Partite Iva, passo indietro del governo: ecco cosa cambia (ancora!)

Passo indietro del governo sulle partite Iva. Nelle correzioni contenute negli emendamenti al Milleproroghe, infatti, sono state fornite le buone basi per prorogare i termini del previsto incremento dei contributi Inps, e l’ingresso del nuovo regime dei minimi. Ma vediamo, più nel dettaglio, cosa è accaduto.

Per quanto attiene i contributi Inps, una norma che risaliva al periodo del governo Monti disponeva la crescita – da qui al 2018 – della soglia dell’aliquota contributiva dal 27% al 33%, con un gradino intermedio del 29% già a partire dal 2015. In seguito al via libera dettato da recente emendamento, il periodo di stallo al 27% viene prorogato per tutto il 2015, mentre dal 2016 in poi entrerà in vigore la nuova aliquota (parzialmente rincarata) al 28% (il 29% verrà invece sperimentato solo nel 2017).

Per poter scalettare in misura più lieve gli aumenti sono state necessarie risorse finanziarie per 120 milioni di euro (per ogni anno dal 2015 al 2017), da reperirsi per 60 milioni di nel 2015, per 120 milioni nel 2016, per 85 milioni nel 2017, attraverso la riduzione della spesa del Fondo per interventi strutturali di politica economica. La parte rimanente delle copertura (pari a 60 milioni quest’anno e 35 milioni nel 2017) verrà invece reperita tagliando altri impegni dai Fondi di riserva e speciali.

Più complessa è invece la vicenda dei vecchi e nuovi minimi. Per il 2015, infatti, è prevista una tripartizione delle opportunità. La prima prevede la possibilità di entrare nei minimi previsti dalla legge Finanziaria 2015: l’intervento normativo cancellava il vecchio regime agevolato con aliquota Irpef al 5% (per i primi 5 anni, per gli under 35, e sotto i 30 mila euro di fatturato), introducendo il nuovo regime con imposta sostitutiva unica al 15%, e soglie di fatturato tra i 15 e i 40 mila euro. Il nuovo impianto normativo rimane, ma viene affiancato da altri due regimi.

Il secondo regime è un “rientro”, quello dei vecchi minimi. Si tratta di aprire – solo per il 2015 – una finestra temporale che consente di aderire al trattamento fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità, con aliquota sostitutiva del 5%. Il regime riguarda coloro che hanno avviato l’attività dopo il 31 dicembre 2007, senza esercizio professionale nei tre anni precedenti, e senza che la partita Iva sia stata aperta per prosecuzione di un lavoro dipendente precedente. Rimane fermo il vincolo dei 30 mila euro di ricavi massimi. Come se non bastasse a complicare lo scenario, subentra anche il terzo regime, quello a suo tempo previsto dalla l. 244 del 2007 che elimina il discorso dell’età ma prevede sempre un limite di ricavi di 30 mila euro e l’aliquota del 20%.