Partita Iva precompilata: cos’è, come funziona e come cambia dichiarazione

partite iva

Altre novità in arrivo per il popolo speranzoso, martoriato e ansioso delle Partite Iva. Composto da una eterogeneità di persone: da quelli che hanno avviato un’azienda con tanti dipendenti a quelli che hanno messo su un negozio coltivando una passione. Passando per chi è stato costretto ad aprirla altrimenti non sarebbe stato assunto a chi fa attività sporadiche ma ha superato la soglia prevista. Ognuno ha la propria storia, i propri problemi, le proprie speranze e i propri successi. Ma per tutti potrebbe arrivare la Partita Iva precompilata. Sulla scia del 730 precompilato, quello che lentamente si sta facendo strada non con qualche immancabile difficoltà tecnica e disinformazione.

La Partita Iva precompilata potrebbe arrivare in un paese che fa ancora fatica a digitalizzarsi o ad avviare la fatturazione elettronica. Eppure il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, e in questi giorni, nell’ambito di una audizione alla Commissione parlamentare avente come argomento il “livello di digitalizzazione e innovazione delle pubbliche amministrazioni”, ha ribadito l’obiettivo: far sì che la dichiarazione precompilata faccia un altro salto di qualità, venendo prevista pure per le Partite Iva. Sostituendo così l’ormai obsoleta Pec con l’identità digitale.

L’annuncio peraltro arriva nei giorni della scadenza del termine entro cui pagare le rate della definizione 2016 (prevista dal decreto fiscale dello scorso anno) scadute e non versate a luglio, settembre e novembre 2017.

Sommario

Partita Iva precompilata cos’è

Cos’è la Partita Iva precompilata? Già in un precedente articolo sulla Legge di Bilancio 2018, avevamo anticipato il possibile arrivo della Partita Iva Precompilata. Dal prossimo anno, per i titolari di partita IVA in contabilità semplificata, come professionisti, autonomi, artigiani, commercianti, che scelgono in via autonoma di comunicare gli acquisti e compensi mediante le fatture elettroniche, sono previste molte semplificazioni a cominciare dalla dichiarazione IVA precompilata. Ma anche per la dichiarazione dei redditi precompilata, le informazioni per i prospetti periodici e per le bozze dei modelli F24 finalizzati al pagamento delle imposte.

Ma soffermiamoci sulla dichiarazione IVA precompilata. Si tratta di una dichiarazione Iva con dati precompilati dall’Agenzia delle Entrate, che ottiene mediante l’incrocio dei dati della fattura elettronica 2018, delle liquidazioni IVA, e tante altri dati in suo possesso. La Partita Iva precompilata sarà possibile grazie all’introduzione della fatturazione elettronica tra privati. Infatti, da luglio 2018, parte l’obbligo dell’e-fattura per le imprese nel settore carburanti mentre dal 2019, scatta l’obbligo per tutti i titolari di partita IVA. In questo modo tutto finirà nelle fauci affamate dell’Agenzia delle entrate italiana e diventerà di sua conoscenza. Così si eviteranno pagamenti a nero che sfuggono ai rendiconti fiscali. O almeno, questo è quanto spera il Governo italiano.

Comunque, anche i titolari di Partita Iva avranno i loro benefici. Infatti, saranno esulati da alcuni adempimenti fiscali molto impegnativi (e diciamolo pure, scoccianti) quali la tenuta dei registri IVA e lo spesometro.

Partita Iva precompilata come funziona

Come funziona la Partita IVA precompilata 2018? La dichiarazione IVA precompilata funziona proprio come la dichiarazione IVA 2018 trasmessa per via autonoma tra il 1° febbraio ed il 30 aprile 2018. Obbligatoria per i titolari di partita IVA. Fra le 2 dichiarazioni c’è però una differenza:

  1. Prima dichiarazione: deve essere compilata dal contribuente o dall’intermediario
  2. Bozza di dichiarazione Iva precompilata che il Fisco italiano compila utilizzando i dati ricavati dal suo database, in cui sono presenti i dati della fatturazione elettronica.

La Legge di Bilancio 2018 prevede che dall’anno prossimo l’Agenzia delle Entrate predisponga la bozza di dichiarazione Iva e quella dei redditi con i relativi prospetti e calcoli, ma anche i prospetti periodici di liquidazione Iva e le bozze dei modelli F24 di versamento, ivi comprese le compensazioni. La novità riguarderà inizialmente professionisti, commercianti, artigiani, imprenditori individuali in regime di contabilità semplificata. I quali dal prossimo anno decideranno di aderire all’opzione della fatturazione elettronica e all’invio dei dati degli acquisti e compensi all’Agenzia delle Entrate. Poi dal 2019 il meccanismo entrerà a regime obbligatoriamente. Il vantaggio di aderire per via spontanea potrebbe essere quello di capire già come funziona il meccanismo, ed essere preparati quando sarà obbligatorio.

Chi può beneficiare di Partita Iva precompilata

Chi può beneficiare della Partita Iva precompilata? Tutti i titolari di partita IVA, ovvero le seguenti categorie professionali:

  • professionisti
  • commercianti
  • artigiani
  • imprenditori individuali

Partita Iva precompilata requisiti

Quali sono i requisiti per entrare nella Partita Iva precompilata? I seguenti:

chi opta per la fattura elettronica e, in virtù di ciò, all’invio all’Agenzia delle Entrate dei dati relativi ai compensi e agli acquisti.

Tali categorie professionali che aderiranno all’iniziativa di informatizzazione delle pratiche fiscali, potranno contare sull’assistenza online dell’Agenzia delle Entrate. Inoltre, otterranno dall’Agenzia delle Entrate i seguenti documenti:

  1. prospetto di liquidazione periodica Iva
  2. bozza di dichiarazione annuale dell’Iva e della dichiarazione dei redditi con i relativi prospetti riepilogativi dei calcoli effettuati
  3. bozze dei modelli F24 di versamento con le imposte da versare, compensare o richiedere a rimborso

Partita Iva precompilata vantaggi

Quali sono i vantaggi di aderire alla Partita Iva precompilata? I seguenti:

  • esonero dallo spesometro 2018, che dal prossimo anno dovrebbe tornare ad essere un adempimento annuale e non più trimestrale
  • esonero dalla presentazione degli elenchi Intrastat acquisti e cessioni
  • esonero dalla comunicazione dei dati di contratti stipulati da società di leasing, locazione e noleggio
  • esonero dalla comunicazione delle operazioni di cessione di beni dalla Repubblica di San Marino verso l’Italia
  • rimborsi prioritari del credito Iva, entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione Iva annuale
  • riduzione di un anno dei termini di accertamento fiscale

Partita Iva precompilata critiche

Il popolo della Partita Iva non sembra entusiasta all’idea di avere una Partita Iva precompilata. Anzi, non mancano le voci contrariate. Soprattutto per l’eterogeneità di cui prima. Sebbene l’esperimento del 730 precompilato per dipendenti e Cu per autonomi sembra funzionare. Almeno stando a quanto asserisce l’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, critica è Emiliana Alessandrucci, presidentessa del Colap, l’associazione che rappresenta i lavoratori autonomi. La Alessandrucci è infatti scettica sul fatto che «quello che va bene ai dipendenti possa star bene anche agli autonomi». Peraltro, continua la Alessandrucci, per quanto concerne «l’emersione del nero non si possono avere riscontri e non c’è una facilitazione accettabile».

Comunque, scetticismo a parte, i dati in possesso dell’Agenzia e l’esperienza maturata con il 730 consentono ad oggi di sviluppare lo stesso meccanismo anche per altri tipi di adempimenti fiscali. Tuttavia, occorrerebbe anche l’entrata in vigore della fatturazione elettronica tra privati, che partirà dal prossimo gennaio 2019. Infatti essa, in connuvio con lo spesometro trimestrale, consentirebbe uno screening quasi perfetto delle dichiarazioni che potrebbe sostenere il passaggio alla precompilata.

Se è vero che si dice favorevole «a tutto ciò che modernizza il Paese» Sergio Giorgini, vicepresidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, ritiene che sia impossibile nascondere che l’Italia non sia l’Estonia. Vale a dire il Paese più informatizzato e cablato d’Europa. Ciò in quanto, prosegue Giorgini, sono ancora troppe le zone italiane che non hanno internet o patiscono comunque un segnale internet debole. Quindi si rende necessaria l’opportunità di svolgere uno studio di fattibilità preventivo sulla concreta possibilità di realizzare il progetto.

Giorgini ritiene altresì che ai piccoli e micro imprenditori italiani, i quali già versano in condizioni di gravi difficoltà economiche, «non si possono pure aggiungere le difficoltà operative che nascerebbero con la fattura elettronica». Pur ammettendo che il progetto sia del tutto «condivisibile ma da attuare con gradualità e prudenza».

Non mancano poi punzecchiature da parte dei commercialisti, i quali, con siffatti sistemi informatici e automatici, sarebbero di fatto tagliati fuori. Alza la voce ad esempio Massimo Miani, presidente dei commercialisti: «Non bisogna dimenticare che i dati dei 730 precompilati sono arrivati grazie a noi» sostiene. Poi ricorda come, quando la fatturazione elettronica entrerà in vigore, ci sarà ancora bisogno della categoria che egli rappresenta. Al fine di dare il giusto supporto alle piccole e medie imprese poco abituate al digitale. Infine, ritiene che, se è vero che da un lato ritiene che sia positivo che l’Agenzie delle entrate punti a migliorare le attività di servizio e consulenza, dall’altro sostiene che debba rimanere prioritario condurre la lotta all’evasione fiscale.

Quante Partite Iva ci sono in Italia

Quante Partite Iva ci sono in Italia? Il popolo delle partite Iva è rappresentato da:

  • Persone fisiche
  • Persone giuridiche (società di persone e di capitali)
  • Categorie diverse quali: 1. Professionisti 2. Commercianti 3. Artigiani 4.

Una platea che, come dicevamo nell’incipit, è altamente eterogenea. Ha scopi, obiettivi e trattamenti fiscale, previdenziale e assistenziale diversi. In Italia sono, secondo i dati fermi al 2016, circa 8,2 milioni le partite Iva esistenti. Circa 6,2 milioni le partite Iva attive. Circa 3,9 milioni le partite Iva di persone fisiche (lavoro libero professionale e autonomo in senso stretto) così distribuite:

  • circa 2,2 milioni le partite Iva delle professioni non organizzate in ordini e collegi
  • circa 1,1 milioni le partite Iva delle professioni organizzate in ordini e collegi
  • circa 600mila le false partite Iva

Sono circa 1,9 milioni i professionisti iscritti in 27 ordini e collegi che generano circa il 6.6% del PIL. Circa 3,5 milioni di professionisti non organizzati in ordini e collegi di cui circa 1 milione iscritti in circa 1500 associazioni professionali. I quali generano, secondo i dati presenti in rete, il 9% del Pil a livello individuale ed il 21% con le aziende collegate.

Partita Iva organizzazioni rappresentanti

Quali sono le organizzazioni rappresentanti le Partite Iva? Diverse. Vediamole di seguito:

1. Confassociazioni – acronimo di Confederazione Associazioni Professionali In Italia – conta ben 273 associazioni delle professioni non organizzate ad ordini e collegi. Dichiara di rappresentare circa 460mila professionisti di cui il 40% a partita iva come persona fisica o giuridica. Dichiara altresì di non voler avere associazioni del settore socio-sanitario o comunque border-line. Vanta più di 122mila imprese con una dimensione media di 4,5 dipendenti.

2. Coordinamento Libere Associazioni Professionali

Dichiara di rappresentare 197 associazioni professionali delle professioni non organizzate in ordini e collegi. Di cui molte appartenenti al settore socio-sanitario.

3. CNA Professioni – Branch di CNA, Confederazione Nazionale Artigianato, dedicata alle professioni non ordinistiche. Dichiara di rappresentare 26 associazioni professionali

3. Confprofessioni – Confederazione Libere Associazioni Professionali

Dichiara di rappresentare 18 associazioni delle professioni organizzate in ordini e collegi e 1 associazione delle professioni non ordinistitche. Per un totale di circa 1,5 milioni di professionisti. Si presume che si tratti di iscritti agli ordini di riferimento (quindi iscrizione obbligatoria e non volontaria), relativi ad enti bilaterali derivanti dal contratto degli studi professionali. Possiamo dire che quindi consiste in un lavoro di mero maquillage dato che un conto sono gli iscritti su base volontaria, un conto sono i dipendenti degli studi professionali, calcolati all’interno del sistema.

4. Confcommercio Professioni – Branch di Confcommercio

Dichiara di rappresentare solo 7 associazioni professionali.

5. Acta

Dichiara di rappresentare circa 500 professionisti individuali provenienti dal mondo Free lance.

6. Alta Partecipazione

Il Sito di questa organizzazione è inaccessibile da più di 3 anni e rimanda all’Associazione XX Maggio, collegata al PD. Non sono chiare quali siano le associazioni aderenti. Sul web è possibile trovare soprattutto news riguardanti i giovani del PD (sebbene non sia chiaro se siano effettivamente professionisti) e altre associazioni come ad esempio Tutelare i lavori o la stessa XX Maggio. Non si conosce il numero complessivo degli iscritti e quante siano le Partite iva associate

Popolo Partite Iva in calo

Il Popolo delle partite Iva sta facendo registrare un calo già da qualche anno. Stando ai dati diramati dall’Osservatorio delle Partite Iva messo in piedi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel mese di luglio 2017, ad esempio sono state aperte 37.706 nuove partite IVA. Ma facendo registrare una flessione dell’1,1% rispetto a luglio 2016. Il calo riguarda le società di persone per un -15,2%, mentre per le persone fisiche del -4%. Va meglio per le società di capitali, che fanno registrare un icremento che sfiora il 10%. Gli incrementi maggiori li registra la Valle d’Aosta (+26,2%), la Sicilia (+15,4%) e la Liguria (+11,4%). Mentre i cali maggiori li fanno registrare Basilicata (-53,2%), Molise (-17,4%) ed Emilia-Romagna (-7,6%).

Riguardo le persone fisiche, la divisione di genere è in pratica uguale, con il 62,4% di P.I. aperte da soggetti di sesso maschile. Riguardo l’età, il 47,4% riguarda i giovani fino a 35 anni e il 33% a soggetti tra 36 e 50 anni. Rispetto al luglio 2016 si registra un incremento di nuove P.I. al crescere dell’età (dal -5,8% della classe più giovane al +5% della più anziana). Curioso poi il dato che il 17,8% delle nuove partite IVA a luglio sia nato all’estero. E ciò vuol dire maggiore fiducia nel nostro Paese. Riguardo la ripartizione territoriale, il 42% delle nuove partite iva si concentra al Nord, il 23% al Centro ed il 35% tra Sud ed Isole.

Riguardo i settori produttivi, è il commercio a registrare il maggior numero di aperture di partite IVA (20,6%), poi le attività professionali (14,5%) e le costruzioni (8,9%). Gli incrementi più significativi, rispetto a luglio 2016, si rilevano nelle attività immobiliari (+12,5%), trasporto e magazzinaggio (+12%) e nei servizi informativi (+10,5%). invece, i cali maggiori si registrano nell’agricoltura (-11,6%), nel commercio (-8,7%) e nell’istruzione (-7,4%).

La flessione registrata lo scorso luglio non deve sorprendere. Dal 2004 al 2014 il calo delle Partite Iva è stato di circa un milione di unità. A fine 2004 erano circa 6 milioni e 300 mila, dieci anni anni dopo sono 5 milioni e 300 mila. Ed è stata la categoria lavorativa che ha più sofferto la crisi partita nel 2008 e che ha cambiato radicalmente il mondo economico. In effetti, ad inizio 2000 si registrò un notevole aumento dei possessori di Partita Iva, dovuto soprattutto al vento politico del periodo. Al Governo c’era il centrodestra, che creò una certa illusione che la libera professione e l’imprenditorialità potesse essere la strada giusta per avere un futuro. Ed invece i fatti si sono rivelati tutt’altri.

Una parte del crollo è dovuta al fallimento di tante aziende. Nel 2014 sono fallite 15.600 imprese, contro i 9400 del 2009. A farne le spese però anche collaboratori non dipendenti, consulenti, direttori commerciali e soci. Sta crescendo invece il popolo legato alla Partita Iva iscritta al regime dei minimi, quindi sotto la quota di reddito di 30mila euro annui. Sono lavoratori che spesso si presentano in ufficio come dipendenti, ma che poi sono pagati con il saldo della fattura. Tanti altri si trovano in un’area grigia di precarietà ed elevata dipendenza dal committente, che spesso è unico. Dipendenti mascherati che non hanno diritto a malattie ferie, maternità, legge 104 (permessi retribuiti per l’assistenza a parenti disabili) o licenza matrimoniale. I loro guadagni sono poi molto bassi. Secondo una stima del 2013, il loro compenso lordo medio era di 18.640 euro, vale a dire 8.670 netti annui, 723 euro netti mensili. Utili solo per chi vive ancora coi genitori e almeno può badare a se stesso per le spese extra (palestra, uscite serali, viaggi, benzina, acquisto abiti).

Di contro però, della stessa misura, ovvero di circa un milione di unità, e nello stesso periodo, sono cresciuti i lavoratori dipendenti. Un paradosso e una sconfitta per i vate del lavoro autonomo. Ma tutti hanno una cosa, molto triste in comune: pochi diritti e tanta precarietà.

Popolo Partita Iva più a rischio povertà

Un allarme è poi arrivato dalla CGIA di Mestre sempre lo scorso luglio: le famiglie più a rischio povertà sono proprio quelle che vivono con un reddito da lavoro autonomo. Nel 2015, un quarto di questi nuclei familiari ha vissuto al di sotto della soglia di rischio povertà calcolata dall’Istat. Per i nuclei in cui il capofamiglia ha come reddito principale la pensione, invece, il rischio si è attestato al 21%, e per quelle con uno stipendio da lavoro dipendente al 15,5%. Quindi a rischiare di più sono le famiglie di piccoli imprenditori, artigiani, commercianti, liberi professionisti e soci di cooperative. Il ceto medio produttivo, insomma.

Il reddito delle famiglie avente come fonte principale il lavoro autonomo, ha subito secondo gli ultimi rilevamenti (dal 2008 al 2014) un taglio di oltre 6.500 euro (facendo registrare quindi un -15,4%). Ed impietoso è ancora il confronto col reddito dei lavoratori dipendenti, rimasto quasi uguale (facendo registrare solo un -0,3). Meglio va per i pensionati e quanti hanno potuto godere dei sussidi (di disoccupazione, di invalidità e di istruzione), visto che sono stati protagonisti di un +8,7% pari a +1.941 euro.

Tra un po’ si potranno fare raffronti e capire se le nuove agevolazioni appannaggio dei possessori di Partita Iva avranno portato una crescita dei liberi professionisti e un loro miglioramento economico.

Responsabilità: L'autore dell'articolo pubblicato su webeconomia.it esprime le sue libere opinioni in merito alle analisi in oggetto. Dichiara che tutte le considerazioni fatte all'interno del post e le eventuali altre analisi sugli strumenti finanziari (valute, azioni, criptovalute, materie prime) sono soggettive e non devono essere considerate come incentivi e raccomandazioni di investimento. Le analisi e le quotazioni degli strumenti finanziari sono mostrate al solo scopo di informare e non per incentivare le attività di trading o speculazione sui mercati finanziari. Lo staff di webeconomia.it e gli autori degli articoli non si ritengono dunque responsabili di eventuali perdite di denaro legate ad attività di invstimento. Lo staff del sito e i suoi autori dichiarano di non possedere quote di società, azioni o strumenti di cui si parla all'interno degli articoli. Leggendo i contenuti del sito l'Utente accetta esplicitamente che gli articoli non costituiscono "raccomandazioni di investimento" e che i dati presentati possono essere non accurati e/o incompleti. Tutte le attività legate agli strumenti finanziari e ai mercati come il trading su azioni, forex, materie prime o criptovalute sono rischiose e possono comportare perdita di capitali. L'Utente, quindi, solleva lo staff di webeconomia.it e i suoi autori dalla responsabilità di qualunque perdita o danno subito legato ad attività di investimento che scaturisce dalla consultazione dei dati contenuti nel sito.

LEAVE A REPLY