Pensione anticipata: il vicepremier rivela i piani del Governo

Pensione Anticipata

La nuova legge sulle pensioni sta prendendo forma. La svolta è stata impressa dal Governo stesso, che dopo qualche mese all’insegna dei tentennamenti è ora impegnato a formulare ipotesi più precise. Il tema sta prendendo pieghe inaspettate, il cui impatto va valutato attentamente. Al centro di tutte le riflessioni, la questione della pensione anticipata, vero tallone d’Achille (non certo l’unico) della vecchia riforma Fornero. Le decisioni in merito incideranno sicuramente anche sull’occupazione giovanile, la quale strutturalmente risente dell’aumento dell’età pensionabile.

L’ultimo in ordine di tempo a parlare della pensione anticipata, questa volta fornendo qualche indicazione in più, è stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini nel corso di una intervista rilasciata al Messaggero.

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Pensione anticipata news: Nannicini spiega come stanno le cose

L’ostacolo più grande a qualsiasi modifica della riforma Fornero è rappresentato dai vincoli di bilancio. Secondo Tommaso Nannicini servirebbero almeno 5 miliardi per le pensioni anticipato, se non addirittura 7. Le stime non sono assolutamente esagerate, dal momento che altri analisti si sono spinti più in là, fino a ipotizzare 9 miliardi. L’impegno del Governo è indirizzato a trovare queste risorse a costo zero. Un gioco di magia, verrebbe da pensare. Eppure il sottosegretario ha chiaro in mente almeno l’approccio da seguire, sebbene sul metodo si brancoli ancora nel buio.

L’unico modo per scendere sotto queste cifre è trovare una soluzione tecnica che non cambi nulla per il pensionato che chiede l’anticipo all’Inps“, ha dichiarato. La pensione anticipata, dunque, sarebbe una questione interna all’ente previdenziale. Difficile immaginare una iniziativa che non penalizzi, magari a più livelli, i contribuenti.

Pensione anticipata Renzi e la questione dell’intermediazione finanziaria

In questo contesto, che in verità non promette nulla di buono, si inserisce una ipotesi che, per quanto strana, potrebbe funzionare. Niente di nuovo sotto al sole: se ne parla già da qualche giorno. Secondo Nannicini, infatti, “In sintesi non sarebbe lo Stato a versare l’anticipo, ma si limiterebbe a coprire una parte dei costi con un’assicurazione a garanzia del rischio di morte. In tutti i casi una parte dell’anticipo verrebbe intermediata dal sistema finanziario”.

Ecco dunque che la “riforma della riforma” sta nascendo su basi nettamente diverse da quanto ci si potesse aspettare. Dopo mesi di discussioni sulle quote 100 e sul part time agevolato, ecco che entra in scena un protagonista inedito e – forse – non propriamente benvoluto: le banche.

La questione della penalizzazione non è comunque abbandonata, anzi: verrebbe modulata in modo quanto più possibile ragionevole, in base al grado di usura fisica della professione e ad altre condizioni (magari di salute).

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