Peer to peer lending: significato e tassazione

P2P o Peer to peer lending o Social Lending è divenuta una forma sempre più in voga sul mercato dei prestiti tra i privati: con l’avvento di Internet e con la rivoluzione telematica e digitale che ha investito il settore Fintech, anche la modalità di richiedere un prestito è cambiata.

Di qui la diffusione anche sulla nostra Penisola del P2P o del Peer to peer lending ovvero la possibilità di avere un prestito tra soggetti privati seri ed affidabili anche attraverso siti di social lending, senza doversi rivolgere attraverso i canali tradizionali rappresentati dagli intermediari finanziari autorizzati ai sensi dell’art. 106 del Testo Unico Bancario, il Decreto Legislativo n° 385 del 1993 (banche, società finanziarie, ecc.), con un minore aggravio di costi di intermediazione e di vantaggi sui tassi di interesse applicati.

La Legge di Bilancio 2018 ha introdotto importanti novità in merito alla tassazione per i soggetti privati risparmiatori che hanno disponibilità di capitali finanziari accumulati nel tempo da investire in questa forma di finanziamento e di erogazione di prestiti ad altri soggetti privati istanti.

Che cosa significa Peer to peer e qual è il nuovo regime di tassazione introdotto con la Legge di Bilancio 2018? Scopriamolo in questa guida dedicata al P2P.

Peer to peer lending o Social Lending 2018: novità tassazione

Novità 2018 in materia di trattamento fiscale delle plusvalenze e proventi derivanti dai prestiti tra soggetti privati tramite Piattaforme P2P o Peer to Peer Lending.

Il comma 45 del testo normativo disciplinato ed approvato dalla Legge di Bilancio 2018 inserisce le plusvalenze derivanti da prestiti tra privati erogati tramite piattaforme di Social o Crowdfunding lending tra i redditi di capitale assoggettati a tassazione ad aliquota fissa del 26%.

Di seguito quanto recita la modifica apportata al testo normativo Legge di Bilancio 2018:

d-bis) i proventi derivanti da prestiti erogati per il tramite di piattaforme di prestiti per soggetti finanziatori non professionali (piattaforme di Peer to Peer Lending) gestite da società iscritte all’albo degli intermediari finanziari di cui all’articolo 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993 n. 385 o da istituti di pagamento rientranti nell’ambito di applicazione dell’articolo 144 del medesimo testo unico di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993, autorizzati dalla Banca d’Italia.” .

Come si può percepire dal tenore del dettato normativo, i proventi derivanti dai finanziamenti erogati tramite le Piattaforme di P2P sono rientrano, a partire dal primo gennaio 2018, tra i redditi di capitale sottoposti ad un regime di tassazione del 26%, equiparando gli interessi sui prestiti online ai redditi degli strumenti finanziari.

P2P Lending: che cosa significa e normativa

L’avvento di Internet ha rivoluzionato il modello di business e di operare all’interno del canale dei prestiti erogati dagli istituti bancari e dagli intermediari creditizi, venendo a modificare le relazioni interne alla banca, incentivando il processo di “disintermediazione” e, permettendo ai clienti di entrare direttamente a far parte dell’attività operativa degli operatori creditizi e finanziari.

Il P2P Lending è un fenomeno che si è diffuso in brevissimo tempo anche in Italia ed in tutto il panorama europeo su imitazione del “first mover” Zopa, sito web inglese che dal 2005 ad oggi ha erogato ben oltre 800 milioni di dollari in prestiti senza ricorrere al credito tramite il tradizionale canale bancario.

Una vera rivoluzione sul mercato dei prestiti tra privati che sta sempre più riscuotendo successo: il termine peer to peer o P2P può essere letteralmente tradotto come “individui che prestano ad altri soggetti privati”.

In buona sostanza, con il termine Social Lending si fa riferimento all’attività di intermediazione creditizia tra soggetti privati seri ed affidabili svolta attraverso una piattaforma web.

Il sito web costituisce il luogo “digitale” che facilita l’incontro tra domanda di denaro da parte dei soggetti istanti ed offerta di finanziamento da parte di privati risparmiatori.

In tale modo, risparmiatori, imprese ed investitori mettono in atto un processo di disintermediazione della gestione del credito venendo definitivamente ad abbattere gli onerosi costi di intermediazione creditizia applicati dal canale bancario.

Nell’ordinamento giuridico italiano non c’è una disciplina specifica del P2P lending, ma è possibile richiamare la disciplina contenuta nel contratto di mutuo definito dall’art. 1813 del Codice Civile, il quale recita “il contratto nel quale una parte consegna all’altra una quantità determinata di denaro o di altre cose fungibili e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie o qualità” con l’aggiunta, ai sensi dell’art. 1815 c.c., degli interessi, se espressamente previsti dal contratto.

Peer to peer Lending: quali vantaggi?

Quali sono i vantaggi per chi offre e per chi richiede un prestito tramite le piattaforme P2P? Per tutti i soggetti risparmiatori che hanno accumulato capitali è possibile mettere a disposizione i propri risparmi a soggetti prenditori di fondi che necessitano di una somma per finanziare un progetto o per fruire di una somma liquida.

Il saggio di interesse percepito da coloro che prestano denaro è mediamente più favorevole rispetto a quello proposto dalle banche.

Chi richiede un prestito tramite il P2P Lending ha l’opportunità ed il vantaggio di beneficiare dell’applicazione di un saggio di interesse più basso rispetto ai tassi applicati sull’ordinario credito al consumo grazie alla riduzione ai minimi termini dei costi di brokeraggio.

LEAVE A REPLY