si ritiri un anno prima dal lavoro, ma alcuni pensionati potrebbero ricevere anche fino al 34,7% in meno.

Pensioni “Quota 100”: chi subirà i maggiori “danni” economici?

E’ bene sapere che il Governo ha proposto un’uscita anticipata dal lavoro e il tutto non avviene senza subire alcun danno economico, dato che questa manovra prevede una specie di penalizzazione che, di certo non è uguale per tutti.
Difatti, chi decide di aderire a questo provvedimento avrà un assegno mensile di pensione più basso rispetto a quel che avrebbe ricevuto se non avesse richiesto il pensionamento anticipato, considerando che la diminuzione, seguendo i diversi casi, può arrivare anche fino al -34.7% calcolata sull’ammontare previsto in base ai soliti parametri stabiliti dalla legge.

Questo sta a dimostrare che mettere in pratica la cosiddetta “Quota 100” per riformulare le pensioni e superare la legge Fornero significa dover pagare mensilmente un determinato prezzo stabilito, pari alla percentuale tolta dall’assegno ricalcolato, seguendo la propria posizione e uscita lavorativa.

Il possibile svantaggio economico è variabile perchè dipende dai diversi casi presentati, considerando che per qualche pensionato, tale penalizzazione potrebbe essere estremamente alta.

I cittadini, a tal proposito devono avere ben chiaro ogni concetto che riguarda quel che oggi è oggetto d’argomento, per evitare di sbagliare e sapere che, come spiega Davide Colombo del Sole 24 Ore, la riduzione del loro assegno mensile, se volessero andare in pensione prima del previsto, si modificherebbe, seguendo gli anni di differenza tra l’uscita regolata dalla legge in vigore e il pensionamento effettivo con “Quota 100”.

Bisogna far sapere che tale diminuzione va da un minimo del -5.6% sull’assegno previdenziale per chi decide di lasciare il proprio posto di lavoro un anno prima, vale a dire nel caso in cui il pensionamento che si doveva attuare nel 2020 si richiede anticipatamente nel 2019, attraverso “Quota 100”.

E’ indubitabile che questa penalizzazione cresce fino ad arrivare, come si è scritto precedentemente, al -34.7% sull’uscita prevista dalla norma in vigore, per coloro che sarebbero diventati pensionati nel 2025 con la Legge Fornero, e accettano la proposta dell’uscita anticipata dal lavoro nell’anno prossimo.

Ad ogni modo, quest’ultimo esempio avanzato esprime il caso più estremo che, potendosi presentare realmente, evidenzierebbe cittadini lavoratori che, addizionando perfettamente gli anni di contributi a quelli lavorativi, potrebbero optare per l’uscita dal lavoro, anticipata di 5/6 anni, ottenendo un ammontare mensile di pensione più basso.

Come si è particolarmente fatto notare finora, il pensionamento anticipato, se richiesto, creerebbe una pensione più bassa rispetto a quella che si sarebbe ottenuta se si fosse aspettato il periodo regolare previsto dalla normativa in questione vigente.

Sembrerebbe una vera e propria penalizzazione, ma è pure vero che questa la subisce il cittadino italiano, il quale liberamente decide se aderire o meno a quel che ha proposto e “non obbligato” il Governo in merito al pensionamento anticipato.

Uscita anticipata dal lavoro: più tempo, ma meno soldi

E’ bene precisare che chi vuole uscire prima dal lavoro, seppur otterrà un assegno mensile più basso, potrà godere, nello stesso momento della pensione per più tempo.

Inoltre, lo stesso ritirandosi dall’attività lavorativa anticipatamente, non andrà a sviluppare gli anni completi previsti dalla normativa vigente, tanto che la percentuale di penalizzazione scritta può di certo abbassarsi e ribaltarsi, rispetto a quella valutata e scritta in precedenza, a favore del cittadino italiano.

Uscita anticipata dal lavoro: ci sarà la creazione di nuovi posti nel pubblico impiego?

Secondo le simulazioni di UpBilancio sui dati INPS il prossimo anno sono pronti ad uscire anticipatamente dal mercato del lavoro ben 187mila dipendenti privati, 92mila parasubordinati e 157mila dipendenti pubblici, con pensioni medie lorde annue da circa 30mila euro.

Ci sarà il turnover? Dinanzi ad un’uscita così consistente, sorge il quesito sul problema del mancato “ricambio” generazionale che potrebbe interessare soprattutto il pubblico impiego dove, a fronte dei potenziali 157mila lavoratori pronti a ritirarsi, le assunzioni previste dal ddl di Bilancio per la Pubblica Amministrazione sono così suddivise: 7.661 persone nel 2019, 5.280 nel 2020, 4.253 nel 2021.

La cosiddetta “Quota 100” è di certo una manovra da non trascurare perchè, se si guarda attentamente evidenzia la possibilità di creare, soprattutto nel pubblico impiego, posti di lavoro, utili ai disoccupati che, oggi giorno, in Italia sono davvero tanti.

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