Partite Iva “dormienti” o “inattive”: come non pagare le sanzioni dell’Agenzia delle Entrate

Le Partite Iva dormienti o inattive sono ultimamente oggetto di sanzione da parte dell’Agenzia delle Entrate, tuttavia, a volte, potrebbero non essere di fatto “da pagare” da non pagare per via di alcune presunte irregolarità, non considerabili però dal punta di vista legale.

L’Agenzia delle Entrate rimprovera invece alcuni possessori di Partita Iva non operative a non aver preso i dovuti provvedimenti nel caso di chiusura, ovvero comunicare la chiusura della propria Partita Iva e la cessione della propria attività lavorativa, che invece all’anagrafe tributaria, sono ancora registrate come attive.

Recenti statistiche affermano che la maggior dei “trasgressori” che in questo periodo hanno ricevuto la sanzione da parte dell’Agenzia delle Entrate per le loro irregolarità, addirittura non sa nemmeno di esere titolare di Partita Iva.

Le sanzioni amministrative pecunarie previste per la mancata comunicazione di cessione della propria attività e di chiusura della Partita Iva, hanno diverse modalità di pagamento.

L’omessa dichiarazione di chiusura attività

La violazione che viene contestata è “omessa comunicazione di chiusura attività”, ma sono in molti ad aver notato che i documenti inviati dall’Agenzia delle Entrate non sono del tutto chiari ed espongono una forma del discorso poco chiara e corretta.

Sanzioni per Partita Iva dormiente o inattiva: i possibili errori  dell’Agenzia dell’Entrate

La prima particolarità, poco credibile, è che la sanzione che spetta alla Partita Iva dormiente o inattiva, ovvero i professionisti e lavoratori autonomi chi non hanno comunicato la cessione della propria attività, dovrebbe essere pari a 516,00 euro, ma se si provvede entro 30 giorni al pagamento della sanzione, questa scenderà a 172,00 euro, ovvero un terzo del minimo.

 partite IVA inattive o dormienti
Occhio alle partite IVA inattive…

In realtà, con l’entrata in vigore dal 1° gennaio 2016 della nuova normativa sulle sanzioni tributarie di cui al Decreto Legislativo 158/2015, la corretta somma della sanzione da pagare è pari a 500,00 euro, mentre se si provvede a pagare la sanzione entro i 30 giorni successivi alla ricevuta dell’avviso di pagamento, la somma scende a 167,67 euro, sempre un terzo del minimo. La sanzione prevista deve essere versata tramite modello F24 e codice tributo 8120 così come disposto dall’Agenzia delle Entrate tramite la risoluzione 35/E del 3 aprile 2014.

La Direzione Centrale Tecnologie e Innovazione dell’Agenzia delle Entrate, ovvero il mittente della comunicazione a mezzo raccomandata ricevuta dal contribuente, non ha dunque rispettato la nuova normativa del 2016.

Un altro importante dettaglio sul comportamento dell’Agenzia delle Entrate, riguardano i principi di legittimo affidamento e tempestiva informazione previsti dallo Statuto dei diritti del contribuente. Questo significa che l’Agenzia delle Entrate, era da tempo in possesso di tutte le informazioni necessarie ad informare il contribuente dell’esistenza di una sua Partita Iva dormiente o inattiva. La sanzione inviata al “trasgressore” dopo diversi anni, non rispecchia esattamente un comportamento in regola con un moderno Stato di diritto.

Provvedimenti e rimedi per non pagare le sanzioni per Partite Iva inattive o dormienti

E’ opportuno intraprendere provvedimenti e sapere quali rimedi adottare per non pagare le sanzioni dell’Agenzia delle Entrate dovute alle Patite Iva inattive o dormienti, soprattutto se il titolare della Partita Iva non era nemmeno al corrente di esserne in possesso.

Come può accadere tutto questo? Di fatto, una persona può aprire Partita Iva con una falsa documentazione tramite il form online dell’Agenzia delle Entrate, ma ovviamente, quando la vittima scopre dell’accaduto, come è successo ultimamente a molte persone, deve assolutamente chiedere all’Agenzia delle Entrate tutta la documentazione necessaria per recarsi in polizia ed esporre denuncia sul furto di identità subito, ovvero un reato penale.

In questo caso, il contribuente dovrà recarsi all’Agenzia delle Entrate per depositare la copia della denuncia e poi richiedere l’annullamento in autotutela della comunicazione sul pagamento che gli è pervenuta al proprio domicilio.

Partita Iva dormiente e inattiva, sanzioni ingiuste per attività cessata da più di 5 anni

Vi sono casi in cui i contribuenti ricevono una sanzione ingiusta dopo più di 5 anni, per non aver chiuso la Partita Iva quando ha cessato, a suo tempo, la propria attività lavorativa. In realtà, si tratta di errori da parte dell’Agenzia delle Entrate, infatti molte persone che hanno comunicato la cessione della propria attività più di 5 anni fa, non hanno assolutamente nessun obbligo a dover pagare una sanzione oramai in prescrizione.

In questi casi, il continuente deve recarsi entro i 30 giorni dalla notifica della comunicazione, presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, per consegnare i documenti che attestano la chisura della Partita Iva e la cessazione della propria attività lavorativa prima degli ultimi cinque anni, attestando la prescrizione della sanzione.

  • Silvana Leva

    partita iva non utilizzata e dimenticata da oltre 20 anni: meglio chiudere con mod AA9 e relative sanzioni oppure aspettare la chiusura d’ufficio in automatico senza sanzioni come da decreto correttivo della delega fiscale in tema di semplificazioni? agenzia entrate ha preso decisioni?