Pensione invalidità civile: come ottenerla e fasce reddito

Una provvidenza economica riconosciuta ai mutilati ed invalidi civili con un'età ricompresa tra i 18 anni e i 65 anni

In questa sede ci occuperemo della pensione di invalidità (o inabilità) civile. Tecnicamente, essa è considerata una provvidenza economica riconosciuta ai mutilati ed invalidi civili, aventi un’età che va dai diciotto ai sessantacinque anni, per i quali è stata accertata, previa visita medica, l’impossibilità totale di poter lavorare. E’ di tipo assistenziale, pertanto slegata da ogni meccanismo di natura assicurativa e contributiva. Per poterne beneficiare incide anche la situazione reddituale di chi ne fa richiesta. Di seguito vi forniamo le varie informazioni indispensabili sulla pensione invalidità civile.

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Disabile e guadagni

Pensione invalidità civile: chi può farne richiesta

La pensione d’invalidità civile è oggi regolata dall’articolo 12 della legge 118/1971, che la introdusse. Può essere richiesta dai cittadini italiani, comunitari ed extracomunitari residenti in Italia. Come detto, aventi tra i 18 e i 65 anni. Dal 1° gennaio 2016 il limite massimo per il riconoscimento del sostegno è stato maggiorato di 7 mesi e, negli anni subirà ulteriori modifiche al rialzo in proporzione alle attese di vita. Consiste di tredici mensilità con decorrenza dal primo giorno del mese successivo a quello della presentazione della domanda. Ad oggi è pari a 279,47 euro mensili e non può essere riversa al coniuge superstite.

Pensione invalidità civile: limiti reddituali

Nell’incipit vi abbiamo anche accennato al fatto che la pensione di reversibilità è sottoposta a dei limiti reddituali, sebbene occorra dire che essi siano molto più generosi rispetto a quelli previsti per l’assegno mensile di invalidità. Ad oggi il limite di reddito annuo da rispettare è di 16.532,10 euro. Bisogna specificare che nel concorrere a questo totale non c’è il reddito del coniuge dell’invalido, almeno stando a quanto dichiarato dall’Inps. Sebbene poi in sede giurisprudenziale tale limite viene riferito al reddito coniugale, dunque l’istituto è stato smentito nei fatti. A risolvere questa questione, non certo di poco conto, ci ha pensato l’articolo 10, comma 5 del decreto legge 76/2013, che stabilisce come il limite reddituale debba essere determinato con riferimento al reddito agli effetti dell’Irpef, escludendo il reddito percepito da altri componenti del nucleo familiare. Tale rettifica ha avuto anche effetto retroattivo, valendo così anche per le domande presentate prima della data di entrata in vigore e per tutte le pratiche presentate ma ancora non concluse.

Pensione invalidità civile: compatibilità con altre prestazioni e trasformazione

Rispetto all’assegno mensile d’invalidità, la pensione non è incompatibile con altre prestazioni previdenziali godute dall’invalido a partire dal 1991. La prestazione è altresì compatibile con l’indennità di accompagnamento ed è erogabile anche qualora l’invalido sia ricoverato in un istituto pubblico che provvede al suo sostentamento. E’ incompatibile per le prestazioni godute per cecità civile e sordomutismo. Le diverse prestazioni possono essere godute purché il destinatario non percepisca, per la stessa patologia, benefici per altre cause: guerra, lavoro o servizio. Né viene riconosciuta se il titolare percepisce già gli indennizzi previsti in favore dei ciechi civili e sordomuti. Una volta superato il limite fissato a 65 anni e 7 mesi, la prestazione si trasforma automaticamente in assegno sociale.

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Disabile su sedia a rotelle

Pensione invalidità civile: possibilità anche di lavorare

Tale pensione permette anche di lavorare, cosa che invece non è concessa con l’assegno mensile d’invalidità. La legge infatti ritiene l’invalidità non per forza sinonimo di inabilità assoluta al lavoro. D’altronde, soprattutto grazie a internet, le possibilità di lavorare in remoto sono moltiplicate. Ovviamente, non bisogna superare il succitato limite reddituale annuale.

La maggiorazione sociale

La pensione può essere anche oggetto di maggiorazione, pari a 10,33 euro al mese per tredici mensilità. Purchè il beneficiario e il suo o la sua coniuge non possiedano redditi superiori ad un determinato importo, ad oggi fissato a 5.959,20 euro, ma anche dell’ammontare annuo del trattamento minimo delle pensioni a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (ad oggi fissato al 12.483,77 euro. Non viene considerato il cumulo dei redditi se si è ovviamente separati.

Un’ulteriore maggiorazione è prevista quando si compiono sessant’anni, definito ”incremento al milione’‘. L’importo mensile può essere così maggiorato, secondo le attuali prestazioni, di 358,86 euro, raggiungendo così un importo totale pari a 638,33 euro mensili. Per poter godere di ciò, il beneficiario non deve avere redditi propri su base annua pari o superiori a 8.298,29 euro. L’importante è che i cumuli non superino le soglie reddituale viste in precedenza.