Pensioni: ecco perché potrebbe servire un’altra riforma

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Inps e Istat hanno pubblicato il consueto documento relativo all’analisi dei trattamenti pensionistici e relativi beneficiari: quindici pagine di elaborazioni, previsioni, percentuali e numeri, che contribuiscono a fotografare lo stato di salute della previdenza italiana, e pongono le basi ad una serie di ampie riflessioni circa la possibilità di nuovi interventi sulla materia. Vediamo di fare un po’ di ordine.

Spesa per le pensioni. Secondo quanto ci dice l’Istat, nel corso del 2011 (i dati 2012 saranno disponibili tra un anno), la spesa complessiva per le pensioni è stata pari a 266 miliardi di euro, in crescita di quasi 3 punti percentuali sullo scorso anno. In relazione al Pil, la spesa per le pensioni è pari al 16,85%: pertanto, su 100 euro di produzione italiana, quasi 17 euro servono a pagare le pensioni di vecchiaia, di invalidità, di assistenza e gli indennizzi.

In tal proposito, l’Inps sottolinea come le pensioni di vecchiaia coprano oggi il 71,6% di tutta la spesa pensionistica, mentre le pensioni ai superstiti siano pari al 14,7%. Minore è il peso delle pensioni per invalidità, al 4,2%, quelle assistenziali, al 7,9% e quelle indennitarie, all’1,7%. La maggior parte della spesa è concentrata al Nord, macro area che assorbe il 47,9% del totale: il Centro e il Sud si spartiscono rispettivamente il 20,5% e il 31,6%.

Quanto prende un pensionato. Capitolo a parte per l’entità delle remunerazioni dei pensionati italiani. Le statistiche relative al 2011 ci dicono che l’importo medio annuo delle pensioni è pari a 11.229 euro annui, con una crescita del 3,2% (352 euro) rispetto al 2010. La crescita dell’importo medio di una pensione è controbilanciata dalla riduzione della platea dei pensionati, che nel 2011 sono stati pari a 16,7 milioni di unità, 38 mila in meno dell’anno precedente.

L’importo medio delle pensioni erogate ad un iscritto alla previdenza è pari a 15.957 euro all’anno, 486 euro in più del 2010, e 4.700 euro in più rispetto all’importo medio della singola pensione. Un “mistero” facilmente svelabile se si pensa che molti pensionati percepiscono più di un solo trattamento retributivo.

Suddividendo la platea di pensionati per importi di reddito, ne deriva che il 13,3 per cento percepisce una pensione inferiore a 500 euro al mese, il 30,8 per cento percepisce una pensione tra i 500 e i 1.000 euro al mese, il 23,1 per cento percepisce una pensione tra i 1.000 e i 1.500 euro al mese, il 32,8 per cento percepisce un importo superiore ai 1.500 euro.

I dati 2011 confermano pertanto che la spesa pensionistica è in crescita. Per fruire degli effetti (positivi o negativi, a seconda di come la pensiate) della riforma Fornero, occorrerà attendere qualche anno. Nel frattempo, è molto probabile che si cerchi di rimetter mano al sistema pensionistico, al fine di arginare la continua crescita degli oneri previdenziali.

Qui il report completo INPS / ISTAT

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1 commento

  1. La riforma Fornero è stata CATASTROFICA in tutti i sensi. Il nuovo Governo dovrebbe cambiarla completamente e velocemente. Bisognerebbe dare la scelta di andare in pensione prima dei 65 anni o addirittura dopo.. secondo le necessità e la libertà del dipendente e se gli anni di servizio dello stesso sono inferiori a 40..come nel mio caso. Io purtroppo sono stata collocata a riposo d’ufficio perchè a settembre compirò 65 anni e contro la mia volontà dovrò andare in pensione il prossimo ottobre con meno di 37 anni di servizio e invece avrei voluto lavorare altri 2 o 3 anni per poter arrivare almeno a 40 anni di servizio. Grazie per avermi dato l’opportunità di esprimere un mio pensiero.. che sicuramente in Italia è comune a tantissime persone. Spero che se ne terrà conto e al più presto e si possa decidere finalmente di un pensionamento diverso da questo..veramente OBBROBRIOSO della FORNERO… Griguolo Carmela.

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