Pensioni in calo se il Pil non migliora?

A lanciare la bomba mediatica è il quotidiano Il Messaggero, che rivela una parte dei contenuti di un documento conservato dall’Inps, secondo cui “se le stime del Mef fossero verificate, sarebbe la prima volta che i contributi versati, anzichè rivalutarsi, subiscono un decremento“. Un annuncio che, in termini concreti, potrebbe tradursi in effetti estremamente negativi per i pensionati italiani.

In linea di massima, sintetizzava Il Messagero, attraverso il nuovo sistema previdenziale la pensione è frutto dei contributi che il lavoratore accumula nella sua carriera. L’Inps preleva circa un terzo dello stipendio attraverso il ruolo del datore di lavoro, e ogni anno provvede a rivalutarli, con un sistema simile alla maturazione degli interessi creditori su un deposito bancario. La rivalutazione tiene conto del Pil nominale (cioè, il Pil reale e l’inflazione): ne consegue che in caso di crescita economica, le pensioni si fanno un pò più grasse.

Tuttavia, in Italia sta accadendo esattamente il contrario. Ne consegue che se il Pil non cresce e l’inflazione diminuisce (diventando deflazione), i contributi versati all’Inps sono destinati a diminuire. In termini concreti, il dossier ricorda che nel 2014 si avrà un tasso di capitalizzazione di segno negativo pari a 0,024 punti percentuali: ne consegue che 1.000 euro di contributi diventeranno, ai fini pensionistici, 999,9 euro, per la prima volta da quando il sistema contributivo è nato.

Di qui la necessità di stimare cosa accadrà tra 20 o 30 anni, quando i giovani (non più!) italiani andranno in pensione. Se infatti il fenomeno dovesse essere limitato al solo 2014, il dramma non sarebbe tale, poichè verrebbe ampiamente compensato dagli anni successivi, rimanendo uno sbiadito – per quanto negativo – ricordo. Se tuttavia il calo del Pil e dell’inflazione fosse duraturo, la futura pensione di un trentenne di oggi potrebbe essere più leggera anche di un terzo.

Insomma, l’ennesimo allarme sul sistema pensionistico italiano è lanciato: per il momento non si avvertono rivoluzioni rispetto alle già povere stime delle future pensioni degli italiani, ma forse val la pena riflettere sull’importo degli assegni che si riceveranno tra 20 o 30 anni, e prendere – ove possibile – le dovute misure di difesa fin da oggi…

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Classe 1982, laureato in economia, specializzato in marketing internazionale, collabora con alcuni dei principali network editoriali italiani. Appassionato di finanza, presta servizi di consulenza editoriale dal 2002.

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