Part-time agevolato per chi è vicino alla pensione : i requisiti

Il part-time agevolato è una realtà: firmato il decreto che consente ai lavoratori over 63 di optare per il part-time senza ridurre la pensione futura

Per i lavoratori che sono vicini alla pensione arriva una opportunità in più: il part-time agevolato, o part-time in uscita.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha firmato il decreto che regolamento il part-time agevolato, che era stato introdotto dalla Legge di Stabilità 2016.

part-time agevolato
Il ministro Poletti avvia il part-time agevolato

Di che si tratta e chi ne potrà fruire?

Il part-time in uscita consente di scegliere il part-time negli ultimi tre anni di lavoro, senza penalizzazioni sulla futura pensione.

è rivolto ai lavoratori del solo settore privato, con contratti a tempo indeterminato e ad orario pieno, i quali abbiano maturato i seguenti requisiti:

20 anni di contributi e inoltre l’età anagrafica entro il 31 dicembre 2018.

I requisiti minimi del part-time agevolato sono quelli per la pensione di vecchiaia:

(66 anni e 7 mesi per gli uomini, mentre per le donne 65 anni e 7 mesi per il biennio 2016-17, e dal 2018 66 anni e 7 mesi) quindi la misura interessa particolarmente gli over 63 del settore privato.

Il governo la considera una misura di «invecchiamento attivo» che consente ai lavoratori di optare per un part-time volontario con contribuzione piena, negli ultimi tre anni di contratto, d’intesa con la propria azienda.

Nello specifico, il dipendente che sceglie il part-time volontario (50% minimo) avrà garantito il versamento in busta paga dei contributi che l’azienda avrebbe versato all’Inps nel caso in cui il dipendente fosse rimasto a tempo pieno. Per la parte non lavorata inoltre lo Stato garantirà un’integrazione in una misura compresa fra il 40 e il 60%

La dotazione finanziaria che garantirà questa integrazioni sarà di 60 milioni nel 2016, 120 milioni nel 2017 e 60 milioni per il 2018.

Questa misura dovrebbe garantire una riduzione dell’orario di lavoro per gli interessati, in una entità compresa fra il 40% e il 60% dell’orario full-time, senza però subire penalizzazione con la futura pensione, data l’integrazione garantita dallo Stato.

Quali sono i vantaggi del part-time agevolato?

Chi opterà per il part-time agevolato, negli ultimi tre anni di carriera lavorativa, al momento di andare in pensione percepirà l’intero assegno pensionistico.

La speranza è quindi che tale rilevante misura aiuti le imprese, vada incontro alle esigenze dei lavoratori più anziani, e consenta di liberare opportunità per l’occupazione dei più giovani.

Qual’è la tempistica di attuazione?

Il decreto attuativo, appena firmato dal ministro Poletti, è stato trasmesso alla Corte dei Conti, e diverrà operativo in seguito alla relativa registrazione.

La procedura per richiedere il part-time-agevolato

Vediamo nel dettaglio come richiedere il beneficio: il lavoratore (per via telematica se possiede il Pin, o attraverso un Caf o altro patronato, o agli sportelli dell’Inps) deve richiedere all’Inps il certificato che attesti i requisiti che abbiamo elencato.

Quindi azienda e dipendente devono firmare un “contratto di lavoro a tempo parziale agevolato” che indicherà la misura della riduzione dell’orario lavorativo. Il contratto dura da quel momento al momento della maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia da parte del dipendente.

In seguito, nell’arco di cinque giorni più altri cinque, la Direzione territoriale del lavoro e poi l’Inps devono autorizzare il contratto.

Si vede bene come la misura introdotta, col decreto sul part-time agevolato in uscita, prometta di conseguire risultati molto significativi.

Altre misure allo studio

Rimangono allo studio le proposte più radicali sulla cosiddetta flessibilità pensionistica, come quella proposta dal presidente dell’inps Boeri che prevede penalizzazioni sull’assegno finale.

Altra misura che potrebbe invece essere estesa è quella di “Opzione donna” che consente alle lavoratrici del settore privato di andare in pensione con 57 anni e 35 di contributi ma relativo ricalcolo dell’assegno previdenziale. Via: Corriere