Pensioni Inpdap gestite da Inps: cos’è cambiato

Gli esperti parlano di pasticcio e di un pesante disavanzo

Negli ultimi anni è stato spesso lanciato un allarme relativo al disavanzo dell’Inps. Allarme che ovviamente ha suscitato non poche preoccupazioni, dato che, come noto, l’Istituto ha il compito di gestire ed erogare le varie forme di pensioni. In realtà, se si osserva meglio il bilancio Inps, si evince che la realtà contabile sarebbe ben diversa escludendo la gestione dei lavoratori pubblici confluita in quella dell’Inps. Prima infatti i lavoratori pubblici erano gestiti dall’Inpdap. Infatti, secondo gli esperti contabili, se non si considerano i trasferimenti a carico della Gias, le gestioni private sarebbero in attivo e anche per svariati miliardi. Vediamo nel dettaglio questa situazione creata dalle pensioni Inpdap.

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Il passaggio dell’Inpdap nell’Inps

Quel disavanzo che spaventa e la sua reale natura

Il disavanzo Inps prima citato non ci sarebbe. Infatti l’ultimo rapporto del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale per l’anno 2012 (soppresso poi erroneamente dal Governo), illustrava come a partire dal 2008 le entrate e le uscite si fossero azzerate, per poi tornando in disavanzo a causa della crisi. Nel 2013 si è poi tornato in una situazione di pareggio, dato che la spesa pensionistica a carico dell’Inps (escludendo pertanto la parte assistenziale che costituisce il 2,3% del Pil), è stata finanziata totalmente con le entrate a carico degli assicurati (che costituiscono, appunto, il 13% del Pil). Invece, dal punto di vista contabile, è emerso uno squilibrio tra entrate e uscite pari al 14,9% del Pil, dato che il finanziamento deriva dai trasferimenti a carico della fiscalità generale. Si pensi che ad esempio, nel 2013, si è verificato un esborso di quasi 140 miliardi di euro. Una situazione pesante generata dall’erronea confluenza dell’Inpdap tra le gestioni amministrate dall’Inps.

Pensioni Inpdap gestite da Inps: cos’è cambiato

L’errore di questa operazione è di natura economica. L’onere della spesa delle pensioni dei lavoratori pubblici, tanto quanto le loro retribuzioni, fa parte della spesa pubblica essendo un qualcosa appannaggio della collettività. Pertanto, andrebbe finanziata in modo principale e non residuale dalla fiscalità generale. Invece, con il passaggio dell’Inpdap nell’Inps, le spese della prima  sono accollate attraverso la “solidarietà” alle gestioni dei lavoratori dipendenti e autonomi privati. E solo dopo tramite il finanziamento statale. E come se, in parole povere, il peso del pubblico fosse accollato al privato nella prima fase. Alla luce di ciò, di fronte a crescenti squilibri dei saldi contabili dell’Inps, la politica sarà costretta ad introdurre nuovi interventi che contengano la spesa pensionistica a carico dei privati. Quando in realtà l’insostenibilità del sistema è generato proprio dal costo del pubblico.

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Inps indebitata a causa dell’Inpdap

Pensioni Inpdap: come si potrebbe risolvere il problema

Secondo gli esperti, anziché far confluire l’Inpdap nell’Inps, sarebbe bastato tornare alla situazione precedente alla sua istituzione (decreto legislativo n. 479/94). Ovvero, quando la gestione delle pensioni era di responsabilità del personale delle amministrazioni statali e locali e la loro erogazione era garantita o attraverso la tesoreria statale, oppure a carico delle gestioni degli enti locali. Così, si sarebbe evitato di accollare i costi sul bilancio dello Stato, e sarebbero state gestite in modo indipendente sui loro stessi bilanci.

Comunque, non tutto è perduto. Come suggeriscono sempre gli esperti in materia, il rimedio sarebbe pure semplice. Basterebbe far sì che l’onere dell’erogazione delle pensioni pubbliche sulle retribuzioni private, non fosse altro che quello derivante dall’applicazione della cosiddetta aliquota di equilibrio (quella che permette al bilancio di pareggiare) e non di quella cosiddetta legale (pari al 33%).

In parole povere, si tratterebbe di rendere generale dal punto di vista contabile l’istituto della cosiddetta “aliquota aggiuntiva” in modo distinto da quella ordinaria, come era previsto all’inizio della nascita dell’Inpdap, e caricato sul bilancio statale per i propri dipendenti (che peraltro non viene aggiornato da anni), e di prevederlo pure per gli enti locali aggiornando l’aliquota anno per anno. In questo modo, il conto economico della gestione ex Inpdap verrebbe pareggiato in ogni esercizio. Inoltre, in contemporanea, occorrerebbe che si azzerasse, una tantum, il disavanzo patrimoniale della stessa gestione dei dipendenti pubblici. Il quale si sarà ovviamente rideterminato nel periodo successivo all’entrata in vigore dell’articolo uno, al comma cinque, della legge numero 147 entrata in vigore nel 2013.

Tale operazione non prevederebbe spese, ma risolverebbe in modo definitivo questa vicenda, onde evitare di dover tornare a una gestione a parte delle pensioni Inpdap come era prima. Ma che ora sta generando non pochi problemi al già di per sé complicato Inps.